(di Michele Serra – repubblica.it) – L’idea che il Canada possa entrare nell’Unione Europea poteva essere definita, fino a poco tempo fa, molto stravagante. Oggi, dopo avere letto l’articolo di Daniele Castellani Perelli su questo giornale, capisco che può essere entusiasmante. Per una ragione, lo ammetto, puerile: se Trump vuole prendersi la Groenlandia, noi ci prendiamo il Canada (vuoi mettere?). Ma anche per una ragione molto più seria. L’alleanza tra paesi democratici minacciati dal dispotismo e dal militarismo di Russia e Stati Uniti, o semplicemente contrari — anche quando non direttamente minacciati — alla prepotenza dei più forti, al disprezzo per la democrazia, i diritti umani e l’integrità territoriale che Putin e Trump hanno messo in campo, potrebbe essere già adesso un’esigenza concreta e una carta da giocare.

Molti di noi hanno accolto con sollievo e ammirazione più di un discorso del premier canadese Carney (ieri in Armenia ospite di un vertice della Comunità europea). Se possiamo permetterci di definirli discorsi “europei” come scala di valori, è anche per demerito di Trump, che ha trascinato gli Stati Uniti in territori ideologici e culturali infradiciati dal suprematismo bianco, dal fanatismo religioso, dall’idolatria del denaro. Se in questo momento qualche canadese sta pensando (e i sondaggi lo confermano) “L’Europa, perché no?”, è per le stesse ragioni per le quali un europeo sta pensando “il Canada, perché no?”. Il defunto Occidente potrebbe riorganizzarsi su basi nuove. Meno geografiche e belliche, più ideali ed etiche. E soprattutto, nel momento in cui Dio viene usato, a Mosca e Washington, come una clava: più laiche.