Chi si oppone all’onda nera, in Italia come in altri paesi, sembra restare con la sola opzione di smarcarsi dall’accusa di tacere, giustificare la violenza di piazza, o proteggere assassini migranti o islamisti. Perché ovunque i problemi sociali sono già inquadrati nei termini imposti dalla destra nativista e autoritaria, ogni lettura dissonante, richiamo alla complessità o introduzione di distinguo è liquidata come inerzia, o complicità

(Giorgia Serughetti – editorialedomani.it) – Per effetto di un meccanismo che appare inarrestabile, ogni nuovo caso di cronaca che coinvolge temi politicamente sensibili, dall’immigrazione agli scontri di piazza, avvantaggia – almeno nei sondaggi – l’estrema destra.
Succede in Germania, dopo l’attentato al Christopher Street Day di Berlino. La comunità Lgbtq+ tedesca, bersaglio della violenza del ventunenne Abdul Ballout, prova a respingere la strumentalizzazione dell’accaduto volta a introdurre nuove strette su migranti e richiedenti asilo, ma la macchina della propaganda di destra funziona a pieno ritmo e non è facile da contrastare. Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland, attacca il governo Merz per la sua sottovalutazione dell’«islamismo», dichiarando: «Noi siamo pronti ad agire!». E i sondaggi premiano il partito, che a settembre potrebbe ottenere la maggioranza assoluta nel Land della Sassonia-Anhalt.
Succede similmente in Italia, dove la narrazione dominante della violenza, che sia legata alla microcriminalità o alla protesta organizzata, ne identifica le cause nei corpi estranei alla collettività: migranti, giovani “maranza”, stranieri che si infiltrano nei cortei, o ancora soggetti classificati come anti-nazionali e dunque pericolosi, quali i centri sociali o i movimenti ambientalisti. È questa la narrazione imposta della destra, in passato attraverso la propaganda d’opposizione e oggi da posizioni di governo, anche grazie al controllo di gran parte dei media.
Dopo gli scontri tra manifestanti No Tav e polizia in Val di Susa, e quelli di Bologna seguiti alla morte di Abderrahim Fakir nelle mani della polizia, la reazione energica di Giorgia Meloni a difesa delle forze dell’ordine avvantaggia Fratelli d’Italia nelle intenzioni di voto, insieme al partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale.

Chi si oppone all’onda nera, in Italia come in altri paesi, sembra restare con la sola opzione di smarcarsi dall’accusa di tacere, giustificare la violenza di piazza, o proteggere assassini migranti o islamisti. Perché ovunque i problemi sociali sono già inquadrati nei termini imposti dalla destra nativista e autoritaria, ogni lettura dissonante, richiamo alla complessità o introduzione di distinguo è liquidata come inerzia, o complicità.
Eppure, qualche elemento di complessità andrà pur tenuto in conto, se non si vuole cedere a semplificazioni che autorizzano misure sempre più illiberali. L’attentato di Berlino è davvero colpa di una politica fallimentare di “porte aperte” all’immigrazione? Il giovane Abdul Ballout, rimasto ucciso nella fuga, era tedesco, nato a Berlino nel 2005 da genitori libanesi. Cosa c’entrano le porte aperte? Non sarà più importante considerare le opportunità offerte e negate, il clima di crescente rifiuto che le persone con background migratorio respirano in tempi di propaganda sulla “remigrazione”, la rabbia per la complicità dell’Europa nelle violenze a Gaza e in tutto il Medio Oriente? Analizzare i fattori che possono esporre giovani vulnerabili al richiamo dell’islamismo jihadista non rende meno fermi nel rifiuto del terrorismo, ma più capaci di comprenderne le cause.

Per quanto riguarda i recenti dibattiti sulla “sicurezza” in Italia, la lettura che fa discendere dalla violenza di piazza la necessità di una maggiore repressione è l’unica possibile? Si potrebbe ben sostenere il contrario: che sia la strozzatura dei canali di partecipazione, la chiusura degli spazi sociali, la repressione a tutto campo del dissenso, a generare violenza. Tanto più dopo quattro anni di stretta autoritaria contro i movimenti di contestazione, nel nome di sempre nuovi “pacchetti sicurezza”.
Dietro la violenza politica, delle generazioni più giovani ma non solo, c’è la rabbia per l’esclusione democratica, l’ingiustizia, la riduzione forzata al silenzio. Questo la giustifica? No, prova a spiegarla. E avere il coraggio della spiegazione può far perdere voti nell’immediato, ma rappresenta l’unica sfida possibile all’egemonia del pensiero unico, la via d’uscita dal meccanismo che alimenta l’ascesa dell’estrema destra.