(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] Bisognerebbe organizzare una bella standing ovation collettiva, per ringraziare il cosiddetto campo largo (ma più che altro santo) per la sua instancabile opera di auto-sabotaggio. Non si fa in tempo a sperare che l’alleanza tenga, che subito arriva un disastro. E il governo Meloni ringrazia, perché nonostante la sua smisurata pochezza (anche morale, considerati gli attacchi ad alzo zero a Ranucci), rischia pure di rivincere tra un anno. Che spettacolo!

[…] L’ultimo harakiri riguarda il “rimprovero” (?) che Schlein avrebbe fatto a Conte per le sue posizioni sul riarmo. Conte dice che non c’è stato alcun richiamo dalla (quasi) alleata, il Corriere della Sera dice di sì (e il Pd non pare aver granché voglia di smentire). Dal palco della piazza (diversamente gremita) dei progressisti a Napoli, tra una contestazione ad minchiam e l’altra dei soliti massimalisti rossi fuori tempo massimo, Conte aveva così ribadito sei giorni fa la sua linea anti-riarmo: “Stanno creando una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”. Apriti cielo! A piccarsi di brutto sono stati i soliti noti: la destra del Pd, tipo Delrio e Fassino, e la consueta ghenga dei centristi evanescenti. E già qui c’è un enorme cortocircuito, perché quando parli (da progressista) e fai arrabbiare in un colpo solo Delrio, Fassino, Renzi e Calenda, tutta gente che a metterla insieme ha meno voti di un dattero, dovresti ricevere encomi. O quantomeno non rimbrotti. Calenda non fa parte del campo progressista, Renzi sta sulle palle anche ai muri, la destra del Pd è una Picierno che non ce l’ha (ancora) fatta a uscire dal gruppo: ma chi diavolo se ne frega se si arrabbiano? Chi sono, chi rappresentano? Vadano a piangere da Parenzo e arrivederci.

Invece no: il dibattito, a uso e consumo di giornaloni e talk-show orgogliosamente avulsi dal mondo reale, impazza. E il finale è sempre lo stesso: Schlein fa bene a sgridare (?) Conte, perché nel mondo dei cosiddetti riformisti (o politicamente riformati) nessuno ha la rogna come i 5 Stelle. Una roba che va avanti dal primo Vaffa Day, dunque da quasi vent’anni, persino da prim’ancora che nascesse il Movimento 5 Stelle. Che noia. E che idiozia. Secondo voi, tra gli astenuti (un italiano su due) e i delusi (quasi tutti), ci sono più persone che desiderano radicalità o che invece anelano a una coalizione che si faccia dettare la linea da centristi anonimi, trojan horse del Pd e politici morti (o forse mai nati) da almeno trent’anni?

[…]

Si tratta di capirsi: se il campo progressista vuole vincere, allora questo tafazzismo intriso di faide interne è puerile, miope e imbecille. Se invece l’obiettivo è perdere, allora la strada è senz’altro quella giusta. In quest’ultimo caso, ci permettiamo di consigliare altre mosse. Per esempio: prendere come spin doctor Stefano Cappellini, ora persino direttore di Repubblica (“ad interim”, per fortuna di Repubblica), e ricominciare a picconare più i Ricciardi (ieri erano i Di Battista) che i Tajani (ieri erano i Berlusconi); riprendersi la Picierno; appoggiare il Melonellum; scandalizzarsi puntualmente a ogni rutto di Vannacci (così arriva al 10% entro dicembre), continuando però nel frattempo a fregarsene o giù di lì di Gaza. E ancora: appoggiare il riarmo; fregarsene della sperequazione economica, della povertà in aumento, dei salari rasoterra; diffidare della pace e più ancora dei pacifisti; inseguire quella bischerata immane del “voto di centristi e moderati”. Godere – neanche troppo di nascosto – quando il governo bastona giornalisti e magistrati che alla Meloni piacciono poco, sì, ma che in fondo piacciono ancora meno ai “riformisti” di cui sopra. Insomma: tornare al 2014, però con la destra che spopola, e con i renziani ridotti nel frattempo a caricature di se stessi (persino più di dodici anni fa). Comunque vada, sarebbe (sarà?) un disastro. Daje!