La risposta della segretaria del Pd

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Trattano su una risoluzione unitaria, per dimostrare che sono una coalizione anche sulla politica estera: in qualche modo. Ma intanto i due leader che potrebbero giocarsela nelle primarie se le danno di santa ragione. Perché dopo l’intervento a piedi uniti di domenica di Giuseppe Conte – “il nodo delle armi all’Ucraina lo scioglieremo con le primarie” – Elly Schlein risponde dritta. A botta calda aveva mandato avanti il fidatissimo Igor Taruffi, responsabile Organizzazione dem, per ribadire che il programma e i gazebo sono cose diverse. Ma in un lunedì di sospetti incrociati è la segretaria a ribattere, parlando con il Tg3: “Non funziona così: prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la sua coalizione e non solo il proprio partito”.
Sillabe chiare: il vincitore nei gazebo non può pretendere di portare a casa tutto. Replica con cui la dem mostra a tutto il suo partito di non voler subire la linea dall’avvocato. Ma a Conte può perfino fare comodo, perché riconosce l’importanza delle primarie. Però anche se Schlein minimizza – “Ora non perdiamoci in discussioni tra noi” – il duello a distanza non è un buon viatico in vista delle comunicazioni del ministro dell’Economia Giorgetti sullo scostamento di bilancio, in programma domani mattina alla Camera. Per l’occasione i progressisti, cioè Pd, 5Stelle e Avs, vorrebbero raggrumarsi su un testo comune e non andare in ordine sparso, come d’abitudine. Ma non è facile. I dem chiedono al Movimento uno sforzo: “In un momento come questo, dobbiamo apparire uniti”. Anche e innanzitutto sul tema del riarmo, che dovrebbe essere il centro del testo unitario. Ma il condizionale è assolutamente d’obbligo, perché sulla risoluzione c’è ancora moltissimo da lavorare. E il primo nodo resta il Safe, lo strumento finanziario europeo che eroga prestiti da destinare a investimenti militari. Inaccettabile per i 5S. Indispensabile per l’ala destra del Pd: utile per i vertici del partito, “a patto che non si adoperi per aumentare le spese militari, ma per utilizzare meglio gli stanziamenti già previsti” è il sostanziale punto di caduta. Anche se nella chiacchieratissima intervista al Foglio sul tema, Elly Schlein aveva di fatto svicolato. Però la risoluzione impone ai progressisti di trovare una formula. Lasciando da parte il fastidio del Pd per le frasi di Conte, ieri manifestato anche dal senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme per i dem: “Temi delicati come la politica estera vanno affidati al confronto tra i partiti per trovare punti di sintesi”. Ma sul testo alla Camera, come trovarli? Per il Pd almeno un accenno al Safe dovrebbe esserci, declinandolo come un sì a uno strumento che può favorire la difesa comune europea: concetto che va bene anche a Conte. Ma per i 5Stelle la parola Safe resta comunque un tabù. Per questo spingono per un testo secco, che respinga in toto la voglia di riarmo del governo, magari insistendo anche sulle contraddizioni dentro la maggioranza proprio sulla quantità di miliardi da destinare agli investimenti militari. Un documento asciutto e d’attacco, insomma.
Dopodiché sulla trattativa in corso influiscono anche altri fattori. Perché se Schlein non può sembrare troppo conciliante alla destra dem, guidata dal presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, anche Conte e i suoi devono tenere conto del fattore Di Battista, contrarissimo agli aiuti a Kiev come agli investimenti militari. Certo, che l’ex deputato 5S scenda in campo è ancora tutto da vedere. Come già raccontato dal Fatto, Di Battista correrebbe nelle Politiche solo dopo aver trovato alcuni nomi di richiamo con cui irrobustire le liste. Ma Conte non può lasciargli campo su temi su cui tutto il M5S è compatto. Ieri anche una voce talvolta dissonante con l’avvocato come Chiara Appendino è andata in suo sostegno: “Continuare a puntare sulla sconfitta militare della Russia è folle oltre che rischiosissimo. Ben vengano le primarie”. E saluti al Pd.
