
(estr. di Roberto Scarpinato – ilfattoquotidiano.it) – […] In un articolo sul Corriere della sera, il prof. Sabino Cassese ha criticato la proposta di Conte di costituire una “alleanza per la Costituzione” per le prossime elezioni nazionali, assumendo che si tratterebbe di una sorta di appropriazione indebita in quanto la Costituzione è di tutti. Si tratta di una affermazione smentita dalla realtà storica del paese che attesta che sin dai suoi albori la Costituzione non è mai stata di tutti, ed è stata ostracizzata da settori rilevanti del mondo del potere che l’hanno sempre vissuta come un corpo estraneo, subendola come imposta dai vincitori della seconda guerra mondiale, accettabile obtorto collo sino a quando fosse rimasta solo un catalogo di buone intenzioni e da contrastare invece con tutti i mezzi ove fossero maturati equilibri politici idonei a tradurla in realtà, colpendo così oligopoli, privilegi economici e rendite parassitarie che la Repubblica con l’art. 3 si impegnava a rimuovere perché costituivano “gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” .
[…] Proprio perché divisiva nella misura in cui si proponeva di attuare un programma di riforme finalizzate a rimuovere progressivamente le disuguaglianze sociali, la Costituzione è rimasta l’epicentro del conflitto politico durante tutta la storia repubblicana. Un conflitto svoltosi contemporaneamente su due livelli, tra loro sinergicamente intrecciati: sulla scena pubblica in modo incruento mediante la dialettica parlamentare, sindacale, le manifestazioni di piazza; dietro le quinte nel fuori scena, in modo cruento mettendo in campo la risorsa dello stragismo, delle minacce di colpi di stato, di omicidi politici chirurgici, per orientare l’evoluzione del processo politico nelle contingenze storiche nelle quali maggiore appariva il pericolo di attuazione di parti rilevanti della Costituzione.
[…] La strage politico mafiosa di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947 che tiene a battesimo la nascita della Repubblica, inaugura la strategia della tensione dopo che il cartello delle sinistre aveva vinto le elezioni in Sicilia e mentre era infuocato il conflitto sulla questione agraria che contrapponeva latifondisti del Sud, agrari del Nord, già colonne portanti del regime fascista, alle masse contadine, e mentre era in elaborazione l’articolo 44 della Costituzione che si proponeva di riequilibrare i rapporti di forza tra quei mondi. Il progetto di colpo di Stato “Solo” del generale De Lorenzo pronto a essere attuato nel 1964 col sostegno della presidenza della Repubblica, rientra soltanto quando il governo di centro sinistra che aveva nazionalizzato la produzione dell’energia elettrica attuando l’art. 43 della Costituzione e colpendo gli interessi dei potenti oligopoli privati del tempo, rinuncia a dare seguito ad altre riforme.
L’approvazione dello Statuto dei lavoratori che attua l’art. 36 della Costituzione riequilibrando i rapporti di forza tra capitale e mondo del lavoro, innesca la stagione dello stragismo e dei progetti di colpi di stato degli anni settanta. L’operazione Moro, l’omicidio di Piersanti Mattarella definito da Falcone come il “Moro bis”, le stragi sanguinose programmate nel 1979 e fallite solo per fatti accidentali, la strage di Bologna chiudono in un lavacro di sangue la stagione de riformismo, e bandiscono dal panorama politico il progetto del compromesso storico che ambiva a sancire una alleanza tra masse cattoliche e socialcomuniste come straordinario volàno per rilanciare l’attuazione della Costituzione. Le sentenze definitive sulla strage di Milano del 1969, di Peteano del 1972 , di Milano del 1973, di Brescia del 1974, di Bologna del 1980 – solo per citare le più note – hanno accertato il coinvolgimento in questa guerra sporca svoltasi dietro le quinte, dei nemici della Costituzione: una triade composta da neofascisti, potentati economici confluiti in cabine di regia come la P2 ed altre organizzazioni similari, l’alta mafia, ciascuna area con le proprie proiezioni in postazioni strategiche delle istituzioni e della politica. Una triade gattopardescamente riciclatasi sino ai nostri giorni, attraversando anche la stagione dello stragismo dei primi anni Novanta.
