Nordio a SkyTg24: “Santanchè e Salvini se condannati non dovrebbero dimettersi. La separazione delle carriere? Il primo obiettivo”

(di Andrea Sparaciari – lanotiziagiornale.it) – Dai ministri che, sebbene condannati, non dovrebbero dimettersi, alle intercettazioni troppo costose e abusate, passando per il Ddl Sicurezza che non si tocca, per finire con la separazione delle carriere dei magistrati. È un Carlo Nordio a tutto tondo (e a tutta destra) quello che ieri ha pontificato a SkyTg 24.
Ministri condannati ma in carica fino a sentenza definitiva
A partire dai guai dei suoi colleghi ministri: Daniela Santanché e Matteo Salvini, che fino a eventuale condanna definitiva, non dovrebbero dimettersi. “Da un punto di vista giuridico, formale e politico sicuramente non dovrebbero dimettersi”, ha detto il Guardasigilli. Per decidere su eventuali dimissioni, “secondo me il criterio generale è quello della Costituzione, cioè la presunzione di innocenza fino a che una persona non è oggetto di sentenza definitiva è presunta innocente e noi abbiamo assistito centinaia di indagini e processi che hanno compromesso o, addirittura eliminato non fisicamente ma politicamente, ministri, sottosegretari e parlamentari e poi si sono risolti con un’assoluzione”.
Per Nordio il Ddl Sicurezza non si tocca
Nulla di nuovo, ma l’idea di tenersi un ministro (eventualmente) condannato (anche non definitivamente) per sequestro di persona o per bancarotta evidentemente non turba l’ex magistrato. Del resto, è garantista, lui. Ma non proprio con tutti. Tanto che sul Ddl Sicurezza (quello che ha introdotto 20 nuovi reati e inasprito le pene fino a 7 anni per le manifestazioni pacifiche) tira dritto, senza ripensamenti: “Si tratta di un provvedimento normativo ovviamente perfettibile, il Parlamento è sovrano e ci affidiamo alla volontà dei rappresentanti del popolo”, ha dichiarato, “ma non credo che proporremo emendamenti, avendolo noi approvato”.
Troppe intercettazioni e troppo costose
Poi il ministro ha sfoderato uno dei suoi cavali di battaglia (errati): le intercettazioni. “Credo che in Italia si faccia un uso eccessivo delle intercettazioni che comportano spese fuori controllo che potrebbero essere devolute anche ad altri tipi di intercettazioni più sofisticate; ad esempio per captare le intercettazioni della criminalità organizzata”, ha detto il nostro a proposito del disegno di legge Zanettin che vuole ridurre a 45 giorni la durata delle captazioni.
Suscitando la levata di scudi di M5s, che subito ha risposto: “Il ministro Nordio ci è ricascato: ha riparlato di spese fuori controllo per le intercettazioni. E noi siamo costretti a ricordargli per l’ennesima volta che grazie alle intercettazioni utilizzate in tante importanti indagini, lo Stato recupera cifre enormemente superiori rispetto alla spesa sostenuta per effettuare le captazioni. Parliamo di miliardi, non di spiccioli. Solo per fare un esempio, dal 2015 al 2020 sono stati sequestrati beni per 35 miliardi di euro e le confische definitive ammontavano a 11,7 miliardi”.
“Non solo, se Nordio avesse il buon senso di leggere i dati diffusi anche nelle audizioni parlamentari”, continua la nota dei parlamentari pentastellati, “apprenderebbe che il numero di intercettazioni è in calo da anni, e con esse la spesa affrontata. Il ministro entra poi nel surreale quando ci spiega che i soldi andrebbero meglio indirizzati verso le intercettazioni per la criminalità organizzata. Oggi forse questo non avviene? Piuttosto, è il Ddl Zanettin della maggioranza a demolire le intercettazioni, anche sulla mafia. Sanno tutti benissimo, infatti, che la gran parte delle indagini su fatti di criminalità organizzata nasce da altri reati, ad esempio quelli legati alla corruzione ai quali il governo Meloni non manca mai di riservare un trattamento di riguardo. Quindi la folle tagliola dei 45 giorni porterà impunità ovunque”.
Alla guerra per la separazione delle carriere
Infine Nordio ha ricordato che probabilmente giovedì la commissione Affari costituzionali di Montecitorio adotterà il testo del governo sulla separazione delle carriere. Un tema sul quale ci sarà battaglia.
