
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Il problema dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, in ultima istanza, è il problema dell’avvicinamento delle testate nucleari statunitensi alla Russia. In Italia questo problema non viene messo a fuoco perché il compito principale del sistema dell’informazione di uno Stato satellite è quello di indurre i cittadini a credere il falso manipolando l’opinione pubblica con la disinformazione per favorire il moto rotatorio intorno alla potenza dominante: la Casa Bianca.
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La materia è complessa e dobbiamo procedere con ordine.
Il Trattato sulla riunificazione tedesca, o Trattato sullo stato finale della Germania, firmato a Mosca il 12 settembre 1990, ha il proprio “cuore” geopolitico nel paragrafo 3 dell’articolo 5 che definisce lo statuto militare speciale per la Germania Est in cambio del ritiro delle truppe sovietiche. Gorbaciov ritirò il suo veto all’ingresso della Germania unita nella Nato, non al vertice di Washington del 30 maggio-3 giugno 1990, ma soltanto nel vertice di Arkhyz del 15-16 luglio 1990. Kohl promise a Gorbaciov, tra le altre cose, che il territorio della Germania Est non avrebbe mai ospitato armi nucleari. Questa promessa di Kohl è incastonata nel paragrafo 3 dell’articolo 5 del Trattato.
Cerchiamo di capire adesso come avvenga la manipolazione dell’opinione pubblica su questo tema. I modi principali sono due.
[…] In primo luogo, l’apparato intellettuale della Nato, la parte più corrotta del sistema dell’informazione, manipola gli italiani affermando che il problema della presenza delle armi nucleari Usa in Ucraina non esiste perché la Nato non ha mai discusso il loro schieramento in quel Paese martoriato. In realtà, la Nato non discute mai queste questioni con i cittadini. Gli Stati Uniti hanno trasferito in Italia alcune delle loro testate nucleari più avanzate nel marzo 2025, ma Guido Crosetto non ne ha mica discusso con gli italiani. Sono state trasferite e basta. Giorgia Meloni ha serrato le labbra su questo tema fino a farle sanguinare. Se l’Ucraina entrasse nella Nato, l’apparato intellettuale della Nato direbbe che Kiev può ospitare tutte le bombe che vuole sul proprio territorio.
In secondo luogo, l’apparato intellettuale della Nato manipola gli italiani confondendo le loro idee sulla sicurezza internazionale. Il tentativo di mantenere un’intera popolazione nell’infantilismo intellettuale, con slogan del tipo: “Ogni Stato fa quello che gli pare”, è una forma di manipolazione dell’opinione pubblica. Orbene, l’essenza della sicurezza internazionale non risiede nella lotta contro i pericoli reali, ma nella difesa dai pericoli potenziali. Entrando nella Nato, l’Ucraina potrebbe ospitare le armi nucleari americane. Ma se la Russia voleva prevenire questa possibilità nella Germania dell’Est nel 1990, come potrebbe accettare un simile pericolo potenziale in Ucraina nel 2026, dominato da tecnologia militare avanzatissima?
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Gli Stati Uniti e la Russia fanno a gara da decenni a chi arriva prima: è una gara a porsi nella condizione di colpire prima di essere colpiti. Se gli Stati Uniti possono condurre un attacco nucleare più rapidamente, la Russia è praticamente spacciata e deve vivere in una condizione di sottomissione permanente. E siccome, come insegna un maestro del pensiero liberale come Dahrendorf, nessuno ama subire gli ordini di un altro, la Russia non vuole la Nato in Ucraina perché non vuole porsi in una condizione di ricattabilità: “Ma la Nato non vuole colpire la Russia con le testate nucleari!”. Ecco, questa è la tipica frase del tipico manipolatore dell’opinione pubblica.