I clan italiani impediscono che il fentanyl eroda il business dell’eroina. Ecco perché lo fanno e perché non è una buona notizia

(di Roberto Saviano – repubblica.it) – Ottanta fiale. Sparite dalla cassaforte della farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, quartiere Magliana. Ma come, spacciatori che rubano in un ospedale? Va chiarito subito. Le mafie italiane, a oggi, non permettono la diffusione del fentanyl. Sono le mafie stesse che stanno portando avanti una strategia di protezione del mercato. Non vogliono che il fentanyl mini il business di cocaina ed eroina, canali consolidati e redditizi. E non vogliono che un’emergenza sociale da oppioidi sintetici costringa la politica a una repressione vera, quella che lo Stato sarebbe obbligato a fare per consenso, per non ritrovarsi i morti sui marciapiedi come a Filadelfia o San Francisco. È il paradosso più amaro. Il confine italiano al fentanyl, per ora, non lo presidia lo Stato. Lo presidiano i clan.
E allora perché, dopo un furto, i vertici di governo si riuniscono d’urgenza? Perché se il fentanyl si diffonde in Italia sarà una peste vera. Il fentanyl è la sostanza più potente mai creata dall’umanità in questo campo. Anzi, definirla droga non è nemmeno corretto, perché il fentanyl non nasce illegale. È un farmaco oppioide sintetico, utilizzato da decenni in anestesia e nel trattamento del dolore severo, soprattutto nei pazienti oncologici. Chi sta attraversando la fase terminale di un cancro, chi vive di dolori insopportabili, sa cosa significa. Il fentanyl arriva come la mano di Dio a cancellare letteralmente ogni sofferenza. Il problema è che quella stessa mano, quando esce dagli ospedali e finisce sulla strada, diffonde un’epidemia.
I numeri li fornisce il CDC, i Centers for Disease Control and Prevention, la massima autorità sanitaria federale americana, l’agenzia che registra ogni morte sul territorio degli Stati Uniti e ne certifica la causa. Nel 2023 il fentanyl ha ucciso 72.776 persone. In Vietnam, in vent’anni di guerra, i militari americani caduti sono stati circa 58.200. In Iraq, dal 2003 al 2011, circa 4.500. In Afghanistan, dal 2001 al 2021, circa 2.400. Sommate le tre guerre, 65.000 morti in mezzo secolo di conflitti. Il fentanyl li ha superati in dodici mesi.
Come ci si arriva, a questo? Il fentanyl, come scrivevo, non nasce come droga di strada. Nasce dentro la storia americana del dolore trasformato in mercato. Prima c’è l’OxyContin, l’oppioide lanciato da Purdue Pharma nel 1996 come farmaco sicuro, a rilascio prolungato, capace di dare sollievo per dodici ore. La promessa era semplice, meno dolore e meno rischio di dipendenza. Era una promessa falsa. Le pillole potevano essere frantumate e sniffate, oppure iniettate. Il farmaco uscì dagli ospedali ed entrò nelle case e nei campus, nelle vite di milioni di persone. L’OxyContin veniva usato per fermare un mal di denti come una depressione, usato per smontare ansia o guarire da una sciatica e assunto senza controllo medico porta a una dipendenza immediata.
L’OxyContin è ossicodone, un oppioide semisintetico derivato dall’oppio, potenza paragonabile alla morfina. Il fentanyl è completamente sintetico, si produce in laboratorio senza bisogno di papavero (fondamentale per i trafficanti che non devono importare o coltivare). Chimicamente non hanno quasi nulla in comune, ma agiscono sugli stessi recettori del cervello. Per il cervello di un dipendente sono la stessa fame. Chi prende ossicodone sviluppa tolleranza, servono dosi sempre più alte. Quando le prescrizioni vengono tagliate, resta la dipendenza senza la fonte legale. Si passa al mercato nero, prima l’eroina, poi il fentanyl, che per i trafficanti è perfetto, costa poco e ne basta una quantità minuscola. I cartelli lo pressano in pillole finte che imitano proprio l’OxyContin. Molti muoiono senza sapere di averlo preso. L’Oxy non diventa fentanyl. L’Oxy crea milioni di cervelli dipendenti, il fentanyl è la risposta del mercato illegale a quella domanda, più economica e più letale. Il fentanyl è 50 volte più potente dell’eroina e 100 più della morfina. Alla domanda perché prendi fentanyl, la risposta di tutti è la stessa, una pace assoluta in cui ansia e paura scompaiono, e con loro i pensieri. Proprio questa intensità è però il suo pericolo maggiore.
