(Estr. dell’articolo di Giulia Cerasoli – “Chi”) – Giorgia Meloni, la nostra presidente del Consiglio, si sta godendo qualche giorno di vacanza con la figlia Ginevra al mare, ma ci ha concesso un’intervista esclusiva a 360 gradi sulle vacanze degli italiani, turbate dal pensiero delle difficoltà economiche del momento, sui temi del rientro, sulla sua agenda politica complessa ma anche sulla sua forza e sulla sua stanchezza, sull’avvenire e soprattutto sulle domande scomode di sua figlia che, come accade a ogni mamma, le stanno molto a cuore.
Domanda. Sono appena iniziate le ferie degli italiani. Vacanze preoccupate, perché il rientro potrebbe riservare, a causa di guerre e restrizioni energetiche, sorprese non piacevoli per il bilancio delle famiglie. Come pensa il governo di arginare gli effetti di questa situazione?
Risposta. «Ovviamente comprendo la preoccupazione, che è anche la mia. Ma finora il governo è sempre intervenuto tempestivamente per dare una mano. Gli ultimi decreti per cercare di abbassare il costo del gasolio rappresentano un unicum in Europa. Nessun altro governo europeo è intervenuto così.
Poi, certo, se durasse o peggiorasse ancora, dovremmo immaginare soluzioni nuove. Ma il punto è che non siamo restati e non resteremo a guardare. Quindi, a chi parte dico di godersi le vacanze: il nostro lavoro, anche ad agosto, è fare in modo che il rientro sia il più leggero possibile, tenuto conto delle condizioni».
D. A proposito di vacanze, lei ne fa poche. Quest’anno ha cominciato con qualche giorno in Sardegna. alla Maddalena, dove proseguirà, sempre con sua figlia Ginevra?
R. «Da qualche parte in Italia, che rimane il posto più bello del mondo, ma non le dico dove, e non perché sia un segreto di Stato, ma per necessità di normalità. Cercare di riposare qualche giorno con i giornalisti che stazionano davanti alla tua porta e i fotorafi arrampicati sugli alberi non è facilissimo. Per carità, fanno il loro lavoro, ma quei giorni sono l’unico momento in cui posso essere soltanto una mamma come tutte le altre, e cerco di difenderli come posso». […]
D. Lei è un presidente con molti primati, ma è anche la prima premier donna che gira il mondo, spesso con sua figlia al seguito. C’è ancora chi si meraviglia di queto fatto normalissimo, che offre un segnale positivo a tutte le donne e mamme che desiderano conquistare posti di responsabilità. Quali reazioni hanno i suoi omolohi nel mondo quando la vedono scendere dalla scaletta dell’aereo con Ginevra?
R. «Guardi, non amo tenere Ginevra sotto i riflettori, quindi non è che lei giri il mondo “al seguito”: ci sono occasioni, poche, in cui la porto con me, soprattutto quando magari sto fuori tre o quattro giorni, come farebbe qualsiasi mamma. Ma rispetto agli impegni che ho non lo faccio spesso, anche per non farle perdere giorni di scuola.
Quando capita, i miei omologhi e le altre autorità che incontro sono sempre divertiti, ma non direi sorpresi; la reazione più bella è invece quella delle altre donne che incontro, che mi fanno un cenno d’intesa.
È un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Dopodiché, se questa immagine dice a una ragazza che non è vero che deve scegliere tra essere madre e avere una carriera, allora sono contenta che si veda». […]
D. Ha smesso di fumare, ha cambiato pettinatura ed è impeccabile in ogni occasione istituzionale, senza mostrare segni di stanchezza. Dopo quattro anni da premier, qual è il suo segreto?
R. «La stanchezza c’è. Non so se davvero non si veda, ma io la sento eccome, a essere sincera. Il fumo l’ho lasciato. Aver ripreso a fumare era stata, per me, una sconfitta insopportabile. E sono felicissima di essere riuscita a liberarmi del vizio una volta per tutte.
Perché ora so, meglio di prima, che il segreto è non avvicinarsi mai più a una sigaretta. Quindi, sono decisa a non cascarci di nuovo. Detto questo, io non ho alcun segreto. Mi stanco come tutti, sono fallibile come tutti. Ma sono certamente una persona determinata. Penso che la cosa importante sia sapere perché fai le cose. Quando una cosa ha un senso per te, trovi l’energia anche quando pensavi di non averne più».
D. Nei pochi giorni che avrà di vacanza, le tre cose a cui non potrà rinunciare.
R. «Un romanzo, perché durante l’anno ho da leggere così tanti documenti che non ho più tempo per la lettura di quello che mi piace. Le carte del burraco, nella speranza di riuscire a vincere qualche partita, perché da Natale in poi è stato un disastro.
E il tempo lento con mia figlia, senza un orologio che detta i minuti, o senza doverle dire di no quando mi chiede di giocare. Tre cose semplici. Ma forse è proprio la semplicità che manca quando fai questo lavoro».