“La separazione delle carriere è il primo obiettivo”, ha dichiarato, “il primo voto sarebbe una svolta”. Per il prossimo 23 ottobre è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl costituzionale. L’orientamento è portare il dossier in Aula entro la fine di dicembre.
“Sono ottimista” sui tempi “e penso che sia corretto che si vada anche a referendum, perché è giusto che su una materia come questa si esprimano i cittadini e sono convinto che approveranno la nostra scelta. Non è una riforma punitiva nei confronti dei magistrati”, ha concluso Nordio, sebbene l’intera magistratura non la veda proprio così.
Che lurido individuo! Che pezzo di m…! Possibile che dobbiamo ascoltare le schifezze di questo nemico della Giustizia e della Legalità e non ci armiamo di pale e forconi?! Lui fa schifo ma noi di più che lo sopportiamo ci lamentiamo e facciamo un beneamato niente!!!!!!!!!!!
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sò d’accordo!!! Ma non credo staremo ancora per molto a guardare..
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Magari, Mokj… spero che tu abbia ragione. Lo prendo come un vaticinio!
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gestire un governo di mariuoli lo possono fare anche dalla galera, vedi i mafiosi.
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Ho la netta impressione che questo ministro le decisioni le prenda lanciando in aria una moneta. Visto il suo modo di interpretare la giustizia, forse sarebbe il caso di rivedere tutto il suo operato di quando era magistrato.
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ma intanto dai sondaggi la fiducia nel governo è in crescita da parte del popolo… Boh sarà ma forse intendono la fiducia che faccia schifo.
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Sta rispettando in pieno il programma della destra a cui gli italioti hanno dato il voto per governare.
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Ma invece di sprecare tutte ste parole e maltrattare lingua e giustizia italiana, non era più semplice cambiare targa da Piazza di Monte Citorio a Piazza dell’ Ucciardone? Anche Piazza dell’ Asinara potrebbe andare, asini condannati….scusandosi con gli animali!
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Evidentemente contano di stare al governo per più di un ventennio. Dunque si mettono le mutande d’acciaio per evitare punizioni se beccati sul fatto: mica scemi loro.
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Vorrei chiedere al ministro Nordio se aspetterebbe il terzo grado di giudizio per lasciare il proprio figlio al vicino di casa indagato per pedofilia. Potrebbe anche essere che alla fine si risolva con assoluzione. Buon senso a parte ovviamente.
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ho dimenticato un “non” prima di lasciare.
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Il Trinchetto messo a guardia dei sigilli deve spiegare perché se un dipendente pubblico (lo scrittore Raimo) critica un ministro può essere licenziato in quanto reca un danno all’amministrazione mentre un ministro che si accolla una condanna penale – certamente non un collare dell’Annunziata – deve rimanere al suo posto. Una condanna può contribuire positivamente al perseguimento del buon andamento dell’amministrazione pubblica? Una politico è ancora onorevole (cioè degna di onori, quindi di cariche pubbliche) dopo una condanna? Si è disciplinati se a seguito di una violazione di legge si viene condannati da un tribunale? Si può sottoporre a giudizio la condotta degli studenti mentre quella dei politici può essere valutata solo dopo una condanna irrevocabile? L’art. 54 della costituzione prescrive il dovere (l’obbligo) di adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore. Se tale obbligo viene quindi inficiato da una condanna qualunque (evidentemente anche in primo grado) si perdono i requisiti morali necessari previsti per assolvere la funzione affidata.
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Quando pensi che i peggio ministri della giustizia siano stati CASTELLI, ALFANO, CARTABIA, poi ti spunta un NORDIO, il quale tra l’altro è un ex magistrato, per cui non ha nessuna scusa da portare su eventuali ‘ignoranze’.
Questi sfasciano il sistema legalitario italiano e se ne vantano anche.
”’Nel 2022 due dirigenti di Usb sono stati condannati a 4 mesi per le manifestazioni esplose dopo la morte di un loro sindacalista, investito da un tir durante un picchetto alla Gls di Piacenza.
Anche i processi ancora aperti non si contano, eppure picchetti e blocchi non sono certo diminuiti. “Se alzassero le pene per chi non paga gli stipendi, se l’ispettorato funzionasse, magari i picchetti non servirebbero”, dice Pallavicini, che in questi anni è stato messo ai domiciliari per due volte – mai convalidati dal Riesame – e ha perso il conto delle denunce e dei reati che gli sono stati contestati: “Creano un nuovo reato per noi, in un settore in cui mi sembra che praticamente chiunque delinqua…”.
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