Perfettamente in linea con i tempi che corrono, il generale lancia il suo programma di allenamento ossessivo. E noi, con fierezza e orgoglio nazionale, ce ne stiamo sul divano

(di Saverio Raimondo – ilfoglio.it) – Una celebre battuta di Woody Allen dice: “Chi non sa fare niente insegna, e chi non sa fare nemmeno quello insegna ginnastica”. Figuratevi quindi quanto deve essere scarso quel politico che promuove l’educazione fisica come rimedio universale. Sto parlando ovviamente del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, che per questo fine settimana ha organizzato a Sanremo una tre giorni di sport “per pesare di meno sul Servizio Sanitario Nazionale” – con buona pace di quelli che facendo sport si fanno male e finiscono al pronto soccorso per una storta, uno strappo, la rottura di un crociato o di un menisco.
Secondo Vannacci lo sport va promosso non solo per risolvere i problemi della sanità italiana (da un ex militare mi sarei aspettato piuttosto la proposta di allestire ospedali da campo e ridurre così le liste d’attesa con le amputazioni), ma anche per altre due ragioni. La prima è lo sport come alternativa al Gay Pride – come se quel birbante del generale non sapesse che gli spogliatoi maschili delle palestre sono un’app di dating omosex permanente, e che se davvero vuole disincentivare l’omosessualità deve puntare su corpi flaccidi e sovrappeso, non certo tonici e dai muscoli scolpiti. Secondo, perché lo sport fa bene alla leadership, tanto che Vannacci lancia la proposta: “Prove fisiche per tutti i politici”. Praticamente sembra che Vannacci più che alle elezioni voglia sfidare la classe politica italiana a una Coppa Cobram di fantozziana memoria, con Meloni Schlein Conte Salvini Renzi Tajani Calenda e tutto il Parlamento che si cimentano assieme a Robertone in una gara ciclistica sul Curvone di Montecitorio.
Ma in cosa consiste questa “tre giorni dei futuristi” (cit.) di sport vannacciani? Si legge sul manifesto che le sfide sono tre: la prima, “Nuoto: la mente domina l’acqua” – e qui più che sullo sportivo si va sull’alchemico, se non sul biblico, con i camerati di Futuro Nazionale che aprono il Mar Ligure come fosse il Mar Rosso con la sola forza del pensiero. Seconda sfida, “Corsa campestre: la determinazione oltre l’ostacolo della distanza, come il cuore futurista” – qui invece siamo nel cardiologico: che patologia è infatti il cuore futurista? M’immagino un’aritmia che fa “tri tri tri, fru fru fru, ihu ihu ihu, uhi uhi uhi” come nella celebre poesia di Palazzeschi. Infine, “Ciclismo: pedalando controvento riuniamo una Nazione” – e qui siamo nel delirio allucinatorio, con Vannacci che si vede un po’ Coppi un po’ Bartali, ma soprattutto che minaccia di fare una pista ciclabile lunga tutta l’Italia. Questo triathlon vannacciano sembra un colpo di calore (sia effetto che possibile causa), ma in realtà è spirito dei tempi: in giro è pieno di gente che si allena in attività sportive sempre più intense, estreme e ossessive, monitorando frequenza cardiaca e consumo di calorie con app e dispositivi indossabili. Non c’è dubbio che l’attività fisica sia benefica e salutare; ma altrettanto indubbio è che in questi anni la pratica sportiva abbia assunto i contorni della patologia mentale. Dunque, per ragioni sia politiche che psicologiche, propongo questo fine settimana di rispondere a Vannacci con la sedentarietà: statevene molli in poltrona o su un’amaca a sonnecchiare, alzatevi pigramente solo per spiluccare un frutto, e poi rimettetevi giù a oziare. La nostra identità non è fiatone e sudore. E a noi dello sport ci interessa solo il doping.
