La vera sfida consiste nel dar vita a uno schieramento davvero alternativo in quanto basato sul rigetto di neoliberismo, atlantismo e sionismo

Vannacci è solo l’effetto: la causa sta nel sistema. Di cui anche il Pd è parte integrante

(Fabio Marcelli – ilfattoquotidiano.it) – Il nostro Paese sta attraversando uno dei suoi momenti storici peggiori da oltre ottant’anni a questa parte. Non solo perché in preda a un “governo” a mio parere fascista e anticostituzionale, ma anche per l’esistenza di un ceto politico che nel suo complesso, pur con qualche lodevole eccezione, appare del tutto subalterno ai dogmi del pensiero unico neoliberista, atlantista e sionista, e quindi corrotto e guerrafondaio.

Costoro stanno svendendo il Belpaese al capitale finanziario internazionale e sono talmente imbevuti del verbo neoliberista da non poter neanche lontanamente concepire un orientamento politico volto a realizzare gli interessi della cittadinanza anziché quelli degli speculatori, il cui obolo attendono col cappello in mano, inginocchiati tra le rovine di città e territori sempre meno belli e vivibili, che oggi boccheggiano ancora più del solito per effetto del cambiamento climatico che costituisce un altro effetto del sistema capitalistico dominante, oltre che dal negazionismo irresponsabile e analfabeta delle sue classi “dirigenti”, da Trump a Salvini e ancora più in basso.

Nelle viscere di questo sistema infetto, nato dalla contaminazione mostruosa tra capitalismo e sistema politico italiano, stanno nascendo fenomeni, come il vannaccismo, che offre ai maschi italiani, sempre più in crisi materiale e ideologica, un surrogato di soluzione basato sul falso recupero di un’identità escludente, che vorrebbe abolire gay, lesbiche, donne non sottomesse e migranti che rifiutino la condizione di schiavi funzionali al sottosviluppo di cui beneficiano solo i ristrettì ceti parassitari dominanti.

Ma Vannacci, che peraltro già si apparecchia a rientrare nei ranghi meloniani, è solo l’effetto. La causa risiede nel sistema, che è largamente bipartisan, dianzi accennato. Un sistema che dalla negazione di ogni dignità e ogni autonomia nei campi strategici e decisivi della politica estera, di quella militare e della macroeconomia (la cui determinazione esclusiva spetta a Washington, se non a Kiev e a Tel Aviv, o, rispettivamente, a Bruxelles), ha facilmente desunto la convenienza di scelte politiche del tutto autoreferenziali nei campi che il sistema occidentale dominante acconsente benevolmente a delegare ai vassalli locali.

Ne deriva l’intreccio tra corruzione, propensione a favorire le mafie di ogni genere, non solo quelle armate, e violazione sistematica dei diritti civili, politici, economici, sociali, culturali e ambientali dei cittadini italiani, per capire la cui portata si suggerisce la lettura quotidiana del Fatto, un giornale davvero benemerito che non a caso lorsignori vorrebbero mettere a tacere con ogni mezzo necessario.

La soluzione a questa tristissima decadenza non può certo essere trovata all’interno di questo sistema, del quale, occorre ripeterlo, il Pd è parte integrante e non a caso il suo ottuso gruppo dirigente, guidato da fallaci considerazioni di natura “aritmetica”, si accinge a riproporre addirittura Matteo Renzi all’interno di una coalizione “alternativa” che, data l’esistenza di simili zavorre o meglio mine vaganti al suo interno, non riuscirà forse neppure a sloggiare dal suo scranno la pessima e deleteria Meloni coi suoi altrettanto pessimi e deleteri accoliti.

È del tutto evidente come il Pd e i suoi soci vecchi e nuovi siano parte del problema e non della soluzione. La vera sfida consiste quindi nel dar vita a uno schieramento che sia effettivamente alternativo in quanto basato sul rigetto senza se e senza ma di neoliberismo, atlantismo e sionismo e sull’affermazione altrettanto chiara ed esplicita di democrazia e diritti umani in tutte le loro dimensioni. Una forza che sappia riuscire nella difficile impresa di scuotere dal loro mortale torpore gli astensionisti e coloro che si accontentano di un voto “utile” che in realtà non è affatto tale.

Democrazia e diritti umani sono elementi che, per essere davvero pienamente concretizzati, richiedono di recidere ogni legame con il mondo capitalistico occidentale in rapido declino e l’inserimento a pieno titolo di un’Italia effettivamente indipendente nei nuovi equilibri multipolari che, tra mille intralci e mille pericoli, compreso quello di una guerra mondiale catastrofica, stanno emergendo dall’agonia inevitabile del vecchio mondo imperialista e neocoloniale.

L’affollata e partecipata riunione di Agorà che si è svolta sabato scorso a Roma costituisce un passo avanti nella giusta direzione, quella cioè della costruzione di una forza politica che sappia farsi carico di questo compito storico in modo né minoritario né identitario.

È ora però necessario che su tale meritorio progetto convergano rapidamente numerose altre forze politiche, sociali e culturali, realizzando un approccio comune generosamente unitario recuperando e valorizzando i momenti più gloriosi e significativi della nostra storia, quindi mettendo al centro l’antifascismo, che oggi va necessariamente declinato in antirazzismo, antisionismo e antimperialismo.