Poi c’è l’industria degli armamenti che per alcuni, come i tedeschi, è diventata vitale dopo la pandemia

(di Giampiero Calapà – ilfattoquotidiano.it) – Professor Massimo Cacciari, sembra che non sia più in agenda la pace in Ucraina o è solo una sensazione?
Se non si giunge a un serio dialogo tra Stati Uniti e Russia è difficile arrivare al tavolo di pace con trattative vere. Perché l’Europa non è legittimata a portare avanti questo discorso agli occhi di Mosca, per cui l’unico interlocutore possibile è Washington, considerando anche impossibile una mediazione diretta tra il Cremlino e Kiev.
E perché l’Unione europea è tagliata fuori?
Perché è una componente dell’Ucraina, non ha nessuna terzietà, avendo rinunciato del tutto a questo ruolo.
Quindi siamo appesi a Putin e Trump: prevarrà una componente razionale o siamo in balia degli umori di giornata dei due?
Componente razionale… dipenda da equilibri generali che vogliono entrambi determinare. Trump, ad esempio, ha tutto l’interesse che Putin non si intrometta nella questione palestinese e sull’Iran. Adesso che gli Stati Uniti hanno bombardato Teheran è necessario per la Casa Bianca non avere problemi su questo con Mosca. E se Putin continua a rimanere in questa posizione, diciamo di benevola attesa, sul Medio Oriente, è possibile che Trump acceleri sul tentativo di pace in Ucraina. Ma teniamo anche presente che la situazione sul campo non può essere ignorata e che per Trump è molto difficile riconoscere la sconfitta di Kiev e, quindi, dell’Occidente.
Una variabile in tutte queste crisi è l’industria delle armi: ha rimesso in moto le economie occidentali dopo la sberla del covid, difficile quindi mandarla all’aria adesso, no?
È un problema colossale. Dopo la pandemia, soprattutto in Germania, è stato il modo di evitare decine e decine di migliaia di disoccupati mentre crollava l’industria delle automobili, invece. Le politiche di riarmo hanno anche questo significato: negli anni Trenta del Novecento gli Stati Uniti sono usciti dalla recessione con la guerra… le misure keynesiane sono state realizzate anche grazie al riarmo. È una possibilità, il riarmo, che quando l’industria nazionale va in crisi può rappresentare sempre una grande tentazione.
Però ha delle controindicazioni…
Certo, non c’è Hitler alle porte. E una politica di riarmo rappresenta sempre un pericolo, perché con le armi che fai? Difficile darle al popolo per i loro fine settimana, no? I tank sono scomodi. Hanno un altro scopo. Per mettere in piedi politiche di questo genere e farlo accettare a democrazie pur malandate come le nostre, devi avere un nemico.
E il nemico è Putin, giusto?
Putin ha invaso l’Ucraina; per Kiev, quindi, è un nemico realissimo e possono temerlo a ragione anche gli altri paesi ex sovietici. Ma soltanto una persona in malafede può ritenerlo una minaccia per gli Stati dell’Unione europea.
Quindi?
Quindi è un pasticcio colossale, bisogna cercare di uscirne senza una disfatta dell’Ucraina sul campo. Ma l’accordo sarà possibile soltanto quando Putin e Trump decideranno che i tempi sono abbastanza maturi, come dicevo la variabile Medio Oriente credo che conti molto in questa vicenda.
E perché l’Unione europea è tagliata fuori?
Perché è una componente dell’Ucraina, non ha nessuna terzietà, avendo rinunciato del tutto a questo ruolo.
Alzi la mano chi di voi pensa che gli Stati Uniti non siano “una componente dell’Ucraina”. Dispiace, ma Cacciari non ha mai detto nulla di particolarmente originale sulla guerra in Ucraina. È andato sempre dietro gli eventi, senza una visione.
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Perché è una componente dell’Ucraina, non ha nessuna terzietà, avendo rinunciato del tutto a questo ruolo.
Esatto, questa è la frase dirimente dell’articolo.
Tuttavia Cacciari non va oltre; non si chiede il perché l’EU abbia rinunciato a questo ruolo, almeno in quest’intervista.
Un conto è rinunciare per “pigrizia politica”, per incapacità; altro è rinunciare perché ci sono fior di interessi.
Un’altra frase quanto meno controversa è questa:
Ma soltanto una persona in malafede può ritenerlo una minaccia per gli Stati dell’Unione europea.
Dipende cosa si intende per minaccia; se per minaccia si intende quella militare Cacciari ha ragione.
Ma se si va oltre oltre l’aspetto militare quella minaccia è già realtà; si pensi al Trans Saharan Pipeline,
Putin non è in Niger per aiutare e redimere i negretti oppressi dalla Francia; e li per evitare che quel gasdotto si costruisca.
I metri cubi di gas che potrebbero arrivare dalla Nigeria sarebbero metri cubi di gas in meno che arriverebbero dalla Russia.
Certo rimane da capire come mai qualche opinionista a cozze e ceci sempre pronto ad alzare il ditino per dire che facciamo arricchire l’Ammereka, non abbia mai tempo per dire come Putin stia inchiappettando l’Europa su quel fronte.
O forse una spiegazione c’è; basta vivere di narrativa ed ignorare i fatti concreti.
Allora tutto torna.
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Certo, se la EU si riarma a suon di miliardi giustificandolo con la presenza del pericolo russo, come può contemporaneamente essere un interlocutore addirittura terziario e quindi paciere ? Trump , non so quando sinceramente, ha redarguito Zelenski sulla necessità di porre fine al conflitto: “non hai le carte”. In questo modo si è distinto totalmente dalla gestione dalla precedente amministrazione , mentre l’ EU ha testardamente continuato nel solco di prima, anzi rincarando la dose con minacce di tutti i tipi come l’ invio di proprie truppe e poi con questa meravigliosa idea del riarmo ha superato ogni limite di decenza.
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Sciocchezze a ruota libera, quale sarebbe la “terzieta’” americana , forse qualcosa di simile a quella nordcoreana ?
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