Quella di Papa Leone XIV solitario sugli scogli di Lampedusa è un’immagine che ricorderemo

(di Eraldo Affinati – repubblica.it) – Papa Leone XIV solitario e pensieroso sugli scogli di Lampedusa che perde lo zucchetto strappato dal vento, là dove continuano a morire sotto i nostri occhi i nuovi dannati della terra, è un’immagine che ci ricorderemo. Come se il Dio del Creato o chissà quale altra bizzarra combinazione astrale, dipende dalla fede di ciascuno di noi, avesse destinato proprio lui, questo agostiniano nato a Chicago, San Gimignano del Novecento, a svolgere il ruolo di supplenza etica che era già stato assunto, con toni diversi ma uguale idealità, da papa Francesco.
Le frasi pronunciate ieri, nel miglior contraltare possibile alla festa dell’Independence Day, soprattutto i gesti compiuti, tesi a legittimarle, l’omaggio alle tombe dei migranti, la Santa Messa celebrata nell’isola posta al centro del più grande cimitero marino dei nostri tempi, rappresentano, con incomparabile evidenza plastica, una risposta schiacciante alla cieca e proterva politica dei respingimenti. Non riconoscerlo significherebbe disattendere quella stessa responsabilità che secondo il pontefice avrebbe dovuto ispirare le decisioni non prese nelle stanze dei bottoni dei palazzi che contano del Vecchio Continente.
Arriverà un giorno in cui qualcuno ci chiederà dov’eravamo noi quando la gente affogava: un po’ le stesse domande che gli abitanti dei villaggi intorno a Bergen-Belsen si sentirono porre dalle truppe alleate che, alla fine della Seconda guerra mondiale, avevano appena liberato il lager nazista. Non vedevate la cenere accumulata sulle foglie degli alberi? I civili tedeschi potevano difendersi dicendo di non sentirsi colpevoli perché chiunque avesse protestato sarebbe finito dall’altra parte del filo spinato. Noi no. Non disponiamo di tale giustificazione. Eppure troppo spesso ci mancano le parole: c’è un vuoto da colmare. Perché abbiamo l’impressione che il Papa, come anche nelle sue riflessioni sull’intelligenza artificiale presenti nella Magnifica humanitas, resti da solo? Siamo prigionieri degli schemi, delle ideologie, delle reciproche strumentalizzazioni.
In particolare le dichiarazioni della classe dirigente sul tema dell’immigrazione appaiono strabilianti, benché facilmente decifrabili. Si tratta di un problema linguistico legato alla percezione artificiosa, se non strumentale, della gigantesca osmosi di popoli alla quale stiamo assistendo. Il migrante non andrebbe né criminalizzato né idealizzato. Dovremmo conoscerlo. Non la categoria che lo definisce. Non le statistiche che lo riguardano. Non i protocolli d’intesa da realizzare coi Paesi da cui proviene. No. Le persone. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, la sua esistenza unica, sacra e irripetibile. Se fossimo in grado di farlo, potremmo interpretare meglio noi stessi, diventando almeno consapevoli della dimensione retributiva da cui ci lasciamo governare. Il rapporto con Mohamed o Fatima diventerebbe la misura di tutti gli altri. E invece i cosiddetti leader degli opposti schieramenti si limitano a balbettare formule astratte sui vari tipi di emigrazione. Hanno paura di perdere il consenso. Pensano soltanto ai voti. Hanno fatto credere anche ai nostri ragazzi che la quantità certifichi la qualità. Non è affatto così!
Dobbiamo aspettare il Papa che ci esorta a non temere di contaminarci nell’incontro col prossimo per riscoprire ciò che Arthur Rimbaud scriveva a George Izambard, Je est un autre? Forse sì, e non sarebbe la prima volta: a chi faceva implicito, sebbene sottaciuto, riferimento quel motto divenuto quasi impronunciabile per consunzione interna, se non al giovane rabbi disceso da Cafarnao sulle rive del lago di Tiberiade? Non era stato lui a incrociare lo sguardo dei primi pescatori, lasciando loro intendere la possibilità di realizzare, qui ed ora, non chissà dove, come e quando, un’azione a fondo perduto, non schiava del risultato che avrebbero ottenuto? Vieni, seguimi, io ti darò tutto, anche se tu non mi restituirai niente. Soltanto così capiremo chi siamo.
Il Papa accogliere i migranti…Giorgia madre,donna e cristiana…. gli immigrati debbono essere rimpatriati o messi nel centro dell’Albania…..però politicamente per paura di perdere il consenso dei cattoli plaude al Leone!… ipocriti!
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nel panorama attuale i capi religiosi assumono la levatura di coscienza etica dell’umanità senza dio e senza patria. Se la storia della Chiesa Cattolica fosse iniziata dal concilio vaticano secondo tutto sommato sarebbe la migliore rappresentazione etica disponibile in ambito di fedi. Tuttavia la storia dice che il Vaticano è il più ricco fondo immobiliare del mondo e basterebbe monetizzare quel patrimonio per cambiare i destini degli ultimi e dei penultimi della nostra umanità (parliamo di circa 3,8 miliardi di persone). Sono convinto che il Dio di Prevost non si arrabbierebbe di fronte alla spoliazione delle ricchezze dello stato del Vaticano, restituendo così all’umanità decine di migliaia di residenze incantevoli. Certamente la curia tornerebbe a fare la vita stile poverello d:Assisi, ma le loro coscienze sarebbe nutrite da inesauribile gioia celestiale
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