Il problema è che la sinistra ha smesso di essere ascoltata dalle imprese. E non perché queste si siano improvvisamente spostate a destra, ma perché non ricevono risposte convincenti su ciò che considerano prioritario. Il risultato è una dinamica politica peculiare: una destra che governa beneficiando delle politiche europee e, al tempo stesso, costruisce consenso criticandone gli effetti più impopolari

(Lorenzo Castellani – editorialedomani.it) – C’è uno spazio di manovra per il governo che l’opposizione si ostina a non vedere: Giorgia Meloni può permettersi di criticare con veemenza l’Unione europea senza apparire una leader di governo antisistema perché, in questo momento, è il principale punto di riferimento del mondo produttivo. Un tempo il centrosinistra di Letta, Renzi e Gentiloni rappresentava la voce affidabile ed europeista, oltre che riformista, per il mondo delle aziende. Poi le sirene del populismo hanno cantato anche nel campo progressista e negli ultimi anni, anche grazie alla stabilità governativa e dei conti pubblici, Giorgia Meloni ha monopolizzato la relazione con l’Italia industriale.
Non è una questione di egemonia culturale, ma una elementare capacità di rappresentanza degli interessi. Le imprese italiane, soprattutto quelle manifatturiere e orientate all’export, non sembrano trovare più nella sinistra un interlocutore credibile. Non lo trovano sul fisco, non lo trovano sulla semplificazione amministrativa, non lo trovano sulla politica industriale e nemmeno sull’energia. Trovano, piuttosto, un linguaggio incerto, spesso più incline a redistribuire le risorse che ad aiutare chi produce, più incline a regolamentare che a incentivare all’investimento produttivo.

In questo vuoto si è inserita Giorgia Meloni. La premier offre stabilità, promette un rapporto meno ostile con il fisco e, soprattutto, si propone come argine a un eccesso di regolazione europea percepito come penalizzante. Non serve molto altro, quando dall’altra parte manca un’offerta alternativa sulle politiche industriali e i soli programmi che emergono sono concentrati su diritti, welfare e tassa patrimoniale.
Il punto decisivo è che questa postura dura di Meloni contro la regolamentazione, come quella sulla riduzione delle emissioni, non si traduce in un problema complessivo di rapporto con Bruxelles. Anzi. Il governo italiano ha ottenuto risultati significativi proprio dentro il quadro europeo: dalla flessibilità sui migranti alle risorse del Pnrr, fino agli interventi sull’energia. Meloni non è più considerata una leader anti europea; ma una presidente del Consiglio che usa l’Europa come spazio negoziale e, al tempo stesso, come bersaglio politico selettivo.
Il Green Deal diventa così il terreno ideale dell’offensiva, poco importa che questa produca modesti risultati per il governo. Criticare le regole green significa parlare direttamente a un pezzo rilevante del sistema produttivo che vive la transizione ecologica come un vincolo più che come un’opportunità, almeno nel breve periodo. E qui il discorso si salda con un dato difficilmente contestabile: mentre l’Europa si è dotata di un impianto regolatorio ambizioso, Stati Uniti e Cina hanno puntato su massicce politiche industriali, meno condizionate da vincoli ambientali e pianificazione. Il risultato è una crescente percezione di svantaggio competitivo delle industrie europee.

