Conte&C. ragionano sulle regole. E anche tra i dem già si dibatte sul “quando”

(di Luca De Carolis e Paola Zanca – ilfattoquotidiano.it) – “La mia comunità me lo chiede – dice Giuseppe Conte –, vorrebbe dare un contributo, partecipare”. Lui da tempo dice di essere “a disposizione” e loro, i 5 Stelle, si stanno già organizzando: “Le primarie saranno la nostra prima battaglia”, vanno già dicendo agli attivisti che “vogliono già costituire dei comitati per Giuseppe”. La grande partita per chi salirà a palazzo Chigi, se il centrosinistra dovesse sconfiggere Giorgia Meloni, è già cominciata. Non solo perché il Movimento è convinto che sia fondamentale “creare quell’onda di partecipazione per arrivare al voto”. Non solo perché l’ipotesi di un nome terzo, a cui pure Conte non sarebbe ostile a prescindere, proprio non si vede all’orizzonte. Ma anche perché perfino tra i dem avanza ormai la convinzione che – tramontata la via del “federatore” o del “garante”, impossibile da trovare – sarà complicato sottrarsi alla scelta popolare del leader della coalizione.
Perciò la discussione, seppure non ancora di pubblico dominio, si sta già spostando sul come. E sul quando. Come, innanzitutto: in caso di primarie il Movimento farà di tutto per ottenere che il voto si possa esprimere anche tramite web, “altrimenti il Pd, con la sua esperienza nel gestire i gazebo, sarebbe troppo favorito”. E poi bisognerà chiarire anche se tenere le primarie con uno o due turni. La prima opzione darebbe più possibilità a Conte, soprattutto se a correre non fossero solo lui e Schlein. La seconda dovrebbe dare più garanzie alla segretaria dem. Ipotesi. Di certo, la convinzione è che un buon risultato di Conte sia vitale anche per il voto del M5S nelle Politiche, per raggiungere quel 15% che sembra la soglia per dirsi contenti. Battere Schlein non sarebbe affatto facile, riconoscono i 5Stelle. Ma anche un risultato finale con Conte molto vicino alla dem sarebbe un buon viatico, anche per allargare il consenso elettorale del Movimento. D’altronde è anche questo lo scopo di Nova, la costituente del M5S che avrà il suo evento conclusivo a Milano il 18 e il 19 settembre, volutamente aperta a associazioni ed enti.
E qui viene il tema del quando: la convinzione nei 5 Stelle è che si debba fare presto. Le primarie in autunno, ragionano, permetterebbero una campagna elettorale più incisiva, meno frammentata. E i tempi rapidi – questo non è solo convinzione del M5S – eviterebbero di far “crescere” altre candidature, a cominciare da quella di Silvia Salis che prossimamente potrebbe approfittare della campagna promozionale del libro in uscita per aumentare visibilità e consensi in chiave nazionale. Però, c’è anche chi teme – soprattutto nel Pd – che le primarie “anticipate” possano lasciare scorie complicate da digerire: andare ai gazebo in primavera, a ridosso delle elezioni, eviterebbe mesi a rischio fratricidio.
Riflessioni che si intrecciano nel giorno in cui l’ex garante Beppe Grillo torna a scomunicare la sua creatura con un lungo post in cui accusa: “Il Movimento ha perso la sua identità e soprattutto la sua diversità: era nato per cambiare la politica, ma la politica l’ha cambiato”. Conte lo ha gelato: “Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi…”. E c’è chi non esclude, memore del tentativo dell’ex Mr Bce di “eliminare” Conte per mano di Grillo, che dietro l’improvviso ritorno di Beppe – oltre alle beghe giuridiche sul simbolo – ci possa essere proprio lo zampino di Draghi, particolarmente attivo nel dispensare consigli a sinistra. Altri, sono invece più colpiti dalla chiosa del post di Grillo: “Il M5S era nato per affrontare una serie di domande, poi si è occupato di se stesso. Ma le domande sono ancora fuori dei palazzi, e aspettano qualcuno che provi a rispondere”. Un assist alla discesa in campo di Alessandro Di Battista? Fonti vicine all’ex deputato smentiscono: “Totalmente falso, l’ultima volta che si sono sentiti è stato per gli auguri a Natale”.
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