(Tommaso Merlo) – Trump rimanda i super bombardieri verso l’Iran e minaccia genocidi mentre bruciano le petroliere saudite nel Mar Rosso e il prezzo del greggio s’impenna di nuovo. Se non fermano al più presto quel delinquente rischiamo una crisi globale devastante ma non tutti i mali vengono per nuocere. Sono decenni che insanguiniamo il mondo per inseguire terroristi e potremmo finalmente capire che i cattivi siamo noi e che sarebbe ora di riprendere la strada adulta del dialogo abbandonando quella infantile delle botte. Ma incombono le notizie dal fronte. Trump ha unito l’Iran come manco la buonanima dell’Ayatollah e ha donato ai Pasdaran l’opportunità per una vendetta che attendevano da mezzo secolo mentre a casa sua è schifato anche dallo schifo. Trilioni buttati nel cesso bellico mentre il sogno americano si trasforma in un incubo. Contro l’Iran gli americani non hanno nemmeno una strategia, Trump spara balle manco fosse all’asilo e bombarda a casaccio perlopiù esche per conto dei suoi padroni sionisti sperando che prima o poi qualcuno a Teheran sventoli bandiera bianca. Strategia che non gli è riuscita in tre anni di genocidio nella striscetta di Gaza e pensano gli riesca in poche settimane in un paese come l’Iran vasto cinque volte e mezzo l’Italia che ha le forze armate sotto le montagne. I generali americani che vanno davanti alle telecamere sono mignotte della mafia lobbistica mentre gli analisti seri parlano di una grave carenza di munizioni, di un’industria bellica inadeguata oltre che di assenza di opzioni sul campo. L’invasione di terra richiederebbe anni di preparazione e sarebbe comunque un inutile bagno di sangue mentre l’occupazione di qualche isoletta sullo Stretto sarebbe anche strategicamente ininfluente. È proprio vero che lo sgretolamento di un impero parte da dentro i suoi alfieri. Quella americana è una guerra improvvisata, nasce dalla Coalizione Epstein che è riuscita a convincere il suo illustre membro Trump promettendogli gloria a buon mercato e bocche cucite. Gli iraniani si preparano invece da decenni per questo specifico conflitto ed hanno idee chiare. Liberarsi dal giogo americano e sionista ed imporre un nuovo status quo regionale ma in maniera il più possibile razionale e legale in modo da mantenere il supporto russo e cinese e anche quello politico del sud anche sociale del mondo. E per questo si son seduti a trattare il memorandum, affinché il mondo capisse di che pasta sono fatti gli americani. Al momento sono impegnati ad annientare la presenza militare americana, oltre alle basi vicine del Golfo Persico anche quelle più lontane in Arabia Saudita e Giordania, basi che hanno sia uno scopo offensivo e sono utilizzate per gli attacchi aerei contro di loro, sia lo scopo di difendere Israele che rimane quindi più indifeso e assolutamente nel menù. Ma in questa fase l’Iran si sta concentrando a vincere la guerra vitale per lo Stretto di Hormuz che è la sua più potente leva negoziale. Quelle acque sono loro e dell’Oman e come succede altrove pretenderanno un pedaggio e se in futuro qualcuno oserà aggredirli, lo bloccheranno. Nuovi equilibri che si consolideranno quando gli americani toglieranno il disturbo dall’Asia Occidentale e il dollaro lascerà spazio ad altre valute. Un rospo talmente duro da ingoiare da far scattare l’ennesima escalation. Da una parte l’Iran sostenuto da un popolo mai così unito che lotta con orgoglio per la sopravvivenza della propria civiltà, dall’altra americani mai così divisi e frustrati costretti a pagare controvoglia l’ennesimo delirio sionista. E se il popolo iraniano riconosce e stima la sua leadership, Trump e la manica di inetti di cui si è circondato sono schifati anche dallo schifo. Gli Iraniani hanno poi tempo mentre Trump ha anche politicamente i mesi contati e se gli iraniani hanno una soglia del dolore molto elevata dopo decenni di persecuzione, gli americani frignano ogni volta che vanno dal benzinaio o a comprare veleno al supermercato. Ma incalzano le notizie dal fronte. L’impero è talmente disperato ed infestato di sionismo che si è messo a colpire infrastrutture civili con l’unico risultato di scatenare la rappresaglia iraniana contro i paeselli del Golfo colpevoli di ospitare basi militari americane come se fossero villaggi turistici. E dato che i miliardi del Golfo sono un importante pilastro della Coalizione Epstein, si tratta di un deterrente non da poco. Quanto ad Israele, si gode quei fessi degli americani che per l’ennesima volta fanno il lavoro sporco per conto loro, ma se i sionisti dovessero partecipare agli attacchi, Teheran non esiterebbe a reagire duramente perché quella resta la portata principale del menù. Ma si mangia con calma e mai interrompere il proprio nemico quando è in difficoltà. Wall Street traballa e da Tel Aviv filtrano tensioni più da guerra civile che da campagna elettorale ed è vero che il sostituto di quel vomitevole mostro di Netanyahu sarà altrettanto genocidario, ma si tratta comunque della fine di una squallida era che lascerà strascichi politici in un paese già martoriato da tre anni di terrificante disumanità ed esecrato dal pianeta. Anche a Teheran quindi non escludono l’implosione e poi comunque il dulcis va sempre in fundo. L’ultima fase della strategia iraniana prevede la Liberazione del Libano, dello Yemen e della Palestina. Basta oppressione e violenza per quei popoli martoriati e autoderminazione a casa loro. Già, più che male assoluto, l’Iran è da sempre dalla parte dei popoli oppressi e contro il suprematismo bianco e sionista. L’Iran sostiene da sempre anche il popolo venezuelano e cubano e in passato Mandela chiamò l’Ayatollah “my leader” quando si incontrarono. È così, ci hanno lavato il cervello con fregnacce propagandistiche per decenni e il mondo non è affatto come ce lo hanno raccontato. L’Iran è perseguitato da mezzo secolo solo perché nemico del sionismo e perché paese che si è sempre rifiutato di scendere a compromessi con l’impero americano. E se l’Iran vincerà anche la guerra mediatica riemergerà la verità storica una volta per tutte. Quanto ai modelli politici e democratici che a noi possono piacere o meno, i popoli sono e devono essere liberi di scegliersi i propri. Dovremmo piuttosto occuparci dello stato pietoso della nostra democrazia e della nostra politica invece di continuare a dare ipocrite lezioni. Davvero, la speranza è che l’eroico Trump riesca nell’epica impresa di trascinare l’impero americano e i suoi padroni sionisti e tutto l’Occidente verso una disfatta epocale, una sconfitta strategica talmente clamorosa che nemmeno la potentissima mafia lobbistica e i tromboni del mainstream riusciranno a spacciarla alle masse come dell’altro. Grazie a quel delinquente rischiamo una crisi globale devastante ma non tutti i mali vengono per nuocere. Sono decenni che insanguiniamo il mondo per inseguire terroristi e potremmo finalmente capire che siamo noi i cattivi e che sarebbe ora di riprendere la strada adulta del dialogo abbandonando quella infantile delle botte. Sarebbe ora di assumerci le nostre responsabilità storiche, evolvere come persone e come collettività e ricostruire un futuro basato sul buonsenso e sulla pace.