Perché dunque aprire il fronte col Vaticano? Si può ipotizzare che non fossero i cattolici l’obiettivo delle schermaglie con Leone XIV, bensì JD Vance, il quale ne è uscito con le ossa rotte, costretto a decidere con chi schierarsi

(Nadia Urbinati – editorialedomani.it) – «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco» è un proverbio che i politici dovrebbero tenere sempre presente: è imprudente cantare vittoria troppo presto; nulla è scontato. Questo vale per tutti i giocatori impegnati nella lunga campagna elettorale di metà mandato.
I democratici americani si sentono rincuorati e prevedono un buon esito. Non per i loro meriti particolari, ma per le intemperanze del leader della Casa Bianca. Se non fosse per i movimenti civili, le associazioni e l’ala socialista, pochi si accorgerebbero che esiste un’opposizione.
Certo, il Congresso è saldamente repubblicano; ma proprio per la loro impotenza numerica ci si aspetterebbe un maggiore attivismo politico da parte dei Dem. Che, invece, sembrano contare soprattutto sulle bravate di Trump.

Però, alcuni sondaggi recenti indicano che i repubblicani non se la passano malissimo. Si legge su Politico che con il petrolio sceso sotto i cento dollari al barile, «il mercato azionario che registra nuovi massimi storici e la benzina in calo di otto centesimi al gallone, alcuni [repubblicani] avvertono, per la prima volta da quando è iniziata la guerra in Iran, un leggero vento favorevole». Questo clima timidamente ottimistico è rafforzato dall’impatto della decisione della Corte suprema del febbraio scorso sull’illegittimità di gran parte dei dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump: a partire dal 15 aprile (la data tradizionale della denuncia dei redditi) è iniziata la procedura di rimborso per oltre 130 miliardi di dollari a risarcimento delle tariffe riscosse illegalmente dal governo federale. Ricevere rimborsi dal governo fa piacere e Trump potrebbe avvantaggiarsene.

Se le previsioni per la Camera sono negative, quelle per il Senato sono più positive. E non è difficile intuire che, a partire da questo clima assolutamente non negativo, il partito repubblicano premerà su Trump affinché eviti di aprire fronti polemici quotidiani e concluda la guerra con l’Iran.
«Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sui rimborsi fiscali questa settimana», dicono i portavoce repubblicani che stanno girando in lungo e in largo per gli Stati in bilico, «abbiamo ricevuto domande sul papa e sulla sala da ballo». Temi di “distrazione” con cui Trump ha distolto l’attenzione dalla guerra in Iran, che non procede secondo le aspettative e non finirà in poche settimane, nonostante il secondo possibile round di colloqui in Pakistan. Le armi di “distrazione” sono state, in verità, molto discutibili, anche a giudizio dei repubblicani.
L’appropriazione di Gesù da parte di Trump (una blasfemia per tutte le denominazioni cristiane), i fascicoli su Epstein mal gestiti dalla Casa Bianca, un certo risentimento per la guerra in Iran da parte dell’ala isolazionista del partito repubblicano, il crollo del governo di Viktor Orbán in Ungheria, una stella polare per i Maga: tutto questo rende la posizione di Trump delicata. Perché dunque aprire il fronte col Vaticano e non sfruttare al meglio le poche buone notizie?
Sappiamo che i cattolici hanno votato massicciamente per Trump nel 2024, più di quanto non avessero fatto col cattolico Joe Biden. È vero che la spina dorsale Maga è composta dai protestanti evangelici. I quali, tuttavia, sono forti negli stati saldamente repubblicani, quindi non di grande aiuto in quelli in bilico. Dove, al contrario, i cattolici saranno determinanti, in particolare quelli bianchi. Diversa è la posizione dei cattolici ispanici che, nonostante un certo spostamento verso Trump nel 2024 (andato deluso dalla violenta politica anti-immigrazione che ha colpito soprattutto i latinoamericani), hanno in maggioranza sostenuto Kamala Harris. Ma è sul loro voto che si gioca gran parte della partita del midterm. Dunque, l’uscita di Trump sembrerebbe irrazionale.
Eppure… per i commentatori più attenti, l’argomento dell’irrazionalità non convince, anche perché non tiene conto di un fattore tutt’altro che irrilevante: la successione a Trump. Si può ipotizzare che non fossero i cattolici l’obiettivo delle schermaglie con Leone XIV, bensì JD Vance, il quale ne è uscito con le ossa rotte, costretto a decidere con chi schierarsi: con Trump o col papa. Una scelta che lo ha reso infido ai cattolici senza averlo ingraziato a Trump. Si legge su un blog cattolico: «Vance dovrebbe fare un passo indietro. Non ci rappresenta». E Vance risponde annunciando che sta scrivendo un libro per raccontare la sua conversione al cattolicesimo.