D. Gli ultimi dati confermano che il turismo è in grande ascesa nel nostro Paese, amatissimo dagli stranieri. Però c’è il rischio della desertificazione dei centri storici delle città d’arte, a causa del commercio di bassa qualità e delle valanghe di trolley che spingono i residenti ad andarsene. Avete in mente una strategia per evitarlo, senza danneggiare il turismo?
R. «Ha toccato un punto vero: il rischio è amare l’Italia fino a consumarla. Non voglio città d’arte che diventano vetrine senza abitanti, con i residenti costretti ad andarsene e le botteghe storiche sostituite dalla paccottiglia.
La desertificazione viene da molto lontano, da decenni di scarsa visione, mancanza di programmazione e scelte sbagliate, che hanno visto proliferare minimarket e negozi di cianfrusaglie, a scapito delle botteghe storiche, dei negozi di vicinato e dei servizi per i residenti.
Il turismo è una ricchezza enorme, ma va governato, trovando un equilibrio tra residenzialità e ricettività. Ecco perché, tra le altre cose, abbiamo regolato gli affitti brevi, stiamo lavorando insieme ai Comuni per combattere l’abusivismo e ci stiamo occupando di aiutare il commercio di qualità e l’artigianato, che sono quei presidi di autenticità che rendono meravigliosi i nostri territori».
D. Si parla di un rimpasto di governo, ipotizzato per il 20 settembre, per riportare Salvini al Viminale, con altre novità.
R. «Matteo sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa, che è quella delle infrastrutture e dei trasporti, che richiede un impegno enorme, e lo sta facendo con una dedizione incredibile. Dall’altro lato, anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo in un ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta.
So che la gente si aspetta di più su questo, ma con pazienza e costanza stiamo costruendo e consolidando risultati importanti e strutturali anche su questi fronti. Dal crollo degli sbarchi alla diminuzione degli omicidi, dei furti, delle rapine e dei femminicidi. Fino al rafforzamento dei presidi sul territorio, a partire da quelli nelle stazioni e alle misure a sostegno delle forze dell’ordine. Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città».
D. Roberto Vannacci è un problema o una risorsa?
R. «Nessuno dei due. Non un problema, perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra». […]
D. Parliamo di Ginevra. Quali sono i timori di mamma Giorgia per sua figlia, oggi che sta crescendo e presto non sarà più una bimba che si nasconde dietro la mamma?
R. «L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla vita di Ginevra e della sua generazione è forse la cosa che mi preoccupa di più. Mi preoccupa che viva in un mondo nel quale non si distingue più cosa sia vero da quello che non lo è; che l’avvento dell’intelligenza artificiale possa sensibilmente ridurre il numero dei lavoratori; che loro smettano di pensare, di darsi delle risposte e si limitino a fare le domande a una macchina.
Temo che – come genitori – non siamo attrezzati per capire come tutto questo possa impattare. I social, l’uso degli smartphone, la vita ormai sempre più filtrata dallo schermo. La politica prova a dare risposte a questi temi: in Parlamento si discute la proposta di vietare i social ai minori di 16 anni.
È un bene che se ne parli, ma ho l’impressione che le nostre risposte non siano ancora sufficientemente efficaci. E mi preoccupa, ora che Ginevra sta andando verso l’adolescenza, che un domani io possa essere troppo distratta e non accorgermi che qualcosa non va. Non riuscire a starle abbastanza accanto, mentre affronta l’età più difficile».
D. Ora che è più grande le farà domande sempre più impegnative sul suo lavoro. Quali?
R. «Me le fa già e, a volte, sono più difficili di quelle dei giornalisti: i bambini vanno diritti al punto, senza diplomazia. Mi chiede perché ho scelto questo lavoro, perché devo lavorare così tanto, se quello che faccio serve davvero. Qualche volta mi ha chiesto perché il mio lavoro veniva prima di lei, e mi ha fatto venire il cuore come una nocciolina. A volte mi chiede perché alcune persone parlano male di me.
Cerco di risponderle con sincerità e con parole che possa capire. Non le nascondo, ad esempio, che il mio lavoro divide, ma cerco di insegnarle che si può essere in disaccordo restando persone perbene. E che non deve avere mai paura di dire, e di difendere, quello che pensa. Il rispetto è uno dei valori più importanti che possa insegnarle, insieme alla libertà e al coraggio che serve per essere davvero liberi». […]

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al fine di creare una fidelizzazione con i propri adepti e per vestirsi degli abiti dei loro governati, i governanti di quest’epoca ci “deliziano” anche l’estate del “dramma” di essere sottoposti a chissà quali vessazioni o infamanti accuse e, nel contempo, motivati dalle più alte e nobili motivazioni per garantire ai governati benessere e prosperità, costruendo una immagine di persona normale con gli stessi problemi di tutti. Per fare ciò è indispensabile che i mass media costruiscano la narrazione coerente. Naturalmente, nessuno chiede cosa significa che un governante vada in ferie e cosa accade del governo in quel periodo. Domande elementari in una democrazia reale le cui risposte potrebbero fornire indizi sulla loro assoluta inutilità in quanto essi non decidono nulla in autonomia per tre ragioni fondamentali: ignoranza, incapacità e sudditanza. Attraverso questa intervista l’underdog esprime in maniera plastica e brillante queste tre ragioni.
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