In uno studio della Filcams Cgil emergono numeri preoccupanti sul lavoro povero: la media non raggiunge neppure 12mila euro. Dal 2021 al 2025 le retribuzioni hanno perso potere d’acquisto, la caduta più forte nel Mezzogiorno di oltre il 10%

(di Emanuele Imperiali – corriere.it) – Il boom della stagione turistica al Sud, con spiagge, alberghi e ristoranti pieni, nasconde una drammatica realtà che, a ben guardare, è sotto gli occhi di tutti: circa il 70% di chi lavora nel settore guadagna paghe da fame, percentuale che nel meridione sale oltre l’80%, cioè 4 lavoratori ogni 5.
E non va molto meglio nei servizi, dove pulizie e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità.
In uno studio della Filcams Cgil emergono numeri preoccupanti che fanno capire come il lavoro povero sia una ben triste realtà ben celata dietro un rutilante mondo di apparenti successi e traguardi raggiunti.
Se si analizzano tutti i settori del terziario, si vede che la media delle retribuzioni è di 18.775 euro in Italia.
Ma se si scende verso le regioni meridionali, questo salario diminuisce ulteriormente a 13.750 euro, di cui 15.706 per gli uomini e appena 11.787 per le donne.
Nel turismo le paghe sono ancora più basse, siamo ad una media che non raggiunge neppure 12mila euro, di cui 13.212 per gli uomini e 10.568 per le donne. Come dire, non si arriva neppure a mille euro lordi al mese!
La geografia del dato conferma, quindi, un paese diviso, dove, al divario territoriale, si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi, con il 56,75% di donne contro il 37,25% degli uomini in condizione di povertà lavorativa.
Sono, in particolare, i settori del lavoro di cura esternalizzato, del part time involontario, degli appalti al ribasso, delle notti e dei fine settimana a concentrare in modo sproporzionato l’occupazione femminile.
Nell’ultimo Rapporto Svimez si dimostra come i salari reali siano in calo, soprattutto nel Mezzogiorno.
Dal 2021 al 2025 le retribuzioni hanno perso potere d’acquisto, con una caduta più forte nel Sud: -10,2% contro -8,2% nel Centro-Nord. Inflazione più intensa e retribuzioni nominali più stagnanti lo accentuano.
Il lavoro povero tocca il 19,4% nel Mezzogiorno, quasi tre volte il valore del Centro-Nord, dove è attestato al 6,9%. In Italia i lavoratori poveri sono 2,4 milioni, di cui 1,2 milioni al Sud. E aumenta esponenzialmente il loro numero: più 120mila in Italia, più 60mila al Sud.
Altro che salario giusto come ha invocato la ministra del Lavoro Marina Calderone all’indomani dell’approvazione in sede parlamentare del decreto Primo Maggio!
Ci si rende conto, scorrendo queste cifre, che la necessità di un salario minimo di almeno 9 euro l’ora resta un’esigenza improcrastinabile.
Per Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil, il part-time involontario è ormai una condizione strutturale che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante.
«Si tratta di una vera e propria emergenza – incalza il sindacalista – di fronte a modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di contratti che dura da troppo tempo».
Nella recente mobilitazione nazionale dei lavoratori del turismo, del commercio e dei servizi per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro per l’intera categoria, a Napoli sono confluiti tutti quelli delle regioni del Mezzogiorno.
Erano in migliaia dalla Campania, dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Basilicata a sfilare per le vie del centro cittadino, chiedendo un nuovo contratto con aumenti retributivi dignitosi, in linea con il carovita e il mantenimento dei diritti acquisiti. Dal palco hanno ricordato che molti grandi marchi hanno abbandonato il Sud, continuando ad investire solo al Nord e questo, secondo i sindacalisti, «rappresenta il fallimento di una classe politica che non ha tutelato chi lavora, vincolando le aziende ai territori su cui avevano investito usufruendo di sgravi e agevolazioni».
Di fronte a questi numeri, sempre più preoccupanti, i sindacati chiedono un intervento immediato del Governo.
E proprio la Filcams Cgil ha lanciato una grande vertenza nazionale riassunta in uno slogan quanto mai illuminante bad work no future (cattivo lavoro senza futuro), contro lavoro povero e precariato.
Numeri del turismo in Italia.
Presenze totali: circa 458-479 milioni.
Arrivi internazionali: oltre 74 milioni di turisti stranieri.
Permanenza media: circa 3,5 giorni.
Strutture ricettive: oltre 265.000 attività attive con più di 5,4 milioni di posti letto
Siamo secondi, di poco, prima è la Spagna.
Con questi numeri, gli occupati con busta paga in Spagna percepiscono quasi il doppio. Varia da contratto a contratto, rimane comunque una differenza sostanziale del trattamento economico. Perché.
