Le piazze contro il resort trumpiano. Due mesi. La gente non molla e manifesta pure per il fallimento delle politiche sociali del governo Rama

L’Albania ha il suo stretto: vuol darlo a ricchi stranieri

(estr. di Alessandro Di Battista – ilfattoquotidiano.it) – […] Da 65 giorni consecutivi gli albanesi scendono in piazza. Lo fanno di notte, di giorno, con 40° e con la pioggia. A Tirana sono iniziati gli arresti. La polizia ha predisposto un doppio cordone intorno al Parlamento e chi prova a forzarlo viene caricato su auto che diventano bersaglio di lancio di uova e ortaggi balcanici. Ma non è la polizia il nemico. Al contrario i manifestanti ricordano agli agenti che “ladri e criminali” sono all’interno dei palazzi istituzionali, non in mezzo a chi marcia per un’Albania più pulita. Mai questa terra orgogliosa, ma ahimè abituata a ogni sorte di oppressione, aveva visto così tanta tenacia. Ci sono anziani che si sdraiano sulle strade per bloccare il traffico, famiglie con carrozzine, professionisti che lasciano gli uffici del Blloku, ai tempi della dittatura di Enver Hoxha l’area residenziale destinata alla nomenclatura del Partito del Lavoro d’Albania e oggi la zona più vivace della città. E poi studenti, ambientalisti, disoccupati. Una piazza straordinariamente eterogenea come eterogenee sono le ragioni della protesta.

Il via libera dato da Edi Rama, premier albanese da 13 anni, a Jared Kushner e Ivanka Trump, figlia del tycoon, per la realizzazione di resort di lusso sull’isola di Sazan e sulle spiagge incontaminate di Zvërnec è stato il classico detonatore, ma l’esplosivo è stato accumulato negli anni ed è fatto di povertà, corruzione, sistema sanitario al collasso, disparità sociale, classe media inesistente. I giovani scappano e le culle si svuotano. Dal 2001 al 2023 il tasso di fertilità si è dimezzato: da 2,13 figli per coppia a 1,21. Chi ne ha le possibilità va in Italia, Germania, Austria e tra i manifestanti c’è chi pensa che l’emigrazione sia un preciso obiettivo governativo: meno albanesi, più stranieri, ovviamente ricchi, a godersi il “Paese delle aquile”.

[…] Kushner ha scoperto Sazan nel 2021 quando a bordo del panfilo di Nat Rothschild, finanziere e membro della storica famiglia di banchieri, ha circumnavigato l’isola. Sazan oltretutto è un luogo strategico, non a caso l’isola venne occupata dai Romani, dai veneziani, dagli Ottomani, dal Regno d’Italia, dai nazisti e dai sovietici i quali, durante la Guerra fredda, vi istallarono una base per sommergibili. D’altronde soltanto 70 miglia separano Sazan da Otranto e oggigiorno pare più determinante controllare gli stretti che disporre dell’arma atomica.

Kushner per di più non è soltanto un imprenditore. È inviato speciale di Trump in Medio Oriente, fa affari con le monarchie del Golfo e con Israele, ha interessi nelle colonie in Cisgiordania ed è colui che ha presentato il piano immobiliare per la “Nuova Gaza”, resort di lusso su macerie e fosse comuni. Negli Epstein files viene definito da una fonte dell’Fbi come “il vero cervello dietro Trump”. Non solo, nel 2021, Alan Dershowitz, avvocato del tycoon e di Netanyahu, ha “candidato” Kushner al Nobel per la pace per il suo lavoro sugli Accordi di Abramo, accordi tra Israele e le petromonarchie arabe principali finanziatori di Affinity Partners, la società d’investimento dello stesso Kushner che dovrà realizzare e gestire i resort.

Pare che Edi Rama abbia parlato con Kushner per la prima volta del maxi-progetto proprio sullo yacht di Rothschild, un fatto imbarazzante per il leader del Partito socialista d’Albania e figlio di Kristaq Rama, storico deputato all’Assemblea del Popolo in epoca comunista, nonché scultore di fiducia del dittatore Hoxha.

[…]

Oltretutto Affinity Partners ha recentemente investito in Phoenix Financial, un colosso israeliano che possiede azioni in Elbit Systems, il principale produttore di armi dello Stato ebraico. I giovani albanesi lo sanno e l’Albania, o meglio la popolazione albanese, sostiene apertamente la causa palestinese.

Il fatto che politici e uomini d’affari stranieri possano controllare per decenni una delle sponde del Canale d’Otranto, luogo strategico anche per il passaggio di gas, dovrebbe interessare i politici italiani. In Albania si scende in piazza per l’economia, per l’ambiente, per abbattere maggioranza (Rama) e opposizione (Berisha) viste come due facce di una stessa medaglia fatta di affarismo, ma soprattutto si manifesta per la sovranità di un Paese i cui abitanti vorrebbero vivere e prosperare a casa loro, proprio come i fenicotteri e i pellicani dalmati minacciati dai progetti della famiglia Trump e da un sistema turbo-capitalista mascherato da social-democrazia che spinge i giovani a fuggire e gli anziani a provare addirittura nostalgia per gli oscuri anni del comunismo.