Bocciata la delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell’opera

Ponte sullo Stretto, Corte dei conti: no a visto di legittimità

(di Antonio Fraschilla – repubblica.it) – La Corte dei conti boccia la delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte sullo Stretto. I magistrati contabili in sede collegiale dicono no alla bollinatura del documento contestando di fatto tutto l’iter messo in piedi dal governo Meloni. Le motivazioni del diniego saranno rese note nei prossimi giorni ma già nell’udienza di stamane la magistrata delegata aveva evidenziato una serie di anomalie alle quali i dirigenti di Palazzo Chigi, ministero Infrastrutture e Mef non hanno risposto in maniera convincente : così il collegio ha accolto la tesi della magistrata delegata e rimandato la delibera Cipess al mittente . Adesso si aprono due possibilità: l’atto viene ritirato in autotutela oppure torna in Consiglio dei ministri e il governo chiede che venga pubblicato in Gazzetta senza il visto della Corte dei conti. Una forzatura prevista dalla norma: ma che ha un peso politico di non poco conto , apre a contenziosi civili e soprattutto una forzatura mai applicata per spese di questa portata che impegnano lo Stato per 13,5 miliardi.

La seduta collegiale della Corte dei Conti era cominciata con la relazione della magistrata delegata Carmela Mirabella che, come invece prevede di solito la prassi, non ha dato la bollinatura alla delibera Cipess sul Ponte ma ha deferito la decisione all’organismo collegiale della sezione di controllo.

Per la magistrata delegata, come riferito in apertura della seduta, non solo la documentazione per approvare la delibera Cipess è “insufficiente e in alcuni casi errata”, ma ci sono atti importanti, come la relazione che ha portato il Consiglio dei ministri ad approvare l’atto che definisce il ponte “opera urgente e di necessità per lo Stato”, la cosiddetta delibera Iropi, che non hanno una firma: cioè nessuno si è preso la responsabilità di firmare un atto chiave per la procedura speciale per realizzare il ponte. Ma c’è di più : secondo i magistrati contabili la scelta di non fare una nuova gara ma di rimettere in piedi il vecchio appalto che aveva costi più bassi rischia di non rispettare le norme europee sui contratti.

Una relazione molto dura quella di Carmela Mirabella: “La concessione del 2003 non prevedeva garanzie a carico dello Stato. Con la legge di bilancio 2023 si è deciso di finanziare l’opera solo con risorse dello Stato. E sono fatti rivivere i contratti del 2006. Abbiamo chiesto chiarimenti all’amministrazione e non ritenendo soddisfacenti le risposte abbiamo proposto deferimento all’organismo collegiale”.

Per la magistrata restano “dubbi anche sulla decisione di procedura straordinaria per opera di necessità e urgenza con il mancato rispetto della direttiva habitat. La delibera approvata in Cdm si basa su un parere non firmato da nessuno e solo trasmesso dal Mit. Mancano inoltre le spiegazioni tecniche sulle deroghe alle norme chieste dalla procedura straordinaria cosiddetta Iropi e con un report sul quale non c’è una firma”.

Seconso la delegata della Corte dei Conti anche il mancato coinvolgimento della Autorità dei trasporti per un parere sul piano delle tariffe è una grave mancanza . Dubbi anche sul progetto definitivo che lascia troppe decisioni di dettaglio al progetto esecutivo rimandando quindi il rispetto delle prescrizioni fatte anche in sede di valutazione ambientale a un documento che al momento non n c’è. “Sono cambiate dal 2003 molte norme e manca una relazione del progettista sul rispetto delle nuove norme, e poi l’ultimo parere dato al progetto dal Consiglio dei lavori pubblici risolare al 1999. Progetto che poi ha subito innumerevoli varianti, e quindi occorreva un nuovo parere”.

Infine la magistrata denuncia : “Il ministero ci ha detto quando abbiamo fatto rilevare che c’erano schede non chiare per la quantificazione dei costi, che ci avevano fornito per errore le schede non aggiornate. Questo è davvero un fatto singolare : come possiamo approvare una delibera di questa portata con documenti errati. Parliamo di una opera tutta a carico dello Stato e per questo la nostra analisi deve essere attentissima”. E conclude: “Le norme europee sulla concorrenza obbligano ad indire una nuova gara se il costo cresce del 50 per cento rispetto alla gara base: anche su questo fronte restano dubbi sull’iter messo in piedi per il ponte . Riteniamo che sono state apportate modifiche al vecchio progetto ed è stato stabilito il costo a carico solo dello Stato. Modifiche che avrebbero attirato altri partecipanti al vecchio bando”.

Per il governo e i ministeri sono presenti i delegati di Palazzo Chigi e dei ministeri Infrastrutture ed Economia. “La norma non chiede per la procedura Iropi alcuna procedura rinforzata. Il Cipess ha quindi fatto una semplice condivisione di documenti non è entrata nel merito perché non deve”, hanno detto in sintesi . Senza evidentemente convincere i magistrati contabili che non hanno dato l’ok alla delibera .

Un duro colpo comunque per l’iter messo in piedi dal governo. Il progetto del Ponte, o meglio questo progetto rimesso in piedi senza fare nuove gare ma in base a un appalto bandito nel 2003, è in bilico .