
(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Chi si sarebbe mai accorto di Oleshky, e dei civili intrappolati nella cittadina ucraina, senza l’accorata telefonata di Papa Leone XIV a Putin? Chi avrebbe potuto leggere sui giornali le cronache, prima inesistenti, su quella disperata umanità abbandonata a se stessa, persone perlopiù anziane, impossibilitate a fuggire perché chi prova a scappare può saltare in aria su una delle centinaia di mine lasciate sul terreno? Chi avrebbe saputo dei cadaveri abbandonati per strada coperti da lenzuoli? O dell’assenza di cibo, di acqua potabile, di elettricità? Non staremo qui ad affondare il dito nella piaga dell’indifferenza collettiva che preferisce non vedere la mostruosità delle guerre e si tura le orecchie per non ascoltare le grida dal silenzio. Esercizio retorico che lasciamo volentieri ai professionisti dei sensi di colpa (altrui). La domanda è un’altra: perché soltanto il Papa, da una stanza d’ospedale, ancora sofferente per l’asportazione di un tumore maligno, sente la necessità di appellarsi alla pietà di un autocrate dagli occhi di ghiaccio, come di ghiaccio sarebbe stata la sua prima risposta (“La responsabilità è del regime di Kiev”). […] Anche chi scrive, come tanti, dopo gli ultimi fotogrammi del film “Naza”, con le luci del cinema riaccese, è rimasto immobile sulla poltrona, nel più assoluto silenzio della sala. Nel titolo di un bell’articolo di Mario Berruto sull’“Avvenire” dedicato a “Naza” e alla “banalità del male” si denuncia “l’abisso che c’è dentro di noi”. Non siamo d’accordo. Davanti a quel film il pubblico tace sgomento non perché si senta responsabile di qualcosa su cui non può intervenire ma per la ragione opposta: come è possibile che chi avrebbe potuto fare qualcosa – capi di Stato, di governo, autorità internazionali – assista indifferente alla carneficina ancora in corso o abbia fatto poco o nulla per far cessare il genocidio? Per esempio, il governo Meloni incapace di condannare i crimini della cricca Netanyahu (e silente davanti alle continue violenze dei coloni). Per esempio, l’assenza pressoché totale di sanzioni a livello internazionale. Con l’eccezione del premio Nobel Pillay, non a caso nella lista nera di Trump e della politica omicidiaria. Senza contare le polemiche insensate sulla credibilità delle testimonianze-confessioni dei militari israeliani. Come se oltre settantamila morti e le immagini di Gaza rasa al suolo non fossero sufficienti. Un tacere colpevole dei padroni del mondo, gli stessi che non spendono una parola per le generazioni di ucraini e di russi cancellate, per la desertificazione delle città, per i crimini contro l’umanità, per i quali la parola pace è una brutta parola. A eccezione di quell’uomo sofferente in un letto d’ospedale.