Solo in Italia si poteva scatenare una gigantesca rissa intorno a un manifesto che (quasi) nessuno aveva letto. Solo in Italia un presidente del Consiglio di destra poteva riuscire nell’impresa […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Solo in Italia si poteva scatenare una gigantesca rissa intorno a un manifesto che (quasi) nessuno aveva letto. Solo in Italia un presidente del Consiglio di destra poteva riuscire nell’impresa di criticare quel prezioso reperto della storia regalando uno straordinario spot alla sinistra. Solo in Italia la sinistra poteva trasformare lo spot in un’epica battaglia resistenziale, incomprensibile ai più. Il tutto strillato e recitato alla Camera come una “parodia di ‘Ferie d’agosto’ di Virzì” (il sindaco di Ventotene sul “Foglio”). Su “La Stampa” di venerdì scorso, Marco Follini ha scritto che “ci si accapiglia sul passato proprio perché il presente non offre quasi di che discutere”. Poiché “da tempo il nostro discorso pubblico è solo una litania propagandistica, un gioco di fazioni contrapposte che vivono la gioia effimera del quotidiano dileggio”. Mai dire mai visto che con lo show su Ventotene è toccato anche al passato venire compresso (e compromesso) a viva forza nel frullatore dello scontro settario.
È stato attribuito a Giorgia Meloni lo scaltro disegno di usare in Parlamento il Manifesto di Ventotene come fumo gettato negli occhi per occultare le divisioni con i leghisti sulla questione del riarmo europeo. È probabile che sia andata così anche se non occorre essere esperti di fisiognomica per aver colto nell’espressione della premier una certa, come dire, goduria mentre scandiva i passaggi di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi sulla proprietà privata da abolire o limitare e su altre proposte comunisteggianti.
Di tutto si può accusare la Meloni tranne che di ipocrisia, soprattutto quando le viene su il riflusso di antichi bocconi amari che la spesso da lei ricordata e detestata intellighenzia di sinistra somministrava ai giovani camerati di Colle Oppio o della Garbatella. Figuriamoci quando il Manifesto, in forma di libretto azzurro, veniva distribuito nella gremita Piazza del Popolo, organizzata da “Repubblica” con il generoso supporto economico del sindaco di Roma Gualtieri. Infatti la premier non è riuscita a trattenersi fornendo all’opposizione un assist fenomenale per mettere in scena il suo numero preferito: quello sull’oltraggio all’antifascismo e della democrazia in pericolo. È stato così che recuperato dagli archivi della storia, e spolverato a dovere da Roberto Benigni con record di ascolti Rai, il Manifesto dimostra che non tutto il male viene per nuocere se, grazie al tafferuglio, la memoria di eroi civili come Spinelli, Rossi, Colorni, perseguitati e confinati dal fascismo, susciterà rinnovato interesse. Con l’unico rischio che lo sbarco-omaggio a Ventotene della delegazione Pd del Lazio non restauri la battuta del primo “Ferie d’agosto”, anche questa storica, del mitico Riccardo Mazzalupi (sicuramente un lontano zio di Giorgia): “Voi intellettuali vi atteggiate tanto, ma la verità è che non ci state a capì più un cazzo…”.
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con record di ascolti Rai
Ma de che? 1 mln di euro per Benigni e 4,4 mln di ascoltatori (28%) di share. Lo stesso Benigni aveva fatto parecchio meglio in passato.
Il sogno» l’altra sera ha tenuto incollati allo schermo quasi 4.400.000 spettatori per il 28% di share, stravincendo la serata rispetto agli altri canali. Non poco, ma neanche un boom. Certo non è facile catturare pubblico con un lunghissimo excursus sulla creazione dell’Europa (e senza le incursioni ironiche e leggere che sono state la cifra di altri suoi show), ma l’interpretazione della Costituzione nel 2012 arrivò a 12 milioni 620 mila spettatori per uno share del 43.9%. Nel 2010 «I dieci comandamenti», in due serate, arrivarono a 9 e 10 milioni con share del 32% e 38% per non parlare dei risultati clamorosi della lettura dei canti della Divina Commedia («L’ultimo del Paradiso» arrivò al 45%).
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Peccato, me lo sono perso.
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A’ Padella’, se citi il meraviglioso Ennio Fantastichini (Dio l’abbia in gloria) fallo bene: la battuta completa era: “…nun ce state a capi’ più un c****, MA DA MO’!!!”, e lo diceva trent’anni fa: figuriamoci ora!!! 😱
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“parodia di ‘Ferie d’agosto’ di Virzì” (il sindaco di Ventotene sul “Foglio”). Su “La Stampa” di venerdì scorso, Marco Follini ha scritto che “ci si accapiglia sul passato proprio perché il presente non offre quasi di che discutere”. Poiché “da tempo il nostro discorso pubblico è solo una litania propagandistica, un gioco di fazioni contrapposte che vivono la gioia effimera del quotidiano dileggio”.
Come per i cittadini che non contano più una mazza, i politici, anche nelle aule parlamentari, trascorrono la loro esistenza come stessero a blaterare sui social……in questo gioco delle parte che è una danza marcava dell’alternanza senza alcuna alternativa, giacché le politiche portate avanti dagli opposti schieramenti sono le medesime.
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