«Le elezioni dipendono anche dai fattori economici», ha detto il leader della Lega. Che non ha ancora disinnescato lo sciopero degli autotrasportatori 

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – In assenza di soluzioni e di risorse, meglio non escludere le elezioni. Il vicepremier Matteo Salvini ha indossato di nuovo i panni del guastatore, aprendo all’ipotesi di elezioni anticipate. «Si voterà a scadenza naturale a settembre», ha premesso il segretario della Lega, che ha poi aggiunto «dipende anche dai fattori economici».

Il ministro delle Infrastrutture ha elencato tutti i problemi che deve affrontare l’esecutivo: «Inflazione, caro spesa, carovita, caro bollette, caro benzina. È chiaro che cala la fiducia delle imprese e dei cittadini». Al posto di provare a risolvere le questioni che agitano i sonni degli italiani, il rifugio sarebbe quello delle urne.

Parole che non possono essere dal sen fuggite e sono «un segnale evidente del caos totale che ormai attraversa la maggioranza», secondo il co-leader di Avs, Angelo Bonelli. L’altro vicepremier, Antonio Tajani, ha subito smorzato i toni: «La legislatura arriverà a scadenza naturale. Sono assolutamente convinto». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dribblato la questione: «Fin quando devo andare a servire il Paese, continuo a servirlo». Nei fatti, comunque, alla Camera la maggioranza è stata salda: è stata incassata la fiducia per il via libera al decreto Fiscale. Salvini, in una successiva dichiarazione, ha fatto parziale retromarcia: «Il nostro obiettivo è di arrivare assolutamente a fine legislatura».

Fatto sta che per la prima volta un leader della maggioranza non ha escluso l’opzione del voto, sempre respinta da Giorgia Meloni. E subito è scattato l’amarcord della pazza estate del 2019, quando Salvini ha fatto cadere il governo Conte. Sullo sfondo si intravede l’effetto Vannacci: il neonato partito Futuro nazionale può diventare un competitor a destra, nell’area sovranista.

La fuoriuscita di Laura Ravetto ha avuto più un effetto mediatico che concreto. Solo che il tempo gioca a favore del generale: più passano le settimane e più ha tempo per radicarsi e potenziare il progetto politico.

Soluzioni da Chigi

Palazzo Chigi è stato spesso costretto a mettere le toppe rispetto alle mancanze di Salvini. L’ultimo caso riguarda lo sciopero degli autotrasportatori, proclamato dal 25 al 29 maggio con conseguenze pesanti per l’approvvigionamento dei beni di prima necessità. Il dossier ha fatto sempre capo al ministero dei Trasporti, guidato da Salvini. Ma finora non è stata trovata la soluzione. Il leader della Lega, nel linguaggio, sembrava un sindacalista dei camionisti: «Hanno ragione». Nei fatti non ha messo nero su bianco la soluzione.

Peraltro il reperimento delle risorse è compito del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che è dello stesso partito di Salvini. Nemmeno ieri il vicepremier leghista aveva un piano pronto: «Il decreto si farà, ma se mi chiedete se abbiamo già una idea delle misure la risposta è no. Ci sta lavorando Giorgetti, ma arriveremo a venerdì pronti».

Si poteva fare tutto in casa, insomma evitando la proclamazione dello sciopero, che ancora non è stato revocato. Perciò è stato necessario il vertice last minute, alla presenza di Meloni, indice di una effettiva soluzione al vaglio. Ma è anche un’altra tacca ai risultati mancati del leader della Lega, che nel frattempo trova il modo di fare guerriglia interna. Ha rilanciato il tema della tassazione delle banche, sgradito a Forza Italia. «Le imprese bancarie possono contribuire alla redistribuzione della ricchezza», ha ribadito Salvini. Ed è subito clima da Papeete.