Per Ranucci non sembrano esserci prospettive drastiche come sospensione o licenziamento, ma potrebbe finire alle dirette dipendenze dell’ad

(Lisa Di Giuseppe – editorialedomani.it) – «Il Tg3», «No, Rainews», «Macché, alla fine gli creeranno una posizione ad hoc». Sono le ore del liberi tutti in Rai: le supposizioni sul futuro del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, che martedì è tornato a incontrare «la sua gente» alla presentazione del suo nuovo libro, lievitano di ora in ora. C’è chi ingigantisce e chi minimizza, il telefono senza fili distorce quel poco che c’è di vero: tutto è ancora appeso, almeno formalmente, all’esito del supplemento d’indagine del comitato etico Rai. Difficilmente, però, arriverà a formulare un parere così duro da giustificare atti drastici, ragionano ai piani alti di viale Mazzini.
Ranucci martedì ha detto al Corriere della sera che l’azienda «può fare quel che vuole». Ieri il suo legale Roberto De Vita ha invece messo le mani avanti spiegando che «motivazioni inerenti una “incompatibilità ambientale” attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima». Insomma, ogni iniziativa «sarebbe inquinata da falsità».
Ma le eventuali decisioni drastiche – dal licenziamento alla sospensione – avrebbero anche altre ricadute. Il timore è che, così come Valter Lavitola ha ipotizzato di produrre Report per poi venderlo alla Rai come faceva Michele Santoro con i suoi programmi, Ranucci possa prendere ispirazione dal conduttore di Annozero per fare causa all’azienda e vedersi reintegrare. Santoro ottenne il reintegro dopo l’editto bulgaro di Berlusconi, ma le circostanze delle due vicende non sono necessariamente sovrapponibili: l’inventore di Samarcanda, per dirne una, non intratteneva amicizie con un faccendiere dalla fama paragonabile a quella di Lavitola.
In ogni caso, in una situazione in cui Palazzo Chigi già da tempo non è soddisfatto della gestione della Rai, l’inciampo supremo sarebbe quello di allontanare Ranucci soltanto per ritrovarselo di nuovo in azienda nel pieno della campagna elettorale. E allora serve una soluzione che lo allontani da Report ma lo tenga comunque in azienda, «possibilmente soddisfatto tanto da non fare causa» è il ragionamento. Ma lo spazio di manovra è stretto.

Le possibilità
Ranucci infatti è vicedirettore ad personam degli Approfondimenti, una carica che – per evitare di offrire appigli in termini di demansionamento – andrebbe confermata ovunque dovesse essere ricollocato. Peraltro, è un vicedirettore “ingombrante”: improbabile che finisca al fianco di un uomo di destra. Il meglio attrezzato per riceverlo dunque, ragionano al settimo piano, potrebbe essere Pierluca Terzulli, il direttore “di sinistra” del Tg3. In alternativa, resta «il centro sociale di Saxa Rubra» (copy di un dirigente con simpatie meloniane), Rainews: dopo l’addio di Paolo Petrecca nessun uomo di Giampaolo Rossi si è voluto avvicinare. A dirigere la all news c’è Federico Zurzolo, considerato gradito a FI: è vero che Ranucci è passato da quella testata, ma sembra improbabile ci possa tornare.
Altra opzione è quella dell’incarico “a disposizione dell’amministratore delegato”. Una formula che descrive il “parcheggio” dei direttori entrati in rotta di collisione con la governance: il caso più recente è quello di Giuseppe Carboni, che, dopo essere stato sostituito alla direzione di Rai Parlamento, è finito “alle dirette dipendenze” di Rossi come tanti altri prima di lui. Una situazione che comunque garantisce la stabilità della retribuzione, che resta spesso vicina al tetto dei 240.000 euro. Dettagli di trasparenza da non sottovalutare in tempi in cui da viale Mazzini filtrano i compensi – anche quelli di poche decine di migliaia di euro – dei collaboratori partita Iva di Report.
La prassi prevede poi che entro tre mesi l’azienda presenti tre proposte tra cui il dipendente “a riposo” può scegliere. Ma anche in questo caso l’azienda rischia: se le proposte non arrivano, si apre un ulteriore appiglio per la causa. C’è il precedente di Carboni a illuminare la via: l’ex direttore del Tg1 ha accusato la Rai di demansionamento. Insomma, nessuna strada è priva di pericoli per i dirigenti di rito meloniano, ma quella che attualmente sembra accogliere maggior favore – anche per questioni di tempistiche – è la scrivania alle dirette dipendenze di Rossi. La decisione definitiva non dovrebbe comunque arrivare prima della fine della settimana: nel frattempo, la maggioranza continua a infierire sul conduttore in difficoltà.
Raffaele Nevi di FI si chiede se il canone abbia finanziato «una futura possibile campagna elettorale del conduttore di Report», il presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone (FdI), annuncia un’interrogazione sull’atteggiamento di Ranucci e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi chiede polemicamente se il conduttore sappia «quanti figli di altre famiglie ha fatto soffrire». Il ferro va battuto finché è caldo.
Una mandria di sciacalli popola questa maggioranza della minoranza degli italiani votanti….
Al peggio non c’è mai fine!
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