Il capo del Cremlino gioca sull’ammirazione del potere. I Volenterosi devono essere più realisti

(Domenico Quirico – lastampa.it) – In quattro anni mi sono accorto che scrivere di Vladimir Putin è uno dei compiti più difficili. Devi dire quello che sai. Devi dire quello che pensi sia vero. Devi chiederti perché ha voluto aggredire così platealmente l’Ucraina e perché continui, persino a dispetto di vantaggi immediati e non irrilevanti, a smontarla pezzo dopo pezzo. La boriosa e fallimentare esperto-crazia dell’ex Occidente lamenta e accusa alla svelta: non vuole la pace! Vuole solo prolungare la guerra! Si avanza l’idea che in Putin ci sia una particolare spietatezza, una crudeltà quasi calcolata, forse perfino una attrazione per il dolore (degli altri). Ho già letto qualche cosa di simile quando si parlava di Saddam Hussein (un altro nostro ex amico carissimo). Perché? Per che cosa? Perché ora? Perché rilancia trattative e bombarda, si dice disponibile e poi avanza, promette e non mantiene: al prossimo vertice forse… Se … Ma…
Biografie così estreme che, secondo alcuni smodati propagandisti, sfiorano la descrizione del Male, il male storico, geopolitico (quell’altro, teologico, non conta), richiederebbero un modo di scrivere nuovo e duro per dire la verità. Richiedono il ricorso a parentesi, punti esclamativi e due punti.
Forse la questione è molto semplice. Se sei vittorioso, soprattutto in guerra, la gente ti ama. La forza è tutto. Insomma, il mondo è di chi lo vuol prendere. Lo abbiamo insegnato proprio noi, i globalisti della superiorità morale, purché si finga di rispettare ciò che con ridicola gravità chiamiamo «i diritti». Putin il Semplificatore resta rigorosamente fedele a una constatazione: il mondo ammira il potere più della compassione o della giustizia. E con il potere purtroppo, prima o poi, viene anche il rispetto, non soltanto nel suo mondo di autocrati, soprattutto nel nostro, quello democratico, il mondo del Bene. Se non fosse così come avremmo accettato di avere la mano un po’ pesante in molte guerre da noi predefinite «giuste’»; o con i migranti che dovrebbero essere l’alimento del nostro bene assoluto, ma se non è assoluto che bene è?; come da 76 anni potremmo assistere un po’ annoiati alla scia di sangue tra israeliani e palestinesi, al Sudan, eccetera?
Putin sa che la guerra, qualsiasi tipo di guerra, ha una sua logica spietata a cui non puoi apportare eccezioni o scorciatoie: conosce soltanto due epiloghi, vittoria o sconfitta. Il pareggio esiste esclusivamente in uno sport, il calcio. La Corea è a torto considerata una guerra finita senza vincitori né vinti. È falso: l’hanno persa gli americani. Per vincere avrebbero dovuto usare l’atomica come chiedeva Mc Arthur. Non ne hanno avuto, per fortuna il coraggio.
Allora la guerra che Putin ha avviato nel 2014 con gli Stati Uniti marciando sul corpo dell’Ucraina usata come pretesto, palcoscenico e oggetto da calpestare non può finire in pareggio. A questo punto, dopo quattro anni, l’uomo del Cremlino ritene di aver messo in piedi con la sua spietata risolutezza, e soprattutto per la mediocrità del nemico, una ragionevole possibilità di vittoria. Ha resistito alla coalizione delle «invincibili’» democrazie, avanza sul campo. Doveva restare isolato come un appestato. Danza pubblici minuetti con potenze come l’India, la Cina che ha inventato un neologismo «baizuo» per deridere il progressismo ipocrita degli ex padroni del mondo. Che altro? Ha una sola via da seguire, guadagnare tempo, lasciare che i suoi metodici generali rosicchino con feroce pazienza sempre più il corpo vivo della Ucraina e la resistenza dei sostenitori di Volodymyr Zelensky.
Sul fronte dei cosiddetti Volenterosi, in questa dolorosa guerra per procura, fatta di sanzioni, materiali e chiacchiere, è maturato un linguaggio tutto loro. In ogni convegno o vertice, nei post di varie Eccellenze compaiono frasi come «pace giusta» (non ho mai scoperto chi ha coniato questa espressione vuota), «riavviare la diplomazia», «garanzie per la sicurezza futura dell’Ucraina», «moralità e necessità del riarmo», «soldati Nato in Ucraina come peacekeeper».
