(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] Le baruffe chiozzotte tra Donald Trump e Giorgia Meloni, ovviamente in perfetto stile Asilo Mariuccia, dicono molto sullo stato tremebondo della “politica” e qualificano al contempo i protagonisti. Comincia (di nuovo) Trump, che vuole per la premier italiana “un ordine restrittivo” (dandole di fatto della stalker alla canna del gas). Replica (ma neanche tanto) la leader di Fratelli di Italia, che attinge addirittura dal calcio e fa gol a porta vuota citando il caso (vomitevole) del bomber statunitense graziato ai Mondiali dal “vassallissimo” Infantino. Livelli rasoterra da Guinness dei Primati, impreziositi dal silenzio terrorizzato di Tajani “Cuor di Leone” e dalle consuete frasi di circostanza di Crosetto.

[…] In questo scenario eticamente post-apocalittico, fanno tenerezza i giannizzeri della destra nostrana, che dopo aver beatificato per anni il servilismo pro-Trump della Meloni, si improvvisano adesso celebratori del coraggio indomito (?) della premieressa, passata in un amen dal chiedere il Nobel per l’amato Donald (con tanto di occhi a cuoricino) al cantargliene quattro come nessun’altra in Europa. Ma de che? Meloni ha fatto per anni la pontiera ipotetica per non ottenere una mazza, reinventandosi poi anti-trumpiana (ciao core) unicamente per interessi politici e contingenti. Nello specifico: aver perso il referendum a marzo (anche per colpa di Trump, che ormai sta sulle palle anche ai muri); gli attacchi di Donald al Papa (sacrilegio!); e la volontà di essere pronta per quanto Trump verrà fatto fuori (politicamente) e i Maga si affideranno ai Vance e ai Rubio, con cui infatti Meloni continua ad avere rapporti ottimi (condividendone ahinoi spigoli, visioni e perversioni politiche). Meloni non sta “rompendo” con Trump: sta rimediando maldestramente al colpevole vassallaggio che l’ha caratterizzata fino all’altro giorno, provvedendo ora a un pietoso riposizionamento che può giusto esaltare gli ultrà meloniani di strettissima osservanza. […]

Poiché però si vive di piccole cose e ormai ci si accontenta anzitutto di niente, la rissa tra Trump e Meloni non è poi così male come passatempo: se non facesse pena, farebbe quasi ridere. E ridere fa sempre bene. Per questo servirebbero altri scontri, altri scazzi. Ecco quindi qualche idea per rendere più lieta questa nostra estate tanto bollente quanto sin qui evanescente. 1) Un incontro di boxe, valevole per i pesi massimi del campo largo, tra Conte e Renzi. Se vince il primo si va alle elezioni, se vince il secondo si dà direttamente il secondo mandato a Giorgia Meloni per altri cinque anni di schifezzine governative, tanto chi si mette in casa Renzi perde sempre (anche quando gioca a canasta da solo). 2) Una sfida a bocce tra Donzelli e Vannacci, usando come bocce (anzi bollini) potete immaginare cosa. 3) Una gara a chi ha più coraggio tra Parenzo, Fiorello e Pausini, dove a vincere sarà verosimilmente l’arbitro. 4) Un torneo indoor di retorica & carisma che prevederà la presenza (e dunque la disfida) all’ultimo sonno tra Magi, Bonelli, Fiano e il Poro Asciugamano.

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5) Il Balilla Prize, ovvero una sfida a chi si getterà con più ardimento in mezzo al cerchio di fuoco tra La Russa, Furgiuele, Pozzolo, Isabella Rauti, Galeazzo Bignami e Arianna Meloni. 6) Il Delmastro Contest, un campionato outdoor all’interno del quale i partecipanti dovranno fondare almeno una società con personaggi rigorosamente improponibili (però a loro insaputa). 7) La Coppa del Mondo di Slurp. Una competizione senza esclusioni di colpi (agiografici) tra Bocchino, Sallusti, Sechi, l’uomo dal cognome doppiamente fallico, l’intervistatore senza pungiglione e il conduttore-ortaggio. Il vincitore avrà in dono un lecca lecca di dimensioni giganti a forma di Lollobrigida. Sarà bellissimo. Che l’estate entri nel vivo!