(estr. di Eugenio Mazzarella – ilfattoquotidiano.it) – […] È sconcertante la malcelata soddisfazione per le difficoltà del Movimento 5Stelle che si legge nella penna di pochi opinionisti dopo il ritorno sulla scena di Beppe Grillo a contestare a Conte lo “scippo” del Movimento e il “tradimento” della sua ispirazione originaria. E più in generale il tifo quasi che si avverte nella grande stampa per un ritorno in campo di Grillo, magari aiutato dal più “barricadero” e populista dei giovani che ha portato in parlamento, Alessandro Di Battista, per affossare o almeno indebolire Giuseppe Conte in vista delle prossime politiche. A non farci mancare niente, si assiste anche alla rivalutazione della soluzione “personale”, molto personale, che Luigi Di Maio ha trovato al fallimento della sua scissione dal Movimento alle scorse politiche, e al suo ritorno al realismo dopo le ingenuità degli inizi, con annessa “abolizione della povertà”. Che questo tifo lo faccia la stampa dei partiti di governo è ovvio, comprensibile, legittimo. Ci sta persino qualche compiacimento interno al Pd per un competitor fastidioso nel campo alternativo al governo Meloni, anche se, numeri alla mano, un ridimensionamento di Conte nelle urne ad opera di un partito dei grillini della prima ora sarebbe puro masochismo. E ridicolo credere che sarebbero recuperabili alla coalizione progressista (è molto più probabile che questo riesca alla Meloni con Vannacci). Ma perché tutta questa strisciante avversione ai 5Stelle di Conte, che appare quasi un’avversione di sistema, sull’onda lunga del non accordo elettorale voluto da Letta alle ultime politiche che spianò la strada al successo della Meloni? Prima di esporre l’idea che mi sono fatto di questo incongruo mood che nel dibattito sulla grande stampa coinvolge i 5Stelle di Conte, mi preme fare qualche premessa. Ho per tempo sostenuto, a varie riprese, che Beppe Grillo e Casaleggio padre sono stati dei benemeriti della democrazia italiana. Con genio, intuito, anche istrionismo, hanno portato o riportato a ragione politica, alla partecipazione elettorale milioni di italiani, dandogli o ridandogli cittadinanza nelle urne. Hanno capito che il populismo – che certo hanno usato come arma di sfondamento per imporsi sulla scena – porta con sé ragioni di popolo inevase dalla politica. Altra cosa è il deficit “populista” con cui hanno mancato molte risposte alle ragioni popolari che pure avevano individuato: l’aver confuso semanticamente, e nella pratica politica, “l’uno vale uno” come istanza dell’eguale dignità di ogni persona e di ogni cittadino, con l’uno vale uno, che non è vero, delle competenze che servono a dare soddisfazione proprio all’uno vale uno dell’istanza morale e politica generativa del Movimento. […] È stato un peccato che Grillo, venuto meno purtroppo Casaleggio, non abbia saputo sciogliere in positivo questo equivoco. E bisogna dare atto a Giuseppe Conte di averlo fatto con relativo successo, istituzionalizzando il Movimento, salvandone parte significativa del voto ed ancorandola ad una prospettiva di governo progressista del Paese. Motivo per cui se si capisce il risentimento personale di Grillo, poco si comprende il risentimento di “sistema” che circonda in non pochi ambienti i 5Stelle. Con la malcelata speranza che il loro consenso si assottigli, si ricollochi altrove o se ne torni nell’astensione. O forse lo si capisce troppo bene. La creatura di Grillo, anche nella versione Conte, e forse ancor più nella versione Conte, rende meno controllabile – dal lato progressista – la normalizzazione dell’allineamento della politica italiana a determinati “poteri forti” nazionali e transnazionali. Ai loro fini rende più difficile la stabilizzazione del Paese, “chiunque vinca”, su linee strategiche su cui non si vuole (o si ritiene di non poter) arretrare: fermo ancoraggio al neoliberismo, depressione del “pubblico” e favor ai privati nei servizi essenziali, allineamento internazionale alla smobilitazione bellicista del diritto internazionale e ai suoi interessi “imperiali” (che poco o niente ci convengono) ed economici. Se posso permettermi una richiesta a Grillo (che nasce dall’apprezzamento per quanto ha fatto per questo Paese), non torni in campo per contrastare Conte e il Movimento. Torni se vuole per dare una mano invece, e così la darà al campo progressista e al Paese. Torni ai suoi inizi in questo senso.