(Tommaso Merlo) – Il vero motivo per cui la destra tedesca dell’Afd è così detestata e temuta dalle élite benpensanti, è che vuole la pace con la Russia. La bella notizia è che anni di persecuzione da parte del sistema, si sono rivelati inutili. Certo, l’Afd è di destra ma almeno è un movimento politico popolare dal basso e non la solita operazione di marketing partitocratico al servizio del sistema del pensiero unico neoliberista e bellicista. E la bella notizia è la conferma che se i cittadini credono ad un progetto anti sistema, lo votano comunque fregandosene degli allarmi dei politicanti e dei media mainstream al guinzaglio. Si chiama democrazia, quella che lo stato profondo e le élite al suo servizio schifano sempre più pretendendo di imporre l’agenda. Merz è il classico burattino al servizio di lobby economiche senza scrupoli e della Nato oltre ad essere ovviamente un fervente sionista. Del resto se non hai un tale pedigree, il sistema ti sbatte le porte in faccia. E poi le élite benpensanti si scandalizzano se esplodono fenomeni “populisti” come quello dell’Afd, ed hanno pure il coraggio di dare la colpa alla presunta malignità ed ignoranza del popolino. Alla faccia della democrazia. La buona notizia è anche la conferma che il sistema rimane scalabile e i soldi e le posizioni chiave delle élite non servono a nulla quando il popolo si sveglia. Davvero una bella notizia perché se l’Afd dovesse arrivare a Berlino farà saltare il folle e pericoloso riarmo tedesco e quindi svanire i deliri russofobi di quel burattino di Merz o meglio dello stato profondo che ruota attorno alla Nato ed insiste con la guerra permanente. Lo stato profondo che nel bel mezzo di un declino economico devastante e dopo svariati disastri in giro per il mondo, è riuscito a scatenare il fallimentare conflitto ucraino. O meglio fallimentare per i milioni tra morti e rifugiati e per un paese raso al suolo, ma non certo per loro che hanno ottenuto il più imponente riarmo della storia contro la volontà popolare e contro un nemico immaginario come Putin il quale non vuole e non ha mai voluto invadere l’Europa ma al contrario stava lavorando da anni per migliorare i rapporti con l’Occidente ed è stato obbligato a reagire all’ottusa invadenza della Nato. Ma la propaganda blatera ovviamente l’opposto e semina odio e paura nella speranza che il becero popolino alla lunga abbocchi e si rassegni a farsi derubare e perfino ritornare alle armi. Se la storia di Gaza viene raccontata dal 7 ottobre 2023 e non dal 1948, quella Ucraina dal 2022 e non dal 1989 quando cadde il muro e gli americani pensarono bene di mettersi in marcia verso il Cremlino seguiti a ruota dai vassalli europei. Del resto si sa, la propaganda è un’arma fondamentale in guerra. Con lo stato profondo che scrive i testi e le élite benpensanti che fanno da portavoce. Vogliono la guerra permanente e la otterranno se i cittadini non si ribelleranno. Il genero di Trump e l’amico palazzinaro sono intanto andati a baciare l’anello di Putin che ha ringraziato ma ribadito che la soluzione della guerra in Ucraina sarà sul campo di battaglia. Impossibile del resto trattare con gentaglia che ha prima tradito e poi rigettato ogni negoziato e da anni sparge propaganda russofoba, sanzioni e false bandiere come Merz ed i suoi omologhi europei. Putin sa che ogni cessate il fuoco verrebbe usato dalla Nato per rilanciare e che il vero obiettivo della guerra, è lui. Stessa solfa nel Golfo. Gli americani vorrebbero continuare a perseguitare e logorare l’Iran fino a farlo cedere come successo alla Siria e ad altri paesi finiti nel mirino dell’imperialismo occidentale di stampo sionista, la tattica dei piccoli passi terroristici e dello strangolamento economico che però Teheran rigetta. Negoziare con quello squilibrato di Trump è inutile, o si torna al Memorandum che lui ha firmato oppure che vada a farsi vedere da uno bravo. E quindi si continua a sparare e lo Stretto rimane chiuso. Dopo la festa di nozze gli americani hanno colpito delle petroliere iraniane e Teheran ha risposto lanciando missili ipersonici contro la portaerei americana di stanza nel Golfo e altre navi di supporto. Una seria escalation rispetto ai droni e un messaggio chiaro, l’Iran può far finire l’intera flotta americana tra pesciolini e molluschi che popolano il ridente fondo del mare arabico. I falchi iraniani fremono per una escalation sfruttando l’attuale posizione di forza militare e politica mentre gli americani sono in balia della sclerosi presidenziale. Trump ma anche il suo padrone Netanyahu vorrebbero arrivare alle elezioni autunnali spacciandosi come vincitori e l’Iran vuole invece rovinargli la festa facendo saltare la loro misera propaganda a suon di missilate. A Teheran come a Mosca, aggrediti da un impero occidentale rapito da uno stato profondo drogato di profitto e deliri bellici che pretende di usare la democrazia a piacere con la complicità delle élite benpensanti. Vogliono la guerra permanente ma non la otterranno se i cittadini si ribelleranno come successo in Germania.