
(Federico Giusti – lafionda.org) – Gira una battuta tra i docenti delle scuole, ossia che il Ministero dell’Istruzione e del Merito si stia trasformando in Ministero dell’Istruzione Militare. A prescindere dall’ironia c’è del vero in questa considerazione, se pensiamo alle innumerevoli circolari del Ministero e alla presenza di militari nelle scuole di ogni ordine e grado.
Da qualche tempo il mondo della scuola si sta risvegliando, e non solo per la buona partecipazione ai due scioperi generali tra settembre e ottobre (pur con percentuali ancora troppo basse come del resto nell’intera Pubblica amministrazione), ma perché oltre ai bassi salari e ai rinnovi contrattuali – con aumenti irrisori pari a un terzo dell’aumento reale del costo della vita – sta prendendo corpo un diffuso malessere verso le politiche educative del Governo, tra circolari e continue intrusioni atte a generare un sistema di controllo dopo le centinaia di mozioni in solidarietà con il popolo palestinese, e contro il genocidio, che sconfessano la politica dell’Esecutivo.
Poiché a tal riguardo stanno diffondendosi nelle scuole svariate iniziative che vedono protagonisti docenti e studenti, questa unità di azione turba i sonni del Ministro Valditara il cui apporto riguardo alle necessità inerenti il suo settore di competenza per la Legge di Bilancio è del tutto ininfluente.
Il malcontento nella scuola cresce: le risorse sottratte all’educazione, al rinnovo dei plessi scolastici, ai salari di tutto il personale vanno a finire nelle spese militari; mentre Valditara non lesina finanziamenti agli istituti privati, favorisce l’assicurazione sanitaria con enti privati, non ci sono interventi per ridurre i costi dei corsi abilitanti e formativi, e si taglia o si risparmia perfino sulle supplenze e sugli insegnanti di sostegno.
Il 4 Novembre avrebbe dovuto tenersi un corso di formazione per docenti, ad organizzarlo una struttura abilitata dal Ministero e vicina al sindacato Usb in accordo con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’Università. Il ministero ha impedito lo svolgimento di questa attività formativa per i docenti adducendo motivazioni del tutto discutibili come ad esempio la impossibilità di costruire corsi di aggiornamento su tematiche di attualità, mentre è invece del tutto evidente che i temi e i relatori scelti per quel convegno siano la causa dell’intervento repressivo.
Per anni ha fatto comodo al ministero avere dei centri accreditati che facessero formazione senza costi aggiuntivi per lo Stato; proprio oggi si è scoperto che attraverso questi corsi prende corpo una visione critica all’operato del Governo e ai suoi programmi didattici, in aperta contestazione delle linee guida ministeriali, ad esempio, quelle sulla educazione civica. E di conseguenza diventa inaccettabile lo svolgimento di queste giornate formative.
La scelta del 4 Novembre, per parlare di riarmo, guerra e Palestina, non era casuale ma una coincidenza voluta. Con la legge 27 del 1º marzo 2024 è stata istituita la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate che all’articolo 2 legittima l’ingresso delle forze armate nel mondo dell’istruzione. Scegliere di organizzare un corso iin tale data, con la adesione di 1300 docenti che si sarebbero collegati online, ha rappresentato un autentico schiaffo morale al Governo e ai suoi valori militaristi; meglio dunque che nella scuola non si parli del Rearm Europe, del genocidio, della demilitarizzazione del sapere o di educazione alla pace. Ma il MIM è andato ben oltre giudicando la iniziativa in aperto contrasto con i percorsi formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, mentre ben altri sono i giudizi sulle attività intraprese dalle forze armate nelle scuole che invece godono del plauso assoluto da parte del ministero.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università scrive a tale riguardo:
Il termine militarizzazione delle scuole e delle università, rimanda sia a quel processo di verticalizzazione e gerarchizzazione della “gestione scolastica” e la conseguente delegittimazione degli Organi Collegiali ridotti a organismi ratificanti (entra in questo discorso anche il tentativo della ministra Bernini di riformare le università con i CDA asserviti al governo), sia al crescente fenomeno di vera e propria occupazione degli spazi dell’istruzione da parte delle forze armate, delle forze dell’ordine e delle industrie della filiera bellica, che inevitabilmente comporta l’inserimento nel mondo dell’istruzione di “valori militari” e “pratiche educative” totalmente estranei al ruolo che la Costituzione attribuisce a scuole università.