Meloni intercetta e amplifica questa percezione, trasformandola in linea politica. Ma può farlo senza pagare il prezzo dell’isolamento perché non mette in discussione l’appartenenza europea: ne contesta, piuttosto, le modalità operative. È una strategia che funziona perché si colloca esattamente nello spazio lasciato scoperto dalla sinistra.
Qui sta il nodo. La sinistra non ha dapprima smesso di parlare di imprese; di seguito ha smesso di essere ascoltata dalle imprese. E non perché queste si siano improvvisamente spostate a destra, ma perché non ricevono risposte convincenti su ciò che considerano prioritario. Il risultato è una dinamica politica peculiare: una destra che governa beneficiando delle politiche europee e, al tempo stesso, costruisce consenso criticandone gli effetti più impopolari; una sinistra che difende l’impianto europeo ma non riesce a tradurlo in una proposta credibile per aiutare chi produce. Non è una contraddizione della prima, ma una debolezza della seconda.
Finché questo squilibrio persiste, Meloni potrà continuare a occupare una posizione che in altri contesti sarebbe insostenibile: europeista nei fatti, critica dell’Europa nel discorso pubblico; istituzionale nelle sedi negoziali europee, competitiva nella narrazione interna. È una sintesi fragile, ma politicamente efficace.
La vera anomalia, oggi, non è la strategia della destra. È l’assenza di una opposizione capace di contendere il rapporto con l’economia reale. E finché questo vuoto non verrà colmato, il baricentro del sistema politico ha buone possibilità di restare dove si trova.
Giusto per chiarire le idee ai lettori di questo articolo, lo scrivano è DIPENDENTE di Carlo De Benedetti, che come Berlusconi ha sempre cercato di perseguire i propri interessi, aiutato dal possedere un gruppo editoriale di stampo progressista, la ei fu Repubblica-L’Espresso e Finegol.
Tale premessa s’impone per confutare le idiozie di uno che evidentemente vive su Marte.
Sono QUATTRO ANNI che la produzione industriale decresce, causa COSTI ENERGETICI fuori controllo frutto della sciagurata scelta di RINUNCIARE ALLO SVILUPPO DI NUOVI IMPIANTI DI RINNOVABILI per favorire i combustibili fossili. Chiusure, fallimenti, DELOCALIZZAZIONI, passaggio di mano a proprietà straniera e tutti contenti per l’immobilismo di Fasha & Urso? Seriamente?
La lusingano tutto allungando la mane mendicante a richiedere aiuti di Stato, Senza alcuna idea di sviluppo di una politica industriale adeguata ai nuovi scenario mondiali.
Popolo di vecchi analfabeti, egoisti e incline a seguire stregoni e urlatrici che fanno del complottismo e della sottomissione ai padroni del mondo la loro cifra politica.
Avremmo un DOCENTE universitario di Diritto e Avvocato di successo su cui puntare, ma non è abbastanza fanfarone e indemoniato nella sua arte retorica.
E amen.
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“Sono QUATTRO ANNI che la produzione industriale decresce, causa COSTI ENERGETICI fuori controllo frutto della sciagurata scelta di RINUNCIARE ALLO SVILUPPO DI NUOVI IMPIANTI DI RINNOVABILI per favorire i combustibili fossili.”
Lo scrivente dell’articolo vivrà anche su Marte, ma anche lei vive certamente su un altro pianeta del sistema solare.
Ci sono già fin troppe rinnovabili installate in Italia, se vuole sapere sapere a cosa andiamo incontro aumentando ancora le installazioni si studi il modello tedesco, pieno zeppo di rinnovabili ma con costi dell’energia comunque altissimi.
Senza una fonte pulita e “modulabile” (qual è il nucleare) l’Italia continuerà ad avere un problema di costi dell’energia elevata.
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«Popolo di vecchi analfabeti, egoisti e incline a seguire stregoni e urlatrici che fanno del complottismo e della sottomissione ai padroni del mondo la loro cifra politica.»
Mai parole per definire questo popolo di cialtroni senza attributi, furono più vere.
Io personalmente invece ho sempre detto qualcosa di simile ma diverso, e cioè che “Come popolo (inteso proprio come italiani, soprattutto i gorghesotti arricchiti, ma con una scolarizzazione – e conseguentemente con una cultura media – bassissima), non abbiamo futuro”. Alla fine siam lì… 🤷🏼♂️
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Cecco..e tutto per il vil denaro… basta aver er cassetto pieno de sordi… e chisse…. er mi nonno s’arzava alle 4 de notte per far er pane e la schiacciata!
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*Niccolò Machiavelli nel Capitolo XXII del Principe, spiega che la prima impressione (o congettura) sulle capacità di un governante si basa proprio sugli uomini di cui si circonda.*Se il principe sceglie collaboratori competenti , viene immediatamente giudicato saggio. Se i collaboratori sono scarsi o opportunisti, il giudizio sul principe sarà inevitabilmente negativo. Il suo primo errore politico risiede proprio nella scelta di chi lo affianca….*Un ottimo collaboratore deve mettere gli interessi dello Stato prima dei propri.I cortigiani adulatori, sono una una piaga da cui il sovrano deve sapersi difendere concedendo ascolto solo a chi dice la verità. La Meloni non ha letto ne conosce Machiavelli…
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