La situazione è drammatica, pochi si rendono conto, 9 gruppi parlamentari si dividono il 45%(in calo) di voti. Roba che, se dovesse presentarsi un pincopalla qualsiasi con un minimo di credibilità e dicesse: un partito, 3 punti nel programma, fuori dall’euro, fuori dall’Europa, fuori dalla nato. Prende una caterva di voti.
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Pronto un altro adepto della porca dozzina di Vannacci
Claudileia Lemes Dias · ·
Se in carcere sono tutti di destra (come testimonia Alemanno) il leader del Popolo della Famiglia ha finalmente trovato il suo elettorato
Mario Adinolfi, il leader del Popolo della Famiglia, è finito ai domiciliari per truffa aggravata e abusivismo finanziario. La maschera di questo soggetto omofobo, misogino, razzista e negazionista del genocidio palestinese è crollata tra un altare e una ricevitoria.
Chi sceglie la via della politica ed è pagato con i nostri soldi (o ambisce a farlo manipolando lo spazio pubblico) deve essere migliore di noi. Deve abitare un’etica identica e specchiata a quella che pretendiamo dai nostri genitori e figli. Perciò, quando scopriamo che la “pervasiva pericolosità sociale” descritta dal gip di Roma si nasconde dietro i pulpiti del moralismo più ortodosso, non ci resta che una amarissima risata.
Una risata che diventa quasi liberatoria se incrociata con le recenti e illuminate dichiarazioni di Gianni Alemanno, fresco di uscita da Rebibbia: “In carcere ho trovato grande empatia, non ci crederete ma sono quasi tutti di destra”.
Visto il collasso del Popolo della Famiglia nelle urne reali, viene da pensare che Adinolfi, con questa mossa, abbia finalmente individuato il suo target di riferimento. Con le sue azioni, in fondo, conferma quanto testimoniato da Alemanno: la sua vera folla oceanica lo aspetta oltre le sbarre.
L’algoritmo divino da 100mila euro a vittima
Per anni abbiamo ascoltato filippiche sulla sacralità delle tradizioni, sulla purezza dei costumi e sulla difesa dei deboli dai “mostri della modernità” e dall’Islam. Oggi l’ordinanza ci svela che la vera specialità della casa non erano i dogmi della teologia, ma quelli del Betting Group.
Un sistema di “scommessa collettiva” capace di drenare 4,7 milioni di euro complessivi.
Le indagini della Guardia di Finanza rivelano cifre da capogiro: l’affidabilità ostentata dal personaggio e la promessa di algoritmi infallibili hanno indotto i risparmiatori a consegnare somme folli, superiori ai 100mila euro per singola vittima, spesso raschiando il fondo del barile di intere vite di lavoro.
L’essere umano cerca la redenzione finanziaria affidando i propri risparmi al profeta del focolare domestico, per poi scoprire che quei soldi, sottratti persino a persone vulnerabili o con la salute compromessa, prendevano la via della Lituania o si materializzavano in lingotti, quadri, imbarcazioni e viaggi di lusso alle Maldive.
Ma l’aspetto più sinistro e ipocrita dell’intera vicenda è questo: con quei flussi di denaro sottratti ai creduloni, Adinolfi non si limitava a comprare orologi di marca; finanziava la sua costante, ossessiva presenza mediatica. Una propaganda megafonata sui social e nelle piazze che dispensava quotidianamente intolleranza: crociate contro l’emancipazione delle donne, invettive contro i migranti, filippiche contro i palestinesi e contro qualsiasi categoria giudicata “aliena” rispetto ai sacri confini della patria.
Da leader dei moralisti, Adinolfi passava le sue giornate a mettere in guardia l’Italia dai pericoli del “diverso”, dipingendo minoranze e disperati come minacce all’integrità morale del Paese.
Eppure, a ben guardare, nessuna delle donne, dei migranti o dei palestinesi presi di mira dalla sua propaganda si sarebbe mai sognata di sfilare 100mila euro dalle tasche di un pensionato o di un malato con la promessa di una scommessa vincente sulla Serie A.
