Per otto elettori su dieci del Carroccio gli immigrati sono un pericolo. Chi vota per i partiti di centrosinistra chiede un Paese più aperto

Migranti nuotano attraverso il confine tra Ceuta e il Marocco

(di Ilvo Diamanti – repubblica.it) – ROMA – Gli immigrati costituiscono un problema, in Italia e non solo, come si può osservare in questi giorni segnati dalle polemiche che hanno coinvolto la Spagna, dove il passaggio degli stranieri dal Marocco è divenuto un caso che va oltre i confini nazionali e scuote l’Europa. Compresa l’Italia, dove la questione degli “stranieri” ha una storia lunga e dura. Da decenni, in particolare da quando la Lega ne ha fatto un argomento, anzi, “l’argomento” politico principale su cui ha costruito il suo consenso politico.

La Lega delle origini, infatti, era un soggetto politico autonomista e territoriale. Collegato ad alcune aree e regioni. Soprattutto del Nord. Veneto e Lombardia, in particolare. In seguito, però, si è nazionalizzata. E la sua attenzione si è spostata sulla difesa dei confini. Dallo “straniero”. Una definizione che, nel tempo, si è allargata. Perché straniero è divenuto tutto ciò che supera i nostri “confini”, appunto. Il nostro mondo.

Il sondaggio condotto di recente da Demos rileva come nel nostro Paese la domanda di controllare i confini sia costante negli anni. E, comunque, “relativamente” minore. Relativamente, perché prossima, comunque, al 40%. Mentre la quota di coloro che pensano che i nostri confini andrebbero maggiormente controllati supera di poco il 60%. Tuttavia, è significativo osservare come la domanda di controllo dei confini sia aumentata negli ultimi anni. Riflesso delle guerre che riguardano Paesi e aree coinvolte da quel conflitto. Non solo per le conseguenze economiche e geo-politiche, ma perchétutte le guerre si svolgono in diretta. Davanti ai nostri occhi. Le guerre, d’altronde, suscitano preoccupazione e paure. E le paure alimentano gli ascolti. Fanno spettacolo. E lo spettacolo della guerra non finisce mai.

È invece interessante osservare come l’inquietudine sollevata dagli immigrati abbia raggiunto l’indice più elevato degli ultimi 20 anni. Difficile trovare e individuare una spiegazione precisa e definita. Se non che in tempi nei quali la globalizzazione incombe in modo inquietante, un fenomeno che riflette e interpreta la globalizzazione diviene a sua volta inquietante. Più di prima.

Ciò che emerge dal sondaggio di Demos per Repubblica è la conferma di un duplice legamenella percezione dei cittadini, tra l’immigrazione, il sentimento di in-sicurezza e la visione del mondo. Gli immigrati, infatti, de-finiscono il nostro rapporto con il mondo. Ne marcano i confini. E, dall’altra parte, segnano il nostro rapporto con gli altri. Di conseguenza, assumono un preciso significato politico.

Se osservammo la visione dei confini da una prospettiva politica, anzi, di partito, la chiave di lettura è chiara. Riflette in larga misura le distanze, in parte le fratture, che attraversano lo spazio politico tra destra e sinistra, fra centro-sinistra e centro-destra. Il consenso verso l’apertura delle frontiere, infatti, raggiunge il livello più elevato fra gli elettori vicini ad Avs, +Europa, Pd. Quindi Itala Viva. Mentre scende sensibilmente nella base di FI e, ancor più, di Lega, FdI e Futuro Nazionale.

Si tratta di un profilo analogo a quello che emerge quando si valuta la percezione degli immigrati in chiave politica. In questo caso, infatti, quasi otto persone su 10, nella base della Lega, ritengono gli immigrati “un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico”. Ma questo parere è condiviso da oltre sette simpatizzati su 10 di Futuro Nazionale, FdI, FI. Per scendere sotto al 50% nella base degli altri partiti, toccando i livelli più bassi fra chi sostiene il Pd e Italia Viva.

Gli immigrati, dunque, dividono il Paese. Ne alimentano l’insicurezza. Al di là e oltre la realtà. Vera o presunta.

Di seguito il link al sondaggio con le tavole di Demos