Vista la crescita robusta del suo movimento, è la parte economica la più interessante del programma, anche se meno appariscente

(di Francesco Bei – repubblica.it) – I programmi dei partiti, almeno in Italia, valgono quello che valgono, cioè poco, e spesso è molto meglio così. Ma, al di là delle proposte strampalate, queste raccolte possono tuttavia essere utili per capire dove quel partito vuole andare e, soprattutto, quali sono le sue ambizioni, i suoi obiettivi, quanto grande è il pubblico a cui si rivolge. La pubblicazione del programma di Futuro nazionale offre da questo punto di vista diversi spunti di riflessione. Certo, quelle che saltano subito all’occhio sono alcune idee che sembrano trarre ispirazione dai Flintstones di “Wilma dammi la clava” o direttamente dai simpatici nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers. Ci si potrebbe fermare qui e si potrebbe liquidare il tutto con una risata, d’altronde il materiale abbonda. C’è la battaglia per abolire il reato di femminicidio e ripristinare il sano e vecchio «patriarcato mediterraneo» (è scritto proprio così), «volto alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne». Si possono anche citare, sempre ai fini del buonumore, i nuovi criteri per la concessione della cittadinanza italiana, che prevedono, tra l’altro, «livello di lingua C1, con esami scritti e orali», con il che bisognerebbe togliere la cittadinanza a mezzo Parlamento italiano.
Eppure, vista la crescita robusta del movimento di Vannacci, è la parte economica la più interessante del programma, anche se meno appariscente. Ed è proprio qui che si comprende come le intenzioni dell’ex generale e dei suoi seguaci, siano serie e molto diverse da quelle dei vari partitini neofascisti di cui pure l’Italia pullula. Su una questione centrale, come il rapporto con l’Unione europea e con la moneta unica, le idee sono meno scontate e prevedibili. Se persino la Lega e Fratelli d’Italia, prima dell’assunzione di responsabilità di governo, si baloccavano tranquillamente con l’Italexit e il ritorno alla lira, Futuro nazionale non si lancia in salti mortali senza rete. È questo che rende l’operazione più furba e in fondo più pericolosa: traspare la preoccupazione di non spaventare i moderati, il tentativo di presentarsi come una forza responsabile, capace di intercettare le preoccupazioni del ceto produttivo del Nord. «In questa materia — avvertono gli estensori del programma vannacciano — non c’è spazio per tifoserie come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni». Dunque che fare? Fn suggerisce la strada di «una revisione organica dei Trattati», ma «condotta con perizia» e «senza ledere il lavoro e la produttività del Paese». Niente avventure, sembra di capire, visto che «oggi la possibilità di una revisione delle regole comuni europee non può ignorare quanto nel frattempo sopravvenuto e le condizioni reali di esercizio dell’azione politica». Insomma, l’Ue è qui per restare e pure l’euro. Fn, è precisato ulteriormente, «non propone come primo strumento di rilancio della sovranità l’uscita diretta dell’Italia dall’Ue». In alternativa si suggerisce di puntare al ritorno alla Cee, come mero spazio di mercato, e, a livello politico, si guarda a una sorta di Ue sovranista, sotto forma di «cooperazione» con i Paesi dell’Europa centrale «culturalmente terzi rispetto al modello orientale della Russia e al modello occidentale americano e anglofrancese». Quanto alla moneta unica, «il prezzo che pagheremmo per una uscita fatta a prescindere e senza strategia potrebbe portare, specialmente nell’immediato, ad una serie importante di danni». Bye-bye ritorno alla lira. I vannacciani lo chiamano «il realismo della complessità».
Un altro aspetto che colpisce è la distanza dalle scelte trumpiane, con una decisa benevolenza verso l’Iran che ricorda certe fascinazioni del Msi almirantiano. C’è la «condanna dell’attacco alla Repubblica dell’Iran», il cui islam sciita «non è caratterizzato da alcuna velleità di espansione califfale in Europa». Anche Israele è tenuto a distanza, si ritiene che «gli Stati occidentali debbano tornare a difendere i propri interessi, senza assecondare le richieste dello Stato ebraico». C’è naturalmente tutto quello che si aspetta che ci sia in un programma vannacciano, a partire dal ritorno a rapporti amichevoli con la Russia e l’invito «a considerare la possibilità di recedere dai Trattati internazionali, compreso il Trattato del Nord Atlantico». Ma, in fondo, anche la politica estera a cui si guarda, più dal Cremlino sembra ispirata dalla Prima repubblica e al suo oscillare tra Est e Ovest. Con il rimpianto per le «geometrie variabili di Giulio Andreotti» nel conflitto israelo-palestinese, per la mediazione «tra Russia e Stati Uniti portata avanti da Berlusconi» e per «le mosse di Bettino Craxi». Che era socialista d’accordo, ma persino quell’altro famoso “statista”, all’inizio, lo era.
Se lo scrivente l’ articolo oltre a preoccuparsi delle fesserie del generali si preoccupasse delle sue si sarebbe accorto che il reato di femminicidio è una boiata pazzesca. È come dire che se ammazzi una donna è più grave che se ammazzi un uomo . E allora se ammazzi un bambino ? Poi ci lamentiamo di quelli al governo che si sono inventati il delitto nautico ….
"Mi piace""Mi piace"
“Il femminicidio è l’uccisione di una donna MOTIVATA da discriminazione, odio, dominio, possesso o pregiudizio legato al genere. A differenza di un comune omicidio, evidenzia un MOVENTE strutturale e culturale di matrice patriarcale, spesso legato al rifiuto della donna di sottomettersi o alla volontà di limitare la sua libertà.”
Non tutti gli omicidi di donne sono femminicidi, perché la sua specificità non è data dal sesso, ma dal MOVENTE.
"Mi piace"Piace a 2 people
Cara Anail, non tutti lo capiscono.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Già 😞
"Mi piace""Mi piace"
ecco ll’intelligenza al contrario 🤬🤬🤬🤬🤬🤬
povera itaglia!!!!
"Mi piace"Piace a 1 persona