“Il conduttore moralizzatore dica perché lo frequentava. E qual è il movente” Ufficio studi FdI

Dossier anti-Ranucci, Fdi passa all’incasso: “Spieghi l’amicizia col pregiudicato: perché  hanno messo la bomba?”

(estr. di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – […] Ora Sigfrido Ranucci “deve spiegare”. I motivi e le ragioni delle sue frequentazioni e della sua amicizia con il “pregiudicato” e “personaggio controverso” Valter Lavitola. E i magistrati di Roma devono andare fino in fondo per individuare il movente della bomba esplosa il 16 ottobre scorso sotto la casa di Pomezia del giornalista che ne aveva distrutto la macchina.

A due giorni dall’inchiesta della Procura di Roma che ha indagato Lavitola accusandolo di essere il presunto mandante dell’attentato, ora Fratelli d’Italia si prende la sua rivincita confezionando un dossier che punta dritto sul conduttore di Report, noto per le sue numerose inchieste sui dirigenti del partito di Giorgia Meloni, dal padre della premier al presidente del Senato Ignazio La Russa giù giù fino a parlamentari e amministratori.

[…] Martedì, l’ufficio studi di Fratelli d’Italia ha confezionato un dossier di otto pagine da inviare ai parlamentari per le loro ospitate in televisione e per le uscite “in batteria” sull’inchiesta che riguarda l’attentato nei confronti del giornalista di Rai3. Il titolo del dossier “a uso interno” è emblematico e già critico contro il giornalista: “Attentato a Ranucci: indagato come mandante l’amico pregiudicato del conduttore”.

Nella nota informativa, che Il Fatto ha letto, si inizia ricordando l’episodio della bomba e le relative polemiche politiche: già dalle prime ore dopo l’attentato, il caso viene accompagnato da “una serie di ricostruzioni e insinuazioni”, si legge, che tentano di “accreditare un collegamento tra il gravissimo episodio e il governo Meloni”. Si ricordano le dichiarazioni della segretaria Pd Elly Schlein, la secretazione dell’audizione in Commissione Antimafia di Ranucci dopo la domanda di Roberto Scarpinato su un ipotetico pedinamento, che secondo il conduttore sarebbe stato richiesto da Giovanbattista Fazzolari e le “illazioni rilanciate da Report” nei confronti del deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano.

Ma, si legge ancora nella nota inviata ai parlamentari meloniani, “gli sviluppi investigativi di queste ore hanno completamente ribaltato il quadro”. Segue cronologia degli eventi, da ultimo l’accusa nei confronti di Lavitola. L’ufficio studi di Fratelli d’Italia quindi scrive che “non solo tutti i soggetti indagati risultano estranei agli ambienti di governo” ma “secondo l’ipotesi investigativa il presunto mandante sarebbe Valter Lavitola che lo stesso Ranucci ha pubblicamente definito un ‘amico’”.

[…]E qui i meloniani ribaltano l’obiettivo puntando dritto sul conduttore di Report: “Sorge spontanea una domanda – si legge ancora nel dossier – perché un caro amico di Ranucci gli avrebbe fatto mettere una bomba sotto casa? Qual è il movente di questa assurda vicenda?”. Seguono le parole del conduttore sulla sua amicizia con Lavitola e il curriculum politico e giudiziario di quest’ultimo (che mercoledì, sentito dai pm, si è detto del tutto estraneo): dalla mancata candidatura nelle liste di Forza Italia alla condanna per tentata estorsione a Silvio Berlusconi.

Paradosso: FdI ricorda che Lavitola è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie che hanno riguardato la politica italiana negli ultimi anni, tra cui alcune delle quali riconducibili a esponenti di centrodestra. “Tra queste la vicenda della casa di Montecarlo – si legge nel dossier – le inchieste sulla corruzione internazionale e sui fondi pubblici all’editoria, oltre al cosiddetto caso Tarantini, nato dall’inchiesta escort nelle residenze di Silvio Berlusconi, nel quale Lavitola fu coinvolto per le pressioni esercitate sull’allora presidente del Consiglio”.

Da qui la conclusione e la richiesta di “chiarezza” da parte di FdI. Con un dito puntato su Ranucci: “Si è sempre presentato come il ‘moralizzatore’ della politica, arrivando a costruire teoremi accusatori sulla base di elementi come i ‘selfie’”, è l’attacco dei vertici del partito di Meloni. Dunque oggi, alla luce degli sviluppi dell’inchiesta, è lui a “dover spiegare la natura, la frequenza e le ragioni della sua amicizia con Lavitola” definito dai meloniani come un “pregiudicato, noto faccendiere e personaggio controverso” applicando a se stesso “lo stesso rigore che ha sempre rivendicato nei confronti degli altri”. Segue richiesta di scuse e di andare fino in fondo con la vicenda nonostante il fascicolo sia finito a un altro pm. La conclusione sembra adombrare complotti: “Una sola domanda su tutte: qual è il movente dell’attentato?”.