Doveva essere il volto di punta del nuovo corso Rai. Invece gli sono state lasciate solo le briciole

(Beatrice Dondi – lespresso.it) – C’è stato un momento in cui ci aveva proprio creduto: Pino Insegno, il prescelto. Il delfino. Colui il quale avrebbe preso lo spazio che credeva di dover occupare a buon diritto, il merito della tv del merito, per guidare con il suo pizzetto, il ditino puntato e la voce avvolgente il pubblico verso l’occupazione dell’intero servizio, pubblico anch’esso. 

Sembrava che tutto fosse predisposto per vederlo attraversare le praterie della conduzione di varietà, prime serate e perché no, il volto nuovo del Festival di Sanremo. 

Certo i motori sembravano scaldarsi con una certa lentezza, qualche recupero in corsa, un piccolo flop dopo l’altro, nessun nuovo titolo a parte il disastroso esperimento vintage delle barzellette (di cui si dice potrebbe esserci un ritorno nonostante i numeri decimali della scorsa stagione) ma la speranza non voleva proprio morire. 

«Verrà il giorno della sconfitta ma non è questo il giorno», continuava a ripetersi, con la stessa enfasi con cui aveva porto questa frase per far entrare sul palco Giorgia Meloni e che gli aveva aperto quel barlume di onnipotenza, in cui sembrava che il suo nome potesse occupare ogni casella disponibile tenendo le redini strette neanche fosse un cavallo, di viale Mazzini o di Aragorn poco cambiava. 

Ma nonostante la sua fiducia immota, col tempo cominciarono a farsi largo altri nomi, altri volti, altri professionisti, forse perché altrettanto spalleggiati e decisamente assai prestanti, ex ballerini, accenti partenopei e portatori sani di quella qualità, al povero Insegno perlopiù sconosciuta, altrimenti detta empatia. 

Così il mantello dell’invisibilità ha deciso di avvolgere Pino Insegno e inesorabile come l’indifferenza, è arrivata la nebbia: basta titoli, citazioni, interviste, niente palco dell’Ariston, nessuna novità, nessun investimento. E con il sorriso stampato e le orecchie basse, si è ripresentato in video per l’ennesima edizione dell’ennesima “Reazione a catena”, il preserale estivo di Rai Uno rodato al punto che potrebbe andare avanti da solo.

Con la stessa aria del Saverio di Benigni, che nonostante gli sforzi si vede preferire sempre il Mario di Troisi in “Non ci resta che piangere” ma ancora ci crede, è entrato in studio col petto gonfio, bacchettando come sempre i concorrenti, mostrando di saperle tutte e ancor di più e ringraziando ogni sera il santo protettore che ha lasciato a Mediaset il gioco più debole. 

Insomma, i tempi sono cambiati parecchio ma se ci fosse ancora la penna formidabile di Fortebraccio, avrebbe potuto parafrasare l’imperdibile battuta su Cariglia: «L’auto si fermò. Lo sportello si spalancò e non scese nessuno. Era Pino Insegno».

DA GUARDARE

Dopo anni di scontri accesi e tinti il giusto di impalpabile volgarità, Alessandra Mussolini ha dato il meglio di sé nella scorsa edizione del Grande Fratello. Così, vista la sua predisposizione alla critica è stata scelta come opinionista di Uomini e donne. E il mondo della politica, elettori compresi, ancora una volta, ringrazia.

MA ANCHE NO

Il “caso Ranucci” è ormai diventato la nuova Garlasco, un modo di usare le parole vuote per riempire ore di palinsesti. Ma soprattutto per coprire, con il brusio generalizzato sulle quisquilie, la gravità gargantuesca di aver affondato il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico.