Uccisa una 37enne moglie di un leader di un movimento a difesa dei migranti. La versione della Homeland Security e il video che la smentirebbe

(di Monica Ricci Sargentini – corriere.it) – È accaduto di nuovo, a pochi isolati dal luogo in cui cinque anni fa George Floyd fu brutalmente soffocato da un poliziotto. La vittima questa volta non è afroamericana ma una donna bianca di 37 anni, uccisa durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), dispiegato per ordine del presidente Donald Trump in diverse città americane contro l’immigrazione clandestina. Si tratterebbe, secondo i media americani, di Renee Nicole Good, cittadina americana e madre, originaria del Colorado. 

IL VIDEO 
Un video diffuso sui social mostra alcuni agenti avvicinarsi a un suv fermo in mezzo alla strada e ordinare alla conducente di scendere. Quando uno dei federali afferra la maniglia della portiera, il veicolo fa retromarcia e poi avanza. Un altro agente, posizionato davanti all’auto, estrae l’arma e spara a bruciapelo almeno due colpi a distanza ravvicinata contro l’auto.  Il Suv poi avanza contro due auto parcheggiate su un marciapiede lì vicino prima di fermarsi. Si possono sentire i testimoni gridare sotto choc. Renee Nicole Good morirà poco dopo in ospedale per le ferite d’arma da fuoco riportate alla testa

TRUMP ALL’ATTACCO 
Sull’accaduto ci sono due versioni agli antipodi. La portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, ha affermato che la sparatoria è avvenuta dopo che dei «rivoltosi» hanno ostacolato gli agenti e una donna ha tentato di «investire» le forze dell’ordine. Dello stesso avviso la potente ministra della Homeland Security Kristi Noem che ha parlato di un atto di «terrorismo interno». E anche il presidente Trump, in serata, ha avallato questa ricostruzione: «Ho visto il video, è orribile da guardare — ha detto —. La donna alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’Ice, che sembra averle sparato per legittima difesa». Il presidente ha, poi, accusato «la sinistra radicale» di minacciare e prendere «di mira quotidianamente i nostri agenti delle forze dell’ordine e dell’Ice. Stanno solo cercando di fare il loro lavoro: rendere l’America sicura». 

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LOCALI DEM CONTRO FEDERALI REPUBBLICANI  
Ma il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, smentisce nettamente questa versione e accusa senza mezzi termini le autorità federali di «spacciare la sparatoria come un atto di autodifesa»: «Avendo visto il video personalmente, voglio dire a tutti direttamente che è una str… — ha detto durante una conferenza stampa —. Si è trattato di un agente che ha usato sconsideratamente la forza, causando la morte di una persona». È d’accordo anche il governatore del Minnesota, Tim Walz, ex candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris, che ha definito l’amministrazione Trump una «macchina propagandistica» per aver parlato di terrorismo interno. Rivolgendosi direttamente a Noem e Trump, Walz ha poi detto: «Questa tragedia era totalmente evitabile. Avete fatto abbastanza, non abbiamo bisogno di ulteriori aiuti da parte del governo federale». Un invito a lasciare la città lanciato anche dal sindaco: «Andatevene da Minneapolis. Non vi vogliamo qui». Ma gli agenti rimarranno dove sono. Lo ha assicurato via email al Washington Post la stessa McLaughlin. L’ondata di rabbia dei democratici che governano il Minnesota è destinata a crescere ulteriormente. Una miccia anche fuori da questo stato: il deputato democratico dell’Illinois Robin Kelly ha annunciato l’intenzione di mettere sotto accusa il Segretario per la Sicurezza Interna Kristi Noem in seguito alla sparatoria.

I dettagli sono ancora frammentari e nessuna delle due versioni è stata confermata in maniera indipendente. Non sono state nemmeno divulgate le generalità dell’agente dell’ICE che ha sparato, definito da Noem come un agente esperto capace di fare il suo lavoro, già rimasto ferito a giugno dopo essere stato trascinato dal veicolo di un manifestante anti-Ice. Ha affermato che l’agente ieri è stato investito dal veicolo durante la sparatoria: portato in ospedale, è stato dimesso.

CHI ERA LA VITTIMA 
Renee Nicole Good si era descritta sui social come una «poetessa, scrittrice, moglie e mamma» originaria del Colorado. Secondo lo Star Tribune, Good era stata sposata con Timmy Ray Macklin Jr., morto nel 2023 a 36 anni, da cui aveva avuto un figlio. «Renee era una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto», ha detto sua madre. «Probabilmente era terrorizzata, mia figlia non fa assolutamente parte di niente del genere», ha aggiunto riferendosi ai manifestanti che sfidano gli agenti dell’Ice. «Era estremamente compassionevole. Si è presa cura delle persone per tutta la vita. Era amorevole, comprensiva e affettuosa. Era una persona straordinaria».

I registri mostrano che la vittima aveva vissuto di recente a Kansas City, Missouri, dove aveva avviato con un’altra donna un’attività chiamata B. Good Handywork. In un video pubblicato sui social dalla scena dell’incidente, una donna, che descrive Renee Nicole Good come sua moglie, è seduta vicino al veicolo e singhiozza. Afferma che erano arrivate da poco in Minnesota con un bambino di 6 anni.
La deputata Ilhan Omar, democratica e prima somalo-americana eletta alla Camera Usa — che Trump ha definito «spazzatura come i suoi amici» — ha descritto la vittima come una «osservatrice legale» dell’operazione dell’Ice che ha mobilitato in città oltre 2000 agenti federali.

LE PROTESTE 
Una folla di manifestanti infuriati  si è subito radunata nella zona della sparatoria: candele, fiori e fischietti riempivano la distesa di neve dove si era schiantata l’auto di Good dopo essere stata colpita da un colpo di arma da fuoco. La morte di Good è già diventata un grido di battaglia per le persone che lavorano per ostacolare la campagna di deportazioni di massa di Donald Trump.
Poche ore dopo migliaia di persone si sono riversate anche nelle strade di Chicago, New York, Detroit, San Francisco e in altre città del Paese. A Detroit, decine di cittadini si sono radunati davanti all’edificio dell’Ice in Michigan Avenue, nel centro della città, per protestare contro gli agenti. L’organizzatrice, Kassandra Rodriguez, ha denunciato «l’abuso di potere». «Credo che questa sia una cosa che non dovrebbe mai accadere ed è del tutto inaccettabile – ha affermato – E credo che spetti alle nostre amministrazioni locali prendere una posizione dura contro una situazione del genere e non permettere all’Ice di fare quello che vuole nei nostri quartieri».

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Minneapolis è l’ultimo bersaglio della campagna dell’amministrazione Trump che ha inviato agenti dell’Ice e la Guardia Nazionale nelle città e negli Stati a guida democratica per arrestare gli immigrati irregolari. Finora almeno cinque persone sono morte tra cui Silverio Villegas-Gonzalez ucciso a settembre nell’area di Chicago.

Minneapolis e la città gemella St. Paul sono in stato di allerta da quando, mercoledì scorso, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha annunciato l’avvio dell’operazione legata in parte ad accuse di frode che coinvolgono residenti di origine somala e che hanno indotto Walz a non ripresentarsi per un nuovo mandato. Secondo i pm miliardi di dollari sarebbero stati rubati da sussidi sanitari finanziati a livello federale e da un programma Covid-19 negli ultimi anni. Il Minnesota ospita la più grande popolazione somala degli Stati Uniti, un gruppo che Trump a dicembre ha detto di non volere più nel Paese.