Il muro dem anti-gazebo per fregare anche Elly: l’ipotesi di una lista Draghi
Le correnti del Nazareno per Salis a tavolino

(di Luca De Carolis) – A spingere l’avvocato al rilancio sono stati quei movimenti dietro le quinte, a cui accenna da giorni. Colloqui e macchinazioni vere o presunte, che vorrebbero evitare le primarie. In cui viene tirato in mezzo sempre il suo primo avversario, Mario Draghi, al quale secondo certi sussurri di palazzo avrebbero chiesto – o vorrebbero chiedere – di guidare una lista centrista alle Politiche.
Mescolare il tutto, e si spiega il Giuseppe Conte muscolare di domenica scorsa: “Il tema delle armi all’Ucraina lo scioglieremo con le primarie”. E la traduzione la fa un big del Movimento: “Giuseppe continua a fiutare operazioni contro le primarie e per questo le invoca”. Tanto più, prosegue il contiano, “che a questo punto converrebbero anche a Elly Schlein, perché nel Pd in tanti lavorano per non mandarla a Palazzo Chigi…”. Così ecco l’intervento contiano. “Nulla di nuovo nella sostanza” dicono dal Movimento, perché “Conte ha detto più volte che una coalizione non è progressista se fa la stessa politica di Meloni e Draghi”.
Dopodiché, sostengono sempre dal M5S, l’ex premier “è convinto che un governo alternativo a Meloni debba essere investito da un forte consenso, per imporre una svolta negoziale”. Chiaramente, è la chiosa, “alcuni punti fondamentali dovranno essere condivisi, ma ciò non è incompatibile col fatto che la linea di indirizzo politico verrà caratterizzata da chi sarà chiamato a guidare il progetto”. Insomma, urgono primarie. I 5S sono convinti che il lavorìo anti-gazebo sia forte soprattutto nel Pd, per normalizzare sia l’avvocato che la segretaria dem, promuovendo terze opzioni a tavolino. E la più facile resta Silvia Salis, la sindaca di Genova che in autunno presenterà un suo libro, e che alcuni big del Pd – Dario Franceschini, innanzitutto – vedrebbero benissimo come sfidante di Giorgia Meloni. Non è un caso che Conte chieda di tenere le consultazioni “entro l’anno”. Non vuole dare tempo a Salis di rafforzare una sua candidatura. Ma un big della segreteria dem sbuffa: “Giuseppe tira troppo la corda, e poi su Draghi c’è chi millanta…”. Il riferimento è a Matteo Renzi, che con l’ex governatore di Bankitalia ha effettivamente contatti, e non manca di dirlo in giro. Il fu rottamatore è attivissimo. Al punto che, raccontano, non esclude di candidarsi nelle primarie, per rappresentare l’area di centro. Ieri su X ha esortato: “Non sono d’accordo con Conte, ma andiamo alle primarie e che vinca il migliore”.
E Schlein? Un veterano dem la mette così: “La segretaria sa che nel Pd temono l’Opa di Conte sul partito in caso di una sua vittoria, o che il partito si sfasci. Lei invece oscilla: in certi giorni sente di poter battere chiunque, in altri teme rischi e contraccolpi”. Umorale, come il Pd.
Ma di quale accordo parla De Carolis ? In guerra o ci vai o non ci vai . Il mega riarmo o lo fai o non lo fai . A Zelenski o continui ad armarlo e finanziarlo o non gli mandi più niente. Quindi ,se si dovesse fare un accrocco per presentarsi apparentemente uniti ,molti elettori lo capirebbero e si inczazzerebbero a ragione. Ben farebbe a quel punto Di Batista o chi per lui a presentare un opzione chiara e limpida : attuazione dei principi costituzionali alla lettera senza se e senza ma.
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I dem chiedono al Movimento uno sforzo. Secondo me l’unico sforzo che i 5STELLE debbono fare è mandare a quel paese il PD è correre da soli.
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Grandi firme bei discorsi, ma ci sono gli interessi dei pochi che, devono essere tutelati, quindi Draghi, presidente della repubblica, e programma pre elettorale stravolto, il giorno dopo le elezioni, pacchi di carta firmati e controfirmati, il giorno dopo diventano d’incanto igienica. “Noi vi amiamo, non dovete temere”.
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