Quando lo scandalo della Purdue, che diffondeva di fatto droga legalmente nelle farmacie, esplose e le prescrizioni furono ridotte, non sparì la dipendenza. Sparì soltanto la fonte legale. (Leggete su questo il libro bellissimo di Beth Macy Dopesick: Dealers, Doctors, and the Drug Company that Addicted America, Little Brown & Company). Chi era ormai agganciato agli oppioidi cercò altro. Prima l’eroina, poi il fentanyl. Più potente, più economico da produrre e da trasportare. La crisi cambiò pelle, passò dalle ricette mediche alla strada, dalle farmacie ai laboratori clandestini dei cartelli messicani. Oggi il fentanyl entra negli Stati Uniti soprattutto dal Messico, in polvere o pressato in pillole blu che imitano l’OxyContin, le famose M30. Viene lavorato in laboratori nascosti in garage e si mescola con altre sostanze, dall’eroina alla metanfetamina. Lo spaccio viaggia online, con consegne organizzate come un commercio qualunque.
Ne ha scritto Biagio Simonetta in L’invasione. Dal fentanyl ai nuovi oppiacei, viaggio nel cuore di un’epidemia globale (Salani). I cartelli messicani che hanno il monopolio del fentanyl sono essenzialmente due: il Cartello di Sinaloa e il CJNG (Cartel Jalisco Nueva Generación); i dati della Dea americana fanno davvero paura. Con 1,5 milioni di pillole vendute ogni giorno, i cartelli incassano circa 750mila dollari al giorno all’ingrosso, quasi 274 milioni di dollari annui. Una volta arrivate sulle strade americane, quelle stesse pillole valgono oltre 4,5 milioni di dollari al giorno, cioè 1,64 miliardi di dollari l’anno e sono stime prudenti. Torniamo alle ottanta fiale romane e facciamo un’ipotesi. Chi le ha prese sa di avere in mano una sostanza vietata due volte, dalla legge dello Stato e dalla legge delle mafie. E questa doppia proibizione non ne abbassa il valore, anzi lo aumenta. Ottanta fiale fuori da ogni circuito, fuori perfino dal controllo dei clan. È la merce più pericolosa che esista, per chi la detiene e per chi la incontrerà.
Ecco la verità che questo furto ci costringe a guardare. In Italia le mafie decidono tutto. Decidono cosa si vende e cosa no, quali strade sono sicure e quali no. Decidono perfino, per puro interesse, per protezione del proprio fatturato, di salvarci dal fentanyl. Non è una buona notizia. È la peggiore. Perché significa che la diga che ci separa dall’epidemia americana non è fatta di Stato e di sanità pubblica. È fatta di convenienza criminale. E le convenienze cambiano. Il giorno in cui i clan decideranno che il fentanyl rende più di quanto costa, quella diga non ci sarà più. E noi scopriremo di aver affidato la nostra salvezza a chi ci tiene in ostaggio. L’Italia non è ancora l’America. Ma rischiamo di svegliarci tardi, solo quando ormai il sisma farà tremare la terra.
Mi sa tanto di mistificazione questo articolo; fa una mostruosa confusione di piani.
Parte dai dati degli USA per arrivare a dire che i clan, per interesse, fanno da argine alla diffusione del fentanyl.
Negli USA il fentanyl si è diffuso perchè l’azienda americana che produceva l’ossicodone (la Perdue Pharma) era riuscita, tramite pratiche commerciali scorrette, a farlo diffondere e prescrivere come un normale antidolorifico; quindi la sua diffusione è stata ampia ed immediata.
Gli USA si sono trovati di fatto una platea enorme di soggetti già predisposti dal loro sistema sanitario ad essere dei tossicodipendenti.
In Italia, per fortuna, tutto questo non c’è.
Se il fentanyl si dovesse diffondere in Italia lo farebbe tramite gli stessi canali con cui si diffondono le altre droghe.
Certo la notizia del furto delle 80 fiale non è un buon segnale, ma da qui a beatificare i clan ne passa.
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Deve esserci un richiedente che ne fa largo uso . Io cercherei dalle parti di Kiev .
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