
(Giancarlo Selmi) – Nessuno meglio di me conosce gli israeliani. Ci ho lavorato. So quali siano i loro pregi e i loro difetti. Senza cadere in stupide generalizzazioni e riferendomi a ciò che ho visto e conosciuto, posso affermare senza timore di sbagliare che si tratti di gente che ha un incredibile senso di superiorità. E che quel senso di superiorità lo applica a tutto.
Non so da cosa nasca questa cosa, se dalla religione, dalla loro educazione, dalla certezza di essere “il popolo eletto” che viene dalla lettura, a senso unico, delle sacre scritture, ma so che esiste. Si vede. Si sente. Sono incredibilmente solidali fra loro e il rapporto con “gli altri” è influenzato proprio da questo: giudicare tutti quelli che non fanno parte del loro mondo “gli altri”. Quelli che loro chiamano “gentili”.
Sono educati in questo modo da piccoli, sono incentivati al disprezzo degli altri da piccoli. È evidente che non tutti siano così, ma la distinzione del popolo dagli atti e le decisioni del loro governo, è una barzelletta. Non credo di esagerare se dico che il 90% degli israeliani la pensi esattamente come i suoi capi. A qualcuno è accaduto di essere sputato per strada da bambini, perché facente parte dei “gentili”.
Hanno un sontuoso senso del diritto e un inesistente senso del dovere. Ciò che vale per loro è voluto da Dio, e non è ciò che vale per gli altri. L’esercizio della doppia morale è normale. E questa cosa dell’antisemitismo è un’arma che non esitano a usare. Nessuno può essere meno antisemita del sottoscritto. Ho pianto per la “Shoah”, mi sono formato con il ribrezzo per quell’orrore. Non ho nulla che mi ponga contro di loro, ma per diventare antisemita, con quella gente, è sufficiente uno starnuto.
Le immagini li stanno sputtanando. Quella del militare con il telefono che umilia una giovane donna palestinese e l’oltraggio fatto alla statua di Gesù in una comunità maronita, offendono il più basilare concetto di tolleranza, di umanità, di appartenenza al genere umano. Ma offendono più cose, non solo questo. Senza parlare delle migliaia di bambini ammazzati con metodo scientifico. È un’arroganza insopportabile che li sta isolando irrimediabilmente.
È disgustoso pensare che la narrazione di chi pensa che il diritto alla sopraffazione degli altri venga da un Dio, prenda il sopravvento sulla logica e la umanità della convivenza, ma tant’è. La cosa più disgustosa è constatare che ci sia gente che li difenda contro ogni evidenza e nonostante tutto. È un problema che riguarda la coscienza di chi li difende, ma riguarda, senza voler esagerare, i motivi della presenza dell’uomo su questo pianeta e, forse, vista la disponibilità di ordigni atomici, a questo punto, la sua sopravvivenza.
Non ho nulla contro gli israeliani. A questo punto, però, il problema non è più quello che io (o altri) possa avere contro di loro, che non esiste, ma cosa abbiano loro contro il resto dell’umanità.
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