(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […]Abbiamo la fortuna immensa di godere di questo governo (quasi sempre) di scappati di casa da più di tre anni e mezzo. È un esecutivo sfavillante e mirabile, che tutto il mondo ci invidia. È finito da due giorni il campionato di Serie A. Immaginiamo una classifica in qualche modo analoga, però al contrario: la Serie A dei peggiori al governo, o comunque nei piani alti delle istituzioni. Per esigenze di sintesi mi limiterò alle prime dieci posizioni, ben sapendo che in realtà non ne basterebbero venti o trenta o cinquanta.

[…] 10. Roccella. Lei non fa gaffe: dice e fa esattamente quello che pensa, ed è anche peggio. Infatti è la ministra che meno si adatta alla satira e più alla rabbia (e allo sconforto), perché incarna sin troppo bene l’aspetto più avvilente e inquietante dell’agire politico del governo Meloni: il bigottismo. L’oscurantismo. L’ostentazione retrograda di una morale, ove esistente, che sarebbe parsa eccessiva financo al tempo dell’Inquisizione. Siamo messi malissimo.

9. Valditara. L’incarnazione del preside bacchettone e illiberale de L’attimo fuggente. Ha un’idea di scuola antica, censoria, bacchettona. Confonde la mafia con le Brigate Rosse e poi neanche chiede scusa per la gaffe (anzi straparla di bullismo mediatico a suo danno). Colleziona – come tanti al governo – erroracci e inciampi. Del tutto inadeguato al ruolo. E quindi perfetto per il ruolo.[…]

8. Lollobrigida. È incredibile che sia sceso in una posizione così bassa: fino a due anni fa, pareva irraggiungibile. Bei tempi, quelli in cui faceva fermare i treni a Ciampino. Tra strafalcioni sulle Sacre Scritture e dichiarazioni tragicomiche a iosa, il riso che involontariamente genera sugli elettori (ahinoi non tutti) diventa vomito e dolore, pensando all’aberrante “legge sulla caccia” che è riuscito a sdoganare.

7. Santanchè. È crollata in classifica solo perché è stata defenestrata (con tre anni di ritardo) dopo il rovescio al referendum (una delle poche colpe che non aveva). Resta però strepitosa la sua capacità di inseguire (raggiungendola) l’antipatia, ostentando lusso gratuito in tempo di miseria e fregandosene con assoluto compiacimento della questione morale.

6. Delmastro. Fino a due mesi fa faceva il fenomeno ovunque, si vantava delle liste elettorali intonse (?) di Fratelli di Italia e diceva di provare gioia vera nell’osservare i blindati che toglievano l’ossigeno ai carcerati. Poi, in un amen, gli è caduto il mondo addosso: condanna in appello per il caso Cospito, e soprattutto la società creata con la figlia del prestanome del clan camorristico più potente di Roma. Meloni ha minimizzato finché ha potuto, poi lo ha cacciato. Evidentemente il karma di Delmastro ha cominciato a remare contro: inevitabile, quando fai i capodanni con Pozzolo e sei addirittura coinquilino di Donzelli.

5. Urso. Parla una lingua tutta sua, non indovina sei parole di fila neanche per disgrazia e come ministro trasuda un’impalpabilità da Guinness dei Primati. Un gigante.

4. Tajani. Fino a un anno fa sembrava il meno peggio (a conferma del livello generale). Poi ha messo la quinta e non lo ha fermato più nessuno. I droni che entrano in garage, non prenotate in Oman se non volete andare in Oman, il ponte sullo Stretto che ci serve se ci attaccano da Sud, il diritto internazionale che conta fino a un certo punto, eccetera. M-I-T-O.

[…]

3. Salvini. Come leader politico non esiste da almeno sei anni. Politicamente stra-postumo in vita. Le sbaglia tutte, sempre. Ma è pur sempre vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti. Condoglianze: a noi, però.

2. Nordio. Il peggior ministro della Giustizia di sempre. Per distacco.

1. La Russa. La peggior seconda carica dello Stato italiano di sempre. Per distacco.

Buona catastrofe a tutti!