Difficile spiegare meglio quanto accade, se non fosse che ad essere minacciata è la stessa libertà di insegnamento, come dimostrano i tentativi di censura di alcuni libri di testo, la introduzione del codice disciplinare e di condotta del MIM (con conseguente creazione di uffici per i procedimenti disciplinari); si sono create le condizioni atte a favorire logiche e pratiche repressive, securitarie e belliciste come dimostra a anche quel Programma di comunicazione del ministero della Difesa, da poco rivisitato, il cui intento principale è trasformare la Difesa in un concetto vasto e onnicomprensivo, dove l’elemento militare si unisce ad una nozione pervasiva di sicurezza. E in questa ottica ogni contestazione alla presenza di militari nelle scuole, anche quando impartiscono lezioni revisioniste della storia del secolo scorso, diventa una sorta di minaccia alla identità e appartenenza alla Nazione. Se qualcuno lo ignorasse ancora, i termini utilizzati sono assai più vicini al Ventennio che alla storia democratica della Repubblica nata dall’antifascismo, o se preferiamo siamo davanti a una mera retorica militarista funzionale al riarmo europeo, all’aumento delle spese militari, al disimpegno del pubblico nell’università per favorire l’ingresso di aziende – anche di armi – e di fondazioni private.
La recente Risoluzione del Parlamento europeo sull’Attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune dell’anno in corso invita
l’UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa.
Da qui si arriva al Libro Bianco della difesa europea per il quale «È giunto il momento per l’Europa di riarmarsi. Per sviluppare le capacità e la prontezza militare necessarie a scoraggiare in modo credibile le aggressioni armate e garantire il nostro futuro, è necessario un massiccio aumento della spesa europea per la difesa»1.
L’intero documento in esame propone una costante drammatizzazione dell’esistente, evitando nella maniera più assoluta di prefigurare alternative, traiettorie di sviluppo differenti, fosse anche solo come prospettiva ideale: bisogna mirare al sodo delle questioni evitando di ammettere la possibilità di percorsi alternativi al riarmo. Per l’appunto, vi si trova scritto che se non si potenzierà il settore militare, «In un’epoca in cui le minacce proliferano e la concorrenza sistemica aumenta, (…) l’Europa sarà meno in grado di decidere del proprio futuro e sarà sempre più strumentalizzata da grandi blocchi economici, tecnologici e militari che cercano di ottenere un vantaggio su di noi»2.
E se queste sono le premesse per giustificare il riarmo europeo c’è solo da attendersi la stessa militarizzazione delle scuole di ogni ordine e grado; la strada intrapresa negli ultimi mesi va proprio in questa direzione.
1 Ivi, p. 3.
2 Ivi, p. 4.
E dalla scuola parte tutto..ecco la formazione, la creazione del futuro😖
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Hai visto sotto le due AI (o Ia-Io?) a confronto?
Abbiamo due esclusività di I.S.
ChatGPViviana vs ChatGPTZeppelin 😀
Ad ogni modo, tutto è stato già previsto almeno 28 anni fa, meglio arrenderci all’evidenza:
”Quando votate esercitate una forza, e la forza è violenza, l’autorità suprema da cui deriva ogni altra autorità”.
Io credo che Valditara abbia visto parecchie volte Starship Troopers, però ovviamente non c’ha capito niente, tipo la Meloni con Il Signore degli Anelli e Fantasia.
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Come dire che non si ha niente da dire, senza dire che non si ha niente da dire.
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<<mentre Valditara non lesina finanziamenti agli istituti privati, favorisce l’assicurazione sanitaria con enti privati,>>
Da queste poche parole del ministro Valditara emerge lo spirito fascista che pian piano si insinua nella società.
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SCUOLA E RIARMO – Viviana Vivarelli
Una scuola giusta dovrebbe educare alla pace e a una civile convivenza. Un’università giusta dovrebbe educare al libero pensiero e all’innovazione, sviluppando il senso critico e la creatività.
Negli Stati Uniti, assistiamo purtroppo al peggioramento della scuola pubblica mentre Trump taglia i fondi alle Università, accusate di avere un pensiero non in linea col suo.
La Meloni per nostra disgrazia, sta scimmiottando questo andazzo che vuole il popolo sempre più ignorante, anche con l’aiuto di una tv sempre più scadente e una stampa compiacente e ipocrita, e i suoi Ministri di danno da fare per un peggioramento progressivo dell’informazione e della cultura
Si tenta di imporre la militarizzazione della scuola e l’imposizione del pensiero obbligato come sotto il fascismo, imitando stolidamente le direttive trumpiane, con un ritorno al passato di 90 anni.
La Meloni detta i suoi comandi e i suoi Ministri obbediscono. Salvini vorrebbe introdurre esercitazioni militari nelle scuole e ripristinare il servizio militare obbligatorio, penalizzando come reati le critiche a Israele. Valditara vieta le manifestazioni studentesche a favore della Palestina. Ovunque si scelgono persone di provata fedeltà e obbedienza al posto di meritevoli. Da un momento all’altro potremmo arrivare agli ordini fascisti per cui per lavorare anche nella scuola occorre l’iscrizione al partito e il giuramento al Governo.