Il vero predatore sociale, forse ora lo capiranno, non arrivava sui barconi e non chiedeva diritti: parlava in perfetto italiano, citava i Vangeli e pretendeva il bonifico.
L’infallibile piano “Cristo Regna”
L’ultima trovata di Adinolfi, intercettata dal gip poco prima del bando giudiziario è stata la sua iniziativa denominata “Cristo Regna”.
Avendo intuito che il filone dei pronostici sportivi cominciava a scricchiolare sotto il peso delle denunce, il leader ha pensato bene di cambiare brand, virando direttamente sull’Altissimo. “Cristo Regna”, un progetto che secondo i magistrati riproponeva esattamente lo stesso schema abusivo di raccolta capitali, aveva già fruttato i primi 3.000 euro prima del blitz.
Adinolfi, a quanto pare, aveva un’audacia quasi mistica nel tentare di quotare in borsa il Regno dei Cieli, trasformando la fede in una holding e il Messia nel garante di un nuovo fondo d’investimento.
Se Cristo regna, verrebbe da dire, di certo non riceve i dividendi su un conto cifrato a Vilnius…
Ecco perché il gip parla di “scaltrezza, pervicacia e spregiudicatezza”, di un uomo privo di case o società intestate, con una sola auto a suo nome, ma capace di muovere fortune mentre nega i debiti e manipola la realtà.
Chi usa la politica, la fede e la xenofobia per arricchirsi sta compiendo un furto doppio: deruba il portafogli del cittadino e ne saccheggia la dignità.
È dunque questa l’alternativa al “degrado morale” della società moderna, secondo i sostenitori di gente come Adinolfi? Avere un paladino dei “valori tradizionali” che accumula lingotti d’oro truffando la sua stessa gente?
Non è meglio, di gran lunga, i nostri piccoli, quotidiani, onesti “peccati”? Quelli che non recano danno a nessuno?
Se non altro, qualora i domiciliari dovessero evolversi in un soggiorno più stringente, Adinolfi non dovrà temere la solitudine o il confronto con i tanto odiati “diversi”. Ci ha già pensato Gianni Alemanno a fare la recensione su TripAdvisor di Rebibbia, rassicurando tutti: “Lì dentro sono quasi tutti di destra”.
Proviamo a immaginare la scena: Adinolfi che varca il portone d’ingresso con la sua camicia d’ordinanza e viene accolto da un’ala di folla adorante. Niente immigrati, niente femministe, niente cortei arcobaleno; solo una calda, accogliente ed empatica platea di camerati in tuta da ginnastica, finalmente felici di ascoltare un leader che non ha bisogno di raccogliere firme per strada.
Tra un’ora d’aria sotto il sole per curare l’abbronzatura e una riflessione nostalgica, Mario potrà finalmente fondare la sezione locale del Popolo della Famiglia, con il vantaggio che stavolta, per farsi dare i 100mila euro, gli basterà barattarli con tre pacchetti di sigarette, un ghiacciolo all’amarena e la promessa dell’algoritmo definitivo per sbancare il tabellone della tombola di Natale del braccio G.
A portare le arance, Francesca Pascale, rigorosamente avvolta nella bandiera di Israele.
C.L.Dias
Fonti
1. Ansa: “Mario Adinolfi arrestato a Roma. “Truffa milionaria col sistema della scommessa collettiva” (08/07/2026)
2. Il Giornale: “Evasione fiscale e truffa con la “scommessa collettiva”: arrestato Mario Adinolfi. Il gip: “Le vittime si affidavano a lui per notorietà e principi morali” (08/07/2026)
3. Sky Tg24: “Mario Adinolfi arrestato a Roma per truffa ed evasione fiscale: è ai domiciliari” (08/07/2026)
4. Roma Today: “Dal crocifisso agli arresti domiciliari: la parabola di Mario Adinolfi tra fede, poker e presunte truffe” (08/07/2026)
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