[…]
Da quando si è insediato il governo Meloni è iniziata una stagione di regolamenti di conti con il passato, che non a caso ha come epicentro la Costituzione. Forze politiche eredi di quelle che da sempre l’hanno avversata sulla scena e nel “fuori scena”, hanno deciso di approfittare degli attuali rapporti di forza per rompere l’attuale quadro costituzionale, dando vita a una seconda Repubblica con una transizione dalla divisione e dal bilanciamento dei poteri alla loro concentrazione in un unico vertice oligarchico, cinghia di trasmissione di interessi di potenti oligarchie economiche nazionali ed internazionali, comitati di affari, lobby. Un progetto da attuare con riforme costituzionali come il premierato, la riforma della magistratura, l’autonomia differenziata e con leggi ordinarie ma di sostanza costituzionale come, per citare solo i casi più noti, i pacchetti sicurezza e la legge elettorale.
Se questa è la vera radicale posta in gioco della prossima tornata elettorale, se la sfida sarà tra nemici e falsi amici della Costituzione da una parte, e patrioti della Costituzione dall’altra, allora occorre assumere coscienza che questa sfida potrà essere affrontata e vinta solo con una mobilitazione di massa che chiami a raccolta sotto la bandiera della Costituzione lo stesso popolo che avendo compreso quale era la vera posta in gioco nel referendum del marzo 2026, ha seppellito con una valanga di No il tentativo del governo Meloni di manomettere la Costituzione, un No che ha bloccato anche la riforma del premierato. La sfida è stata solo rimandata e sarà totale. L’alleanza per la Costituzione per metterla in salvo e per assumerla come programma di governo, cancellando nei primi cento giorni di legislatura le principali leggi vergogna di questo governo, è una responsabilità collettiva imposta dalla cogenza storica.
L’uscita di Conte non è piaciuta tanto neanche a me. Penso sia stata una cosa estemporanea, nata dalle contesto, e non una reale proposta. Scarpinato dice delle cose vere, un po’ trite e ritrite, ma vere. Negli ultimi vent’anni la Costituzione ha avuto una diffusione capillare: scuole, pubblicazioni economiche, spettacoli, letture pubbliche. Come giustamente dice Cassese (si, Cassese) la Costituzione appartiene a tutti.
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Se la si legge come intende Cassese si, ma alleanza per la Costituzione di può leggere come: alleanza (nel rispetto) per la Costituzione. Perché è tanto vero che la Costituzione è di tutti quanto il fatto che (quasi) nessuno la rispetta.
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Ottima risposta al prof. Cassese, grazie dott. Scarpinato.
Per la comprensione dell’articolo il prof. Cassese si potrà avvalere dell’aiuto degli intellettuali di destra che lo circondano.
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Tuttavia Travaglio continua a dire che questo è solo uno sgoverno ma non fascista….a ma non sembra!
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Scarpinato 4…..Cassese….0……!!!! non c’è stata partita…..manco il quartetto, Trump-Infantino-Rutte- Mantovano, avrebbe potuto fare qualche cosa di diverso…….!!!! e vaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
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Premessa la mia condivisione del contenuto dello scritto, mi domando a che titolo ,proprio per a seguito delle affermazioni di Scarpinato, possano entrare a fare parte di questa alleanza per la costituzione quelli che l’ hanno messa sotto i piedi, non solo cercando di modificarla in modo maldestro, ma invitando al riarmo, alle guerre, macerando li statuto dei lavoratori e coltivando alleanze in EU proprio con quelli che furono combattuti dalla resistenza partigiana .
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Lo guasto hai capito tutto! Ma vfc!
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Cassese … è di destra e gli va bene così…sino ad oggi hanno massacrato e stanno massacrondo la nostra costituzione… e che ci sia finalmente qualcuno che la voglia salvare …. mi va bene ed è GIUSTO.
Siamo in mano a dei delinquenti costituzionali.
Stanno aggirando la costituzione con norme ordinarie che minano i principi costituzionali.