"Mi piace""Mi piace"
Perchè confondi pere con mele.
In Spagna quella che tu chiami retribuzione doppia si basa sulle offerte di lavoro pubblicate dalla piattaforma Turijobs; che non necessariamente corrispondono a quelle realmente percepite dai lavoratori.
L’articolo italiano utilizza dati della Filcams costruiti sulle retribuzioni effettivamente percepite.
Se dentro ci sono tantissimi stagionali che lavorano quattro o cinque mesi, la media annua inevitabilmente scende.
Sono due metodologie diverse, molto diverse.
El estudio, basado en el análisis de más de 11.000 ofertas de empleo publicadas en la plataforma durante el último ejercicio, apunta a una recuperación progresiva de las retribuciones tras la pandemia. Sin embargo, también refleja que la remuneración del sector continúa por debajo de la media nacional y que existen diferencias relevantes entre perfiles profesionales, áreas de actividad y destinos.
https://www.hosteltur.com/175728_radiografia-salarial-en-espana-cuanto-se-gana-en-turismo.html
Consiglio sempre di leggere tutto, non solo ciò che piace.
"Mi piace""Mi piace"
Grazie per la risposta.
"Mi piace""Mi piace"
Ma nel turismo il lavoro è stagionale e non tutti riescono a fare entrambi i periodi (estivo – invernale) soprattutto al sud. Un lavoro stagionale parziale non va calcolato nelle 12 mensilità. Poi c’è la Naspi ma bisogna vedere se sono maturati i contributi richiesti negli ultimi 4 anni.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Che il turismo sia un settore a basso valore aggiunto non è una novità.
È difficile che un settore caratterizzato da basso valore aggiunto possa sostenere, in media, retribuzioni elevate
I casi sono due: o l’impresa diventa poco competitiva e alla lunga chiude o il lavoratore rimane povero
L’articolo comunque fa una zuppa rancida mescolando fatti ed utilizzando i dati in modo orrendo.
Il settore turistico, cosa riportata nell’articolo stesso, è caratterizzato da discontinuità lavorativa legato prevalentemente alla stagionalità delle attività.
A questo bisogna aggiungere il part time involontario (col suo sommerso) e l’annoso problema del rinnovo dei contratti che riguarda anche altre categorie.
Quindi scrivere che un dipendente del settore guadagna 12.000 €/anno non dice niente.
Quante ore ha lavorato? Che durata aveva il contratto? Qual è la paga oraria?
L’insieme di questi dati può dare un quadro completo da cui poi si possono fare le valutazioni.
La soluzione è il salario minimo? Il salario minimo incide sulla paga oraria, ma se un lavoratore lavora 20 ore a settimana a 10 €/h guadagna 200 € a settimana; non proprio uno che si aggiunge alla lista di chi prenota una Ferrari.
Per non parlare del fatto che confonde chi ha paghe orarie basse con chi, pur avendo una paga oraria dignitosa, lavorando poche ore, ha un reddito basso.
La questione Sud è ormai nota, ma anche li il lavoro povero ( o le paghe orarie basse) sono una conseguenza, non la causa.
Minore produttività, minore presenza di grandi imprese, maggior tasso di disoccupazione e inattività che riducono il potere negoziale dei lavoratori, sono le cause principali.
La classe politica ha colpa? Si
Ma la colpa non è quella di non garantire salari adeguati, semmai è quella di non affrontare le cause che determinano l’inadeguatezza dei salari.
"Mi piace""Mi piace"
1000 lordi in busta paga e 1000 in nero, ci guadagnano tutti e tutto il territorio.
Il sud sta insegnando a tutto il mondo come si sta al mondo in questo sistema economico: con strafottenza e arroganza, con spregiudicatezza facendo uso della forza e della violenza verbale e gestuale.
Questi studi fatti su dati ufficiali fanno ridere, giustificano lo stipendio a chi lavora per i sindacati ed incidono sull’immaginario collettivo per giustificare il dare soldi ad aree economicamente svantaggiate che da centinaia d’anni sono sempre le stesse.
In un Paese simil-serio, si rafforzano notevolmente i controlli e le sanzioni fiscali ad iniziare dai miliardari, passando per i milionari ed infine a chi dichiara le decine di migliaia di euro, passando con poteri super, mega, extra alla Corte dei Conti.
Il patto sociale si regge sulla distribuzione della ricchezza attraverso il fisco (i ricchi per cultura danno ai poveri) e sulla giustizia uguale per tutti (i potenti economici e finanziari si inchinano per cultura davanti a leggi coerenti con i principi della Costituzione), concetti semplici ma non chiari a tutti.
"Mi piace""Mi piace"