L’art. 54 della Costituzione prescrive l’obbligo di giurare fedeltà alla Repubblica (non al Governo!), per tutti i cittadini con altre funzioni pubbliche: Magistrati, Militari delle Forze Armate e dei Carabinieri, Diplomatici, Avvocati, Sindaci e Presidenti di Provincia.
Per quanto riguarda i dipendenti civili dello Stato, il giuramento è stato in gran parte abrogato a seguito della “privatizzazione del pubblico impiego”. Ma, coi tempi che corrono, c’è il pericolo che si richieda anche agli insegnanti di giurare fedeltà, non alla Repubblica, ma al Governo, come sotto Mussolini.
Il Ministero dell’Istruzione sembra trasformarsi nel Ministero dell’Istruzione Militare.
Il mondo della scuola si sta risvegliando per il malcontento per i bassi salari e le politiche del Governo come il divieto di essere a favore della Palestina condanando il genocidio e il tentativo crescente di militarizzare la scuola.
Valditara vede di cattivo occhio qualunque manifestazione. E dobbiamo ricordare non solo il divieto di rave ma anche quello di scioperi o assembramenti. (Sotto il fascismo, lo sciopero era vietato ed era considerato assembramento il raggrupparsi di più di tre persone).
Ancora un po’ e diventerà reato anche dire “il pane è caro” e si potrà solo ubbidire e applaudire.
Se vi sta bene così…
I salari degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa. A fine carriera, lo stipendio medio lordo annuo si attesta attorno ai 43.000 €, cifra nettamente inferiore rispetto a Paesi come Germania (oltre 82.000 €) e Lussemburgo (oltre 100.000 €).
L’Italia si trova tra le ultime posizioni a livello europeo per stipendio medio dei docenti, arrivando al 31° posto su 50 Paesi.
Lo stipendio annuo iniziale per un docente della scuola secondaria inferiore è di circa 27.079 €, tra i più bassi in Europa occidentale, simile a quello di Paesi come Romania, Croazia e Cipro. Nei Paesi Bassi un docente può guadagnare quasi 60.000 € all’anno, circa il doppio rispetto ai colleghi italiani.
A parità di carriera, la progressione economica per i docenti italiani è lenta e poco incentivante. Inoltre, il compenso degli insegnanti italiani è inferiore di circa il 33% rispetto a quello dei laureati a tempo pieno nella media dei Paesi OCSE.
Scuola non vul dire solo trattamento degli insegnanti. Scuola vuol dire educazione. E l’educazione più importante è quella alla pace.
La pace non è solo assenza di guerra o di violenza diretta, ma un processo positivo di partecipazione attraverso i quali soggetti e comunità lavorano insieme ogni giorno per costruire società giuste, inclusive sane, sostenibili e pacifiche.
Una delle massima organizzazioni mondiali è l’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. È un’agenzia specializzata dell’ONU.
È fondata sulla convinzione che la pace non possa essere costruita solo su accordi politici ed economici, ma debba essere stabilita sulla base della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità.
Nel 2023, l’UNESCO ha approvato la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile. La scuola ha un dovere improrogabile e fondamentale per raggiungere questi fini.
L’educazione mira a costruire società pacifiche e giuste, ad agire sulle povertà, a promuovere l’uguaglianza di genere, a migliorare la salute e il benessere generale, e a promuovere la comprensione tra le nazioni e i popoli.
Educare alla pace vuol dire:
– far conoscere le cause del cambio climatico e come correggerle sia nel comportamento individuale che nelle scelte collettive;
– rispettare la parità di genere. Le donne costituiscono ancora i due terzi degli adulti incapaci di leggere. Globalmente solo circa il 30% delle donne partecipa alle materie scientifiche. I pregiudizi e gli stereotipi di genere penalizzano il progresso globale. L’uguaglianza tra i generi fa parte dei diritti fondamentali delle persone ed è la premessa per ogni società che voglia dirsi autenticamente democratica.
– educare alla cittadinanza globale, capire l’impatto delle nostre scelte sugli altri sia a livello locale che mondiale. Coltivare l’empatia e il rispetto per le culture o opinioni diverse ed educare alla tolleranza. Sentire di appartenere non a una Nazione ma a una Umanità con il fine ultimo di assicurare i diritti umani e la pace.
– esercitare il pensiero critico e creativo, mediante un uso intelligente dei media e della tecnologia ma anche del confronto e del vivere comune, intervenendo contro la disinformazione e la diffusione dell’odio e dei fattori divisivi.