Il linguaggio, l’uso delle parole dovrebbe liberarci. Ma nel caso dell’Ucraina, come del vicino Oriente, servono ai politici occidentali per trasformare avvenimenti complessi della Storia in favolette facili e semplici da digerire per opinioni pubbliche purtroppo distratte, con tanto di buoni e cattivi scelti per conto nostro dai governi, in un assortimento di valori morali, civiltà europea, imperialismi ovviamente altrui, che sembrano tirati giù dagli scaffali di un supermercato. Al Cremlino Putin avrà certo una parete dedicata ai ritratti dei politici occidentali di cui ha collezionato lo scalpo: Joe Biden, Boris Johnson, Justin Trudeau… Avrà tenuto spazio per i prossimi; Emmanuel Macron, Keir Starmer, Ursula von der Leyen… Guadagnar tempo, attendere… Dopo Anchorage e Pechino, dove verrà srotolato il prossimo tappeto rosso per il «criminale»?
Eccellente, cesellato in maniera impeccabile. Lezione su come dire le cose che vanno dette, dicendole per bene.
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La Corea è una guerra vinta, perché la Corea del Sud è uno stato moderno, ricchissimo e libero. La Corea del Nord è uno Stato poverissimo e governato da un pazzo. Stessa cosa per l’Ucraina, comunque verrà divisa, 100 km più in qua o in là, verrà costruito un muro alto alto. E quello che succede di là dal muro non ci deve interessare. Putin mica è eterno del resto…
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Il linguaggio, l’uso delle parole dovrebbe liberarci.
Esatto, ma non nel tuo caso…
Da 3 anni continui a lottare contro te stesso,ingarbugliando(te e il lettore) nelle tuo stile di scrittura barocca,con tanti ghirigori e poca sostanza; sostanza continuamente mutevole nei mesi e rubacchiata qua e là da menti più acute; supercazz0le degne del miglior Tognazzi e divagazioni rococò,tutto il contrario di quello che dovrebbe essere presente in un quotidiano:chiarezza e pensiero conciso.
Pensando alle autolezioni,del Domenico, di prosa spontanea per aspiranti Keruoac/Borroughs mi viene da rimpiangere La Stampa degli Agnelli: articoli dettati(da Mirafiori)ma efficaci e limpidi…e almeno sapevi cosa pensava il PADRONE.
GIRASOLE Quirico, dove va il sole,io mi giro.
Cosa mi tocca per leggere per non criticare sempre il solito Travaglio,che pare Hemingway in confronto.
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Ammetto di non sapere fare un’esegesi di Quirico, però mi pare di riconoscere quando qualcosa produce un suono intelligibile (qualunque cosa questo significhi). Parlo in generale … Non so cosa si possa pretendere da un’analisi geopolitica più di quanto non sia la verità. E la verità purtroppo o per fortuna non è ancora misurabile. Non lo è mai stato. Meno che mai oggi. Cosa resta ad un analista ? A chi cerca di capire qualcosa, senza incorrere nella mannaia delle polarizzazione … se non mettere in campo una serie di direzioni, non troppo nette, spesso contraddittorie, cercando di trovare varchi. O magari provare a trovare una serie di ingredienti, e vedere poi come funzionano cucinati insieme.
La geopolitica non mi risulta ancora una scienza. Tutt’altro. E specialmente quando la si affronta con il metodo “infallibile” della polarizzazione. Che non è un destino inevitabile. Io sono per spezzare il cerchio, ma questo richiede lucidità, pazienza, e soprattutto la capacità di mettere in gioco le.nostre convinzioni, accettando che possano essere sbagliate. Significa dire la propria e accettare il confronto – anche duro, anche scomodo ma sempre leale e rispettoso. Argomentare in questa complessità è una delle chiavi. Sparare sul pianista invece non porta mai a nulla di buono. Un saluto
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La geopolitica viene applicata elaborando e cercando di modificare a proprio vantaggio dati di varia natura in possesso. Le dinamiche previsionali occupano uno spazio molto importante nella materia. Io riassumo così, in una sintesi estrema, tenendo presente che tipo di fonte mi fornisce il materiale misto a opinioni.
Gli scalpi esposti come trofei in galleria fanno parte di una collezione che Putin ha iniziato su spinta delle democrazie occidentali.
E forse, a questo punto, intende ampliarla, come giustamente osserva lo scaltrissimo Quirico 😂 ‘mmazza se è sveglio
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@Barry
In linea generale quello che dice è condivisibile e di buon senso:riferito a Quirico invece non condivido.
