La Lega è una polveriera. Correnti, veleni e sponde che cambiano di giorno in giorno stanno trasformando la vigilia di Pontida in una resa dei conti. Tre blocchi si contendono il partito: i governatori nordisti, i salviniani a oltranza e una zona grigia che per ora osserva, pronta a schierarsi quando converrà

(Marco Antonellis – lespresso.it) – La Lega è una polveriera. Correnti, veleni e sponde che cambiano di giorno in giorno stanno trasformando la vigilia di Pontida in una resa dei conti. Tre blocchi si contendono il partito: i governatori nordisti, i salviniani a oltranza e una zona grigia che per ora osserva, pronta a schierarsi quando converrà.
Il fronte dei territori è il più organizzato: governatori, ex ministri, un capogruppo cauto alla Camera e diversi ex leghisti che, pur avendo lasciato il partito, continuano a fare sponda con gli autonomisti attraverso comitati e iniziative parallele. Più della metà dei parlamentari, si racconta nei corridoi, non si riconoscerebbe più nella linea attuale, pur senza dirlo apertamente. Il punto di riferimento economico di quest’area resta il titolare del Mef, descritto da chi lo conosce come un uomo di solida cultura pragmatica, capace di dire le cose come stanno ma sempre nelle sedi opportune, mai in pubblico.
Sul fronte opposto si compattano gli irriducibili: un manipolo di deputati inflessibili e i fedelissimi storici del segretario, tra cui chi in queste settimane raccoglie consensi per una promozione a capogruppo al Senato, al posto di chi è ritenuto ormai troppo defilato dalla linea ufficiale. Restano ai margini, ma vicini più all’area economica che al leader, alcuni nomi considerati neutrali; mentre chi ha sempre giocato con tutte le componenti ha già rassicurato gli oltranzisti sulle modifiche allo statuto del partito.
Il countdown porta al 19 settembre, vigilia del raduno sul pratone di Pontida, con tanto di pellegrinaggio simbolico all’abbazia e una pianta d’ulivo da mettere a dimora come gesto dichiarato di riconciliazione. Pochi, però, ci credono davvero: l’aria che tira è quella di una resa dei conti, non di una pacificazione. Tra i veterani della prima ora c’è chi non usa mezzi termini: il comando solitario avrebbe fatto il suo tempo, e il rischio concreto è che tutto finisca per essere trascinato via insieme al leader. Nella migliore delle ipotesi, si dice in giro, sarà un flop, con i militanti storici che diserteranno la piazza; nella peggiore ci saranno fischi. E c’è già chi scommette che questa sarà l’ultima Pontida guidata da questo segretario. L’ultima di Salvini.