Le violenze, secondo quanto raccontato, sono iniziate già al momento dell’abbordaggio delle barche in mare aperto, in acque internazionali. Tre persone sono finite anche in ospedale

(di Gianni Rosini – ilfattoquotidiano.it) – “Violenze estreme” fin dall’abbordaggio. E poi torture, umiliazioni e abusi sessuali. I legali degli attivisti della Flotilla fermati dall’esercito israeliano e trattenuti ad Ashdod riportano i racconti che hanno raccolto nelle ultime ore dai loro assistiti ancora nelle mani delle forze di sicurezza israeliane, dopo la denuncia unanime della comunità internazionale per i video in cui vengono mostrati legati e incaprettati e umiliati dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir.
Il team legale dell’ong Adalah riferisce di aver raccolto dai detenuti “denunce relative a violenze estreme, umiliazioni sessuali e gravi ferite da parte delle forze israeliane”, compresi “almeno tre casi di persone ricoverate in ospedale e successivamente dimesse”, “decine di partecipanti con sospette fratture alle costole e conseguenti difficoltà respiratorie“. I racconti delle persone fermate dalle autorità d’Israele riportano “l’uso frequente di taser” e ferite “da proiettili di gomma durante l’intercettazione” in mare. Oltre agli “abusi fisici, i partecipanti sono stati sottoposti a gravi degradazioni, molestie sessuali e umiliazioni. A diverse partecipanti donne è stato strappato l’hijab“.
Le violenze, secondo quanto raccontato, sono iniziate già al momento dell’abbordaggio delle barche in mare aperto, in acque internazionali: “Gli attivisti detenuti sono stati sottoposti a violenze estreme sia sulle imbarcazioni sia durante il trasferimento tra le barche e il porto – aggiungono gli avvocati – Inoltre, le autorità hanno costretto gli attivisti a mantenere posizioni di stress mentre venivano spostati all’interno del porto, erano obbligati a camminare completamente piegati in avanti mentre le guardie premevano violentemente sulle loro schiene. I partecipanti sono stati inoltre costretti a rimanere inginocchiati all’interno della nave per periodi prolungati”.
I legali di Adalah hanno potuto raccogliere le testimonianze dopo aver avuto accesso al porto di Ashdod, dove sono trattenuti gli attivisti, anche se non hanno potuto incontrarli tutti a causa delle restrizioni di accesso. Tutti i fermati, fanno sapere, hanno completato la fase iniziale di identificazione da parte delle autorità israeliane per l’immigrazione e quasi tutti stanno venendo trasferiti nel carcere di Ktziot per comparire giovedì davanti a un tribunale in vista dell’espulsione. Adalah, fa sapere l’ong, chiederà di essere presente alle udienze per garantire loro assistenza legale.
Comparire davanti ad un tribunale? Non sapevo che i pirati assassini avessero pure dei tribunali!
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