Giudicando l’iter di 3 anni di analisi(?) del giornalista,personalmente trovo solamente basi su cui costruire il ragionamento alquanto traballanti, virate frequenti a 180°,giravolte a ogni piccolo evento anche per nulla dirimente ai fini della ricerca,cambi di prospettiva a seconda di come tira il vento.
Ma soprattutto manca un filo conduttore comune nel percorso di analisi, che possa permettergli,questo si, di deviare un po la traiettoria,modificare la direzione,ma anche fare marcia indietro o ricredersi su alcune cose affermate precedentemente: questo si glielo concederei,umani e fallaci lo siamo tutti.Ma senza questo filo conduttore ai miei occhi è poco scusabile.
Per la ricerca della verità,personalmente mi affido all’imitazione del metodo di ricerca delle eccellenze nostrane. Michelangelo per fare il David, toglieva poco a poco marmo dal blocco.
Per arrivare alla verità che abbia sembianze umane non dico la perfezione del David.bisogna
Togliere,togliere,togliere…ignoranza, emozioni polarizzanti,fake news,inesattezze,argomenti illogici,autorefenzialità,putt@nate in generale.Quirico,e il suo stile lo dimostra, aggiunge,aggiunge,aggiunge…solo paccottiglia argillosa al blocco di marmo, tra l’altro sempre egoriferita.
Insomma il pianista deve prima assicurarsi di avere il pianoforte poggiato su un piano verticale e non obliquo, e poi se parte dalla 5° di beethoven,non può,quando gli conviene, passare al Jazz e poi concludere con la pop music
Ovviamente questa è una mia opinione /sensibilità che non voglio imporre a nessuno; non è nella mia indole cercare di far cambiare opinione a qualcuno: esercitare a piene mani il mio diritto alla critica invece mi da tanto gusto nel tempo libero e non solo
Ricambio i saluti
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trovo i suoi commenti -pur condividendoli parzialmente- e il suo argomentare straordinariamente interessanti. Una mosca bianca. Non solo qua dentro. Keep It up ! 😉
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Appreciate it, big ups for keepin’ your style fresh
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Putin sa che la guerra, qualsiasi tipo di guerra, ha una sua logica spietata …..perché esiste in guerra e per chiunque l’ abbia fatta, altra logica se non quella della vittoria o della sconfitta? L’ Italia, la Germania, la Romania, l’ Ungheria, la Finlandia, l’ Ucraina occidentale , cioè nazisti e filonazisti, alleati di Hitler ed il Giappone hanno vinto o perso la seconda guerra mondiale? E la Cina ha vinto o perso contro il Giappone sempre durante la seconda guerra mondiale? E gli americani, gli inglesi ed i russi, hanno vinto e gestito il post conflitto mondiale secondo la logica di vincitori e sconfitti, o no? Quale altra logica dovrebbe esistere in guerra, se non quella sul campo militare, quando ogni altro strumento è stato precedentemente escluso in previsione e prevenzione per evitare lo scontro? E mentre si domanda quale prossimo tappeto rosso verrà srotolato per il “criminale “, l’ altro criminale viene accolto da anni sul tappeto rosso e fra gli applausi dei complici altrettanto criminali, un tappeto di sangue di civili inermi, senza una guerra e la sua logica, ma certamente con la spietatezza di ipocriti collusi che nel loro linguaggio ed uso di parole hanno abolito il termine genocidio, perché il tappeto rosso in onore dei disonorevoli conta più delle persone…..La logica della vergogna da cui nessuna retorica potrà mai liberarci!
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Ennesimo episodio di ciclotimia pecuniaria: dal tenore degli articoli si può desumere la tempistica di accreditamento degli assegni.
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Comunque sia, io non darei nulla scontato in questa materia. Certo ogni parola può venire fraintesa o caricata di un significato a secondo di chi la interpreta. Specie se si parla per metafore.. Ma al di la di questo, noto un certo fastidio di fondo nei confronti di chi prova ad argomentare. E, tornando al discorso di prima: ci si dovrebbe provare a mettere in gioco un minimo con la propria opinione. A me pare invece che molti abbiano ormai eretto un muro invalicabile a difesa di Putin. Uniti a chi in EU pensa che bisogna ancora finanziare la guerra, danno il quadro della polarizzazione perfetta. E dello stallo perfetto.
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Già il titolo dell’articolo mi ha fatto comprendere che l’autore fosse coso quirico. Quindi ho evitato di leggere l’esegeta prezzolato.
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