SALVINI E LE TENSIONI NEL PARTITO COSÌ PONTIDA ORA DIVENTA UN TEST
(di Cesare Zapperi – il Corriere della Sera) – Forse mai come nel direttivo lombardo di venerdì scorso Matteo Salvini si è sentito ripetere, con toni e parole diverse, l’invito a passare la mano. È il segno di settimane, se non di mesi, difficili per la Lega, in calo di consensi e alla ricerca di nuovi spazi politici a fronte dell’arrembante ascesa di Futuro nazionale dell’ex vicesegretario Roberto Vannacci. Sullo sfondo, sempre più vicino, un raduno di Pontida che questa volta rischia di trasformarsi in un crocevia decisivo per le sorti del partito.
Salvini aveva inusualmente convocato il direttivo lombardo proprio per cercare un chiarimento con i malpancisti e per ripartire, proprio dal sacro suolo bergamasco con «una squadra rinnovata» come da suo annuncio, alla conquista di quella doppia cifra che considera ancora alla portata di mano. Ma l’esito della riunione non è stato proprio in linea con gli auspici.
Perché se è vero che raramente si è udito invocare le dimissioni di un leader, certo è stata una primizia assoluta sentire, nel sancta sanctorum leghista di via Bellerio, una vicesegretaria federale, Silvia Sardone, derubricare l’Autonomia differenziata, una delle battaglie fondative del Carroccio e comunque l’unica riforma approvata dal centrodestra in questa legislatura, come qualcosa «che non interessa nulla alla gente».
Parole che sono suonate sacrileghe nei giorni in cui si ricorda Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega federalista scomparso 25 anni fa. Il ministro agli Affari regionali e alle autonomie Roberto Calderoli, da anni impegnato in un faticoso e logorante lavoro di tessitura di una tela ancora non completata del tutto, ha subito rimbrottato la deputata europea (mentre il segretario non ha fatto un plissé) con parole forti, ricordandole en passant la diffidenza nei confronti di quelli che cambiano partito con facilità (Sardone proviene da Forza Italia). […]
Nelle intenzioni di Salvini tutto avrebbe dovuto rimanere confinato nei poco confortevoli ambienti della sede leghista. Ma il passaparola ha preso il sopravvento e di bocca in bocca ha portato all’esterno i contenuti di un dibattito in cui è parsa evidente la spaccatura tra il gruppo dirigente del partito (da Salvini a Sardone, passando per i deputati Luca Toccalini, Paolo Formentini fino alla ministra Alessandra Locatelli) e i quadri lombardi.
In particolare, si sono fatti sentire quattro dirigenti locali: i segretari provinciali Fabrizio Sala (Bergamo) e Roberta Sisti (Brescia), i sindaci Renato Pasinetti (Travagliato) e Giovanmaria Flocchini (Pertica Alta). In comune, seppur declinato con argomentazioni diverse, un ragionamento diretto al leader Salvini: «Il partito è in caduta libera, serve un cambio al vertice». C’è chi ha parlato di stanchezza, chi di scelte sbagliate (quella di puntare su Roberto Vannacci).
A supporto è intervenuto l’ex deputato bergamasco Daniele Belotti, ricordando come Umberto Bossi e Roberto Maroni, pur in due situazioni ben diverse, avvertirono la necessità di farsi da parte per il bene della Lega. In silenzio il governatore lombardo Attilio Fontana (ma le sue uscite critiche sono state numerose), polemico in stile curiale il segretario lombardo Massimiliano Romeo. […]
LEGA, FONTANA GUIDA LA FRONDA “SALVINI FACCIA UN PASSO DI LATO”
(di Gabriella Cerami – la Repubblica) – La miccia l’ha accesa una vecchia conoscenza di Salvini. «Matteo, non sei più credibile, devi lasciare». È stato Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato leghista non più ricandidato dal capo, a dare il via alla rivolta della base lombarda al direttivo regionale del Carroccio. Con lui altri quattro dirigenti al grido di «dimissioni». Così le segreterie provinciali di Bergamo, Brescia e Varese, alcuni sindaci e assessori regionali hanno chiesto esplicitamente al segretario di farsi da parte.
