“Trump e Gaza, da noi c’è assuefazione che dipende dalla nuova senilità diventata maggioranza”

(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – Erri De Luca, l’opinione pubblica sembra scomparsa. Che fine ha fatto?

L’opinione pubblica è stata sovrapposta dal malumore pubblico che si manifesta con lo sfogatoio sui canali sociali e non più socievoli. È più veloce l’invettiva rispetto all’opinione, ma l’insulto non è un argomento. Totò che dice: “Lei è un cretino, s’informi” impedisce lo scambio. Per il ritorno dell’opinione pubblica bisognerà aspettare la fine della fase di regresso generale in atto.

Si legge ancora meno, i talk show fanno ascolti di nicchia, le piazze sono poco frequentate, così come le urne.

M’interessano le urne. Le nostre sono meno frequentate per mancata diversità di offerta politica. Al posto della contrapposizione che dev’essere esempio e progetto di tutt’altro, c’è la concorrenza tra ditte che vendono prodotti affini. Considero l’astensione elettorale un’attesa, più che una dimissione.

Chi sta al governo gode di questo privilegio: una società prevalentemente muta, disinteressata e quindi accondiscendente. Nessuno disturba il manovratore.

Negli Usa c’è critica e disturbo ma c’è una censura brutale, l’ultima con la sospensione del programma di Jimmy Kimmel, seguitissimo conduttore. Sta succedendo in Usa una soppressione della vita democratica con rastrellamenti illegali e deportazione di migliaia di persone perfino coi documenti in regola. Le ingerenze liberticide della nuova amministrazione dovrebbero essere titoli di apertura delle nostre cronache. Una volontaria sudditanza ammutolisce queste informazioni. Da noi c’è assuefazione che dipende dalla nuova senilità diventata maggioranza della popolazione. Poi si aggiunge che l’informazione non è rivolta al lettore, per dargli semplicemente le notizie spurgate dai commenti. Il cronista è diventato opinionista. Si fanno trasmissioni dove i giornalisti si intervistano reciprocamente.

Con internet si doveva entrare nell’età della conoscenza istantanea, orizzontale, popolare. Invece ognuno parla per sé. Tante solitudini e niente più.

I canali della rete hanno favorito l’ignoranza volontaria. Si ricerca conferma di quello che si crede di sapere già, e si scarta come falso quello che non combacia. L’immagine che vedo non è quella di una rete, invece è quella di un pozzo senza fondo dove ognuno getta il proprio sasso senza poter neanche sentire il tonfo nell’acqua. Se è mai stata una rete di canali ora è una discarica. Abbiamo una vita da vivere, non capisco come si possa sprecare il proprio tempo a mandarsi reciprocamente al diavolo.

Non ci sono solo le guerre e le atrocità ad esse legate. È in corso anche la disumanizzazione del discorso pubblico. Quel che si vuol fare a Gaza è spiegato senza nessun ritegno.

Le guerre sono imprese di demolizione di vite umane e di opere. Il loro linguaggio è necessariamente quello della propaganda e della tracotanza. L’informazione nelle guerre moderne è “embedded”, al seguito delle truppe e dei bollettini diramati dai comandi. L’Ucraina che ritengo il conflitto principale decisivo è a specchio della strisciante annessione coloniale della Cisgiordania, dell’occupazione in corso della città di Gaza, e poi Siria, Libano, per restare nei paraggi mediterranei.

Gaza è l’abisso morale del governo di Israele o l’abisso morale del popolo di Israele?

Gli abissi si possono risalire. Gaza per Israele è una palude con le sabbie mobili.