– curare una educazione permanente per avere esseri umani in costante crescita ed evoluzione.
Queste raccomandazioni dell’UNESCO sono rivolte agli insegnanti e alle famiglie come a chi prende decisioni politiche, come i direttori didattici, i presidi, i Ministri, le organizzazionni civili…, i quali tutti dovrebbero avere come scopo supremo la pace per una convivenza armoniosa e civile. In ultima analisi sono rivolte a tutti coloro che credono nell’educazione per costruire società più giuste, inclusive, democratiche e sostenibili, che abbiano a cuore l’obiettivo della cittadinanza globale per la costruzione e il mantenimento della pace.
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PS
Grazie avere aggiustato il sistema. Ora è più facile mandare i commenti. Sarebbe bello anche se qualcuno mi spiegasse come si fa a mettere i like e pubblicare foto e video. Grazie.
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https://t.me/s/fiftnmls?before=36212
Una bella foto di famiglia che merita attenta analisi. I due 🐷🐷 sono Azov.
Il 🐷 a dx ha due “sole nero” ben visibili e il tridente sulla spalla sx, come quello di Calenda.
Il 🐷 a sx, oltre al sole nero e al simbolo Azov nella parte inferiore del braccio sx, ha una scritta in pancia che forse a molti non dice granché: Ahnenerbe.
Piccola ricerca e chiunque può capire di cosa si tratta e da chi fu fondata questa associazione nazi.
Noi italiani ci stiamo svenando per questi lu.ridi 🐷🐷
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Il link carica tutto il canale ma mi interessava solo la foto. Preciso che non mi interessa pubblicizzare canali telegram fino a questo punto, anche perché ci sono contenuti sensibili.
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Sembra stia diventando uno standard della stampa italiana: si prendono dei fatti reali e documentabili (legge 27/2024, presenza di militari nelle scuole, circolari ministeriali, tagli alla scuola pubblica), ma poi li interpreta in modo politico, fino a costruire un quadro molto più ampio e drammatico: la “militarizzazione del sapere”, la “scuola sotto controllo”, il “ministero dell’istruzione militare”.
Detto questo, anche se la retorica è forte, la preoccupazione di fondo, cioè che la scuola perda la sua funzione critica, pluralista e autonoma non è campata in aria: è un tema serio e merita discussione, anche solo per evitare che l’uovo diventi un coccodrillo adulto.
E’ altrettanto vero però che la cultura non si impone, si coltiva e quando lo Stato (o qualunque istituzione) cerca di “indirizzare” culturalmente una società per decreto o per propaganda, ottiene solo un’apparenza di consenso, mai una crescita autentica del pensiero.
Il rischio vero è che una mente poco allenata al pensiero critico diventi permeabile a qualsiasi forma di narrazione dominante: che sia militarista, consumista, religiosa o ideologica.
In questo senso, il problema non è tanto “quale cultura entra nella scuola”, ma quanto la scuola riesce a formare persone capaci di filtrare, analizzare e mettere in discussione quella cultura.
Una mente critica è una mente “vaccinata” contro la manipolazione.
Ed è qui che l’articolo sbaglia perchè propone in alternativa di “immunizzare” gli studenti da un’ideologia (militarista in questo caso) invece di insegnare loro a riconoscerla.
E allora la vera difesa contro ogni tipo di indottrinamento è l’educazione alla complessità, alla domanda, al dubbio; uno studente allenato al dubbio saprà valutare un messaggio militarista o ideologico senza subirlo passivamente.
Non a caso, la libertà di insegnamento nella Costituzione (art. 33) non serve a proteggere i docenti, ma gli studenti affinché abbiano accesso a più prospettive, non a una sola “verità”.
Il testo lega poi la crisi della scuola pubblica (bassi salari, strutture fatiscenti, riduzione del sostegno) all’aumento delle spese militari e dei finanziamenti verso la scuola privata.
La verità ben nota a tutti è che la scuola Italiana è in declino da ben prima che si iniziasse a parlare di riarmo; questa è una prova ulteriore di quanto l’articolo tenda a dare una visione ideologica di un problema ben più strutturale e datato.
Quanto all’Europa è vero che c’è un organismo UE, la European Security & Defence College (ESDC), che si dedica esplicitamente all’“educazione e formazione” in materia di politica di sicurezza e difesa comune, ma suo obiettivo è promuovere una comune cultura europea della sicurezza e difesa che è una cosa ben diversa dalla cultura della guerra e dalla militarizzazione delle scuole o dell’istruzione.
Se una barra è concava e uno la capovolge diventa convessa, non dritta.
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