Del resto, almeno una ventina dei trentuno interventi succedutisi venerdì scorso nella sede di via Bellerio a Milano sono stati assai polemici nei confronti del leader che pure aveva convocato la riunione proprio per sedare malumori e insofferenza dell’ala lombarda. Ormai vero epicentro del malcontento. Una rivolta, non più silenziosa, guidata dal governatore Attilio Fontana e dal coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo. […]
I presenti raccontano che anche Fontana ha preso la parola. Il governatore, per ragioni di diplomazia, non ha chiesto un passo indietro ma ci è arrivato molto vicino: «La Lega deve tornare di lotta e di governo e per far questo serve un passo di lato del segretario affinché si allarghi la leadership».
Il clima è da notte delle “scope” di maroniana memoria. Cinque dirigenti sono andati dritti verso la richiesta di dimissioni, senza troppe sfumature. Non solo Belotti quindi, ma anche il segretario bergamasco Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta (Brescia) Giovanmaria Flocchini e il sindaco di Travagliato, Renato Pasinetti.
Critica nei confronti del segretario anche la deputata Simona Bordonali che infatti non ha firmato la lettera contro il coordinatore regionale Massimiliano Romeo, il quale ha chiesto, in conclusione, «un profondo rinnovamento». Il capogruppo della Lega al Senato e Fontana si muovono insieme.
I parlamentari lombardi salviniani, dodici su sedici, prima del direttivo di venerdì avevano chiesto con una lettera di poter partecipare ai lavori delle direzione. Cosa che non è mai successa prima e che Romeo non ha accettato. La missiva è stata la mossa tentata da Salvini per bilanciare, a favore suo, un direttivo regionale che ormai gli ha voltato le spalle e che gli chiede di dimettersi.
Il segretario, in quarantacinque minuti di discorso, ha parlato di opere pubbliche e dei risultati portati a casa per il Nord grazie al suo ruolo di ministro dei Trasporti e della infrastrutture. Così ha provato sedare la fronda che in Lombardia sembra avere la maggioranza. E infatti la risposta è stata: «Non basta». E qualcuno gli ha fatto notare che così sta trascurando il partito, dunque avrebbe bisogno di un supporto.
Conti alla mano, se i due terzi degli interventi sono stati contro Salvini, la restante parte ha provato a sostenere il vicepremier. Tra questi, la ministra Alessandra Locatelli, il capo dei Giovani Luca Toccalini, il capogruppo al Pirellone Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini. Il ministro Roberto Calderoli ha ricordato che il congresso è stato fatto un anno fa e che forse era allora che si sarebbero dovute avanzare queste istanze.
[…] Prima dello storico incontro, fissato per il 20 settembre, è in agenda anche un altro appuntamento: a Roma, l’8 e il 9 settembre alle Officine Farneto. La chiamano la pre-Pontida nel senso che sarà un momento di passaggio tra la rivolta leghista e ciò che verrà. Ed è qui che il segretario dovrà dare delle risposte, concedere almeno una gestione collegiale o per dirla con le parole di Romeo a Repubblica: «Una squadra» in vista delle politiche.
Salvini ci sta pensando. Si sente forte del fatto che, almeno per il momento, non sia emerso un nome alternativo, che possa sfidarlo per la guida del partito: ma nello stesso tempo sa che non può arrivare a Pontida con una Lega spaccata e senza un’idea. La clessidra per lui sembra correre sempre più veloce.




Un partito di lotta e di governo, cioè seduto al timone della barca Italia e contemporaneamente contestatore della rotta.
Ma è un partito questo?
Ma come fai a votare chi come dogma ti prende per i ciapp?
"Mi piace""Mi piace"
l’ occasione per cambiare l’ italia l’ ha avuta nel governo giallo verde dove in un anno sono stati fatti tanti provvedimenti per il bene del paese e delle fasce deboli della popolazione ma lui era stato mandato da Berlusconi (ricordo la pacca sulle spalle che gli diede quando stava per accettarre di far nascere il governo)per affossare i 5 stelle e poi arrivo’ il 30 per cento che gli diede alla testa.Da quel momento la parabola e’ stata discendente.Come politico e’ finito oramai tutti gli danno solo del chiacchierone.🤔
"Mi piace"Piace a 2 people