
(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – In quanto cuoco e sguattero non occasionale, anzi quasi quotidiano, mi sento anche io, per la mia milionesima parte, patrimonio mondiale dell’umanità, angelo del focolare così come i manuali di economia domestica definivano “mogli, madri e fanciulle”. Ne sono orgoglioso, e in particolare rivendico il largo primato che, in casa mia, il cibo preparato in casa ha nei confronti di quello ordinato con una app.
Incassato il successo, e detto che ogni successo implica la responsabilità di esserne degni, abbiamo due compiti da svolgere. Il primo è battersi perché cucinare rimanga, appunto, un’attività di massa, parte della cultura quotidiana. Almeno nelle grandi città si ricorre all’asporto in misura crescente, soprattutto i giovani: l’organizzazione del lavoro e del tempo libero prevede sempre meno tempo per cucinare in casa.
Il secondo compito è tenere bene a mente che la cucina italiana ha potuto giovarsi, lungo i secoli, di una fantastica ibridazione di ingredienti e di culture, mettendo a profitto il nostro essere al centro di migrazioni (e occupazioni militari) che abbiamo saputo trasformare in ricchezza culturale. Cucina araba, spagnola, francese, mitteleuropea, spezie orientali, ingredienti d’oltreoceano come la patata, il mais e il pomodoro: l’identità della cucina italiana, e non solo della cucina, è forte perché è ibrida. Ogni popolo chiuso langue, e ha identità debole, e ogni popolo aperto prospera, e ha un’identità forte. Dal cuscus della Sicilia occidentale al canederlo delle valli di Nordest, possiamo permetterci una biodiversità gastronomica (credo si possa definirla così) inimitabile nel mondo. Valorizzarla vuol dire capire che non esiste un concetto cristallizzato di “identità”, cucina compresa. I sapori viaggiano, oggi mangiamo ciò che non mangiavamo ieri, domani ciò che non mangiamo oggi.
OT necessario rispetto a un piatto immateriale italiano
Guerre e manipolazione: l’Italia è stata raggirata
di Alessandro Orsini
La guerra in Ucraina ha preso una piega terribile, umiliante, per l’Europa e per Zelensky. Il dibattito tra i Paesi della Nato riguarda le regioni che l’Ucraina cederà alla Russia (quasi tutto lo sbocco al mare); l’esercito che l’Ucraina non potrà avere (un esercito inoffensivo); le alleanze militari in cui l’Ucraina non potrà entrare (non entrerà nella Nato); la riammissione della Russia al G8 (addio sanzioni e restituzione degli asset russi). Si parla anche di come fare fuori Zelensky con una nuova elezione presidenziale. Per non parlare degli insulti che la Casa Bianca riversa su Zelensky. Un tempo, Zelensky era un santo. Adesso è l’uomo più insultato, irriso e vilipeso del pianeta. Trump lo ha appena paragonato a P. T. Barnum, l’imprenditore circense americano (1810-1891). Eppure, la grande stampa italiana ha sostenuto, fino a mezz’ora fa, che la Russia stava perdendo la guerra o che l’avesse persa addirittura. E non pochi hanno ancora l’impudenza di perseverare con questa narrazione. Trump ha chiarito che: “L’Ucraina sta perdendo territori buoni”. Che cosa intende dire? Trump sta dicendo ciò che questa rubrica ha sempre detto: i successi dei russi non devono essere valutati in base alla “quantità” di territori conquistati, ma alla loro “qualità”. Se la Russia occupa il 20% del territorio ucraino, però prende quasi tutto lo sbocco al mare e le regioni più ricche e strategiche, allora l’Ucraina è nella fossa. Sarebbe come affermare che la Francia ha perso la guerra con l’Italia perché Macron ha strappato a Meloni “soltanto” il Veneto, la Lombardia e la Liguria. È chiaro che il problema della disinformazione in Italia è il problema di una minoranza organizzata, la classe governante, che manipola la maggioranza disorganizzata, la classe governata. Questa è la tesi del mio nuovo libro, Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali, che uscirà per Paper First il 3 marzo 2026. Richiamandomi alla migliore tradizione del realismo politico italiano – Mosca, Pareto e Michels – riporto il dibattito sulla disinformazione in Italia con i piedi per terra attraverso Machiavelli. Se studiamo il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale con gli strumenti delle scienze sociali, balza agli occhi che gli italiani non sono manipolati dal Cremlino. I russi non hanno nessuna capacità di penetrazione nei grandi media italiani. L’ambasciatore israeliano a Roma ha il potere di imporre la lettura di un comunicato di censura contro Ghali al festival di Sanremo. L’ambasciatore russo a Roma è privo di un simile potere. Gli italiani sono manipolati dagli italiani. È l’Italia che manipola gli italiani, non la Russia. La disinformazione che colpisce gli italiani proviene da Palazzo Chigi, non dal Cremlino. Sono Crosetto, Tajani e Meloni che manipolano l’opinione pubblica in Italia. Un esempio? Giorgia Meloni ha lanciato una nuova pervasiva campagna di disinformazione, secondo cui il suo governo non ha mai dato armi a Zelensky per sconfiggere la Russia, ma soltanto per impedire ai russi di arrivare fino a Kiev. Dire: “L’Italia ha inviato le armi per consentire agli ucraini di resistere” è pura manipolazione dell’opinione pubblica giacché tutta la documentazione ufficiale prodotta da Meloni dice che il governo italiano ha armato la controffensiva ucraina, avviata il 5 giugno 2023, con l’obiettivo dichiarato dalla Nato di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia e costringerla alla resa senza condizioni. Davanti alla catastrofe, Meloni manipola gli italiani dichiarando di non avere mai parlato di “vittoria dell’Ucraina”. Eppure, ha pronunciato questa frase tante volte al fianco di Zelensky. Il 13 maggio 2023, in conferenza stampa con Zelensky a Palazzo Chigi, Meloni ha detto: “Noi scommettiamo sulla vittoria dell’Ucraina”. Negare di avere armato l’Ucraina per sconfiggere la Russia è una tipica campagna di disinformazione della classe governante contro la classe governata per indurre i cittadini italiani a credere il falso. Il 12 luglio 2024, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca con Zelensky, Biden ha dichiarato: “La Russia non vincerà questa guerra; l’Ucraina vincerà questa guerra”. Nella puntata di Piazza Pulita del 7 aprile 2022, il vicesegretario generale della Nato, Mircea Geoana, aveva dichiarato: “Noi vogliamo aiutare l’Ucraina perché sappiamo che, con il loro coraggio e il nostro sostegno, possono vincere questa guerra”. Il mio libro in uscita il 3 marzo 2026 esonda di casi di manipolazione dell’opinione pubblica da parte della classe governante contro la classe governata. I “machiavelliani” hanno ancora molto da insegnare a chi vuole ascoltare.
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