Ripudiamo la guerra, epperò ci armiamo ed aiutiamo i belligerantii.
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“L’alleanza per la Costituzione per metterla in salvo e per assumerla come programma di governo..”
Tutto condivisibile. Però la cautela è d’obbligo quando si hanno certe nobili intenzioni, infatti si tende ad escludere o sottovalutare la più evidente e grave violazione della Carta Costituzionale: l’ utilizzo delle basi Usa sul ns territorio per guerre fuori dal diritto internazionale, posizione che ci rende totalmente complici nei crimini commessi, anche se si tratta di supporto logistico.
Perché il dott Scarpinato evita di menzionare questa condizione dell’ Italia?
La Alleanza per la Costituzione che idea ha in merito?
È una aspirazione importante, e va valutata la capacità di essere credibili nel sceglierla come formula per una alleanza .
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L’ipocrisia della politica. Tutta.
Questo tiene lontani milioni e milioni di cittadini dall’ andare al seggio .
Quando certi temi vengono ignorati perché inevitabilmente mettono in chiaro le grandissime contraddizioni all’interno delle possibili alleanze il risultato è disaffezione.
La cosa viene testimoniata dal bilancino dei sondaggi quasi quotidiani, sul filo dei decimali, mentre la insofferenza verso questo modo di fare politica è ormai un allarme democratico strutturale.
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Grazie a Scarpinato per aver messo in chiaro ciò che intuivo ma non riuscivo a mettere completamente a fuoco.
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Condivido pienamente l’analisi proposta dall’ on. Scarpinato: è giunto il momento di smetterla con la narrazione ipocrita di una Costituzione “di tutti” quando, nei fatti, è stata costantemente osteggiata proprio da chi detiene il potere reale. La Carta non è una reliquia neutrale, ma un progetto di emancipazione sociale che fa paura a chi vive di rendite e privilegi.
Fa sorridere, in questo contesto, la reazione di Sabino Cassese alla proposta di una “alleanza per la Costituzione”. Definirla “appropriazione indebita” è un esercizio di stile che sa tanto di difesa d’ufficio dello status quo. È singolare come un giurista del suo calibro scelga di ignorare la sostanza storica del conflitto politico, preferendo una “terzietà” che, a ben vedere, coincide sistematicamente con gli interessi della tecnocrazia di cui è stato parte integrante.
Ma non è solo la tecnocrazia a tradire la Carta. Pensiamo al PD e alla stagione renziana: con la distruzione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori hanno colpito al cuore il diritto del lavoro, svuotando di fatto l’articolo 3 della Costituzione e favorendo un modello di precariato permanente che nulla ha a che fare con lo spirito repubblicano. Quella classe politica ha fatto molto di più che “appropriarsi” della Costituzione: l’ha smantellata pezzo dopo pezzo in nome di un neoliberismo che la Carta voleva proprio evitare.
Prima di dare lezioni di proprietà costituzionale, bisognerebbe guardare alle proprie contraddizioni: il “distacco olimpico” di Cassese e la prassi politica del PD renziano sono due facce della stessa medaglia, quella che preferisce la tutela dei potenti al rispetto dei diritti fondamentali. L’alleanza per la Costituzione non è un furto, è un atto di legittima difesa contro chi, da destra e da “finti amici”, ha svenduto i valori della nostra Repubblica.
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Dopo 70 anni si scopre che la legge costituente la nazione è stata di fatto disattesa nella sua prima parte. chi dovrebbe porre rimedio? non certo quelli che finora hanno avuto l’incarico di attuarla. la domanda è sempre la stessa il M5S ha governato per 5 anni, perchè non ha avuto il coraggio di porre rimedio? non è questione di alleanze ma di volontà politica e di gestione del governo. non sono tutti uguali ma sono tutti inadempienti: questa classe politica ê da mandare a casa a pettinare le bambole. il punto è che nessuno ha il coraggio di presentarsi davanti al popolo sovrano per cambiare questo paese dalla radice; la macchina dello Stato gli si rivolterebbe contro. A meno che pezzi fondamentali di tale apparato non vogliano spezzare le catene che li inchiodano al mantenimento dello status quo.
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