In Oltrepò Pavese la vendemmia 2026 è iniziata già il 28 luglio, con i primi grappoli di Chardonnay destinati alle basi spumante. Un anticipo eccezionale che racconta l’impatto sempre più evidente di caldo, siccità e cambiamento climatico sulla viticoltura italiana

(Fabiola Fiorentino – lespresso.it) – La vendemmia italiana ha rotto il calendario. Il 28 luglio, a Oliva Gessi, in Oltrepò Pavese, sono stati tagliati i primi grappoli di Chardonnay destinati alle basi spumante. Non era mai accaduto così presto in un territorio dove la raccolta cominciava, di norma, nella prima decade di agosto. A spingere le forbici tra i filari sono state le temperature elevate, che hanno accelerato la maturazione; a frenare l’ottimismo è invece la siccità, da cui dipenderanno soprattutto le rese.

L’Oltrepò, con circa 12 mila ettari vitati, inaugura così la vendemmia 2026 e diventa il punto più visibile di una trasformazione che da tempo attraversa il vino italiano. La data della raccolta non è soltanto un fatto agricolo: per secoli ha funzionato come un vero archivio climatico. I registri delle vendemmie, conservati in Europa fin dal Medioevo, sono stati usati dagli studiosi per ricostruire l’andamento delle temperature prima dell’epoca delle rilevazioni strumentali. Più caldo significa, in genere, fioriture, invaiature e maturazioni anticipate. Oggi, però, l’eccezione tende a farsi sistema.

La vendemmia è sempre stata il momento in cui il lavoro di un anno si misura in pochi giorni. In passato il calendario seguiva con maggiore regolarità il ritmo delle stagioni: si raccoglieva quando il rapporto tra zuccheri, acidità e maturità fenolica raggiungeva il suo equilibrio. Oggi quel momento arriva prima e più in fretta. Il caldo accelera l’accumulo degli zuccheri, ma non sempre procede di pari passo con la maturazione aromatica e con quella dei tannini. Il rischio è ottenere uve tecnicamente mature, ma meno equilibrate, con gradazioni più alte e una freschezza più difficile da preservare.

Per questo l’anticipo della raccolta non può essere letto soltanto come un primato. È anche il segnale di una viticoltura costretta a modificare strategie, abitudini e investimenti. La gestione del suolo, la scelta delle esposizioni, l’uso dell’irrigazione di soccorso, la selezione delle varietà e persino l’altezza dei vigneti stanno diventando elementi centrali nella progettazione del vino del futuro. In molte aree si sperimenta per trattenere l’acqua nei terreni, proteggere i grappoli dalle scottature e rallentare la maturazione.

In Oltrepò, intanto, la qualità si annuncia buona. La minore pressione della peronospora ha favorito la sanità delle uve, mentre caldo e siccità stanno aumentando la concentrazione zuccherina. Ma il dato qualitativo dovrà essere valutato alla prova della cantina. Per le basi spumante, dove acidità e precisione sono decisive, il momento del taglio dei grappoli diventa ancora più delicato.

Il meteo di agosto e settembre dirà quanto vino entrerà davvero in cantina e con quale equilibrio. Ma luglio ha già consegnato un’indicazione netta: il cambiamento climatico non è più una variabile straordinaria. È diventato un fattore strutturale, capace di riscrivere il calendario agricolo, aumentare i costi e rendere ogni vendemmia una sfida diversa dalla precedente.