
(Tommaso Merlo) – Netanyahu ha bombardato un’altra scuola a Rafah mentre l’affare bellico ucraino prosegue a gonfie vele. Gli statisti europei si son messi l’elmetto e le lobby delle armi si sfregano le mani. L’ordine di scuderia è buttare acqua sul fuoco palestinese e benzina su quello russo. Un doppio gioco che rimarrà nei libri di storia. Tra silenzi pesantissimi ed ipocrisie d’altri tempi, i politicanti stanno spendono in armi i soldi dei poveri cristi che non arrivano a fine mese e ci stanno trascinando verso un conflitto mondiale. Più che politici attori, più che partiti compagnie teatrali in questi giorni impegnate in tournée per la poltronata brussellese. Nessuna idea, nessun progetto innovativo, nessuna credibilità eppure passano da un palco all’altro. Finché non si farà l’Europa sul serio, dovrebbero sospendere certe pagliacciate elettorali. La Repubblica Europea la faranno dal basso i cittadini quando saranno pronti ed esprimeranno classi dirigenti all’altezza della storica impresa. Quanto agli scettici basterebbe che si guardino attorno. Se procediamo al traino della NATO, degli americani e della lobby delle armi, è proprio perché siamo divisi e quindi deboli. Solo politicamente uniti, i popoli europei avranno una forza politica sufficiente per contare ancora. È questo il cuore della crisi democratica che stiamo vivendo. La sovranità non appartiene più al popolo e per assurdo nemmeno ai politicanti. Se torniamo indietro alle nazioncine facciamo solo un favore a chi oggi comanda davvero lasciandogli mano libera. But the show must go on, e la tournée elettorale prosegue in una desolante indifferenza. Pare che tra i fans superstiti prevarranno quelli di destra anche perché quelli di sinistra sono orfani da mo’. A decidere le elezioni pare sarà ancora lo spauracchio del secolo, l’invasione dei poveracci del pianeta che stanchi di essere depredati e bombardati o se va bene dimenticati, han fatto le valigie e ce li siamo trovati davanti all’uscio di casa. Già, sarebbero loro il nostro vero ed unico problema e in particolare se seguaci di Maometto. Applausi, voti, poltrone a catinelle e poi il giorno dopo la realtà riprende come se nulla fosse. Sono dati. Senza immigrati le nostre economie crollerebbero e i suprematisti bianchi tornerebbero in cucina a pelare patate. Crisi demografica ma anche d’onestà intellettuale. E siamo solo all’inizio. Quando le nuove generazioni di immigrati usciranno dalle università ed entreranno nei palazzi del potere, potranno salvarci anche politicamente. Che si mettano l’anima in pace, è solo questione di tempo. Se riusciranno a preservare parte della loro benefica diversità, le nuove generazioni di immigrati potranno aiutarci a rimuovere i paraocchi ed allargare le vedute e magari perfino a ritrovare un cuore che l’uomo bianco sembra abbia venduto. Sono in gran parte gli immigrati la nuova classe operaia e sono senza voce. Usati, maltrattati e ignorati e questo perché rende alle carriere dei politicanti. Altra chicca che rimarrà nei libri di storia. Grazie alle nuove generazioni di immigrati al potere, le istituzioni democratiche saranno rappresentative della nuova società multiculturale e la politica tornerà ad abbassare la testa sui problemi reali. Altro che speculare su paure infantili e crisi d’identità fasulle, altro che rigurgiti ideologici ammuffiti. Gli immigrati sono la salvezza di paesi o meglio di continenti vecchi ed ottusi come il nostro, e in futuro daranno un fondamentale contributo alla costruzione della Repubblica Europa. Che passi allora anche questa insulsa tournée tra silenzi pesantissimi ed ipocrisie d’altri tempi. Applausi, voti, poltrone a catinelle ma prima o poi la storia riprenderà come se nulla fosse. La sovranità appartiene al popolo e senza la sua partecipazione la democrazia non ha senso.
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Condivisibile Merlo quando nelle affermazioni che riguardano lo status politico dell’Europa; gli interessi nazionali e la cultura ad essi associata non si possono cancellare in pochi anni.
Gli storici fnno risalire la nascita degli stati nazionali con la fine del medioevo, le monarchie di Spagna, Inghilterra, Francia.
A questo occorre aggiungere tutto il processo storico che va dalle guerre di religione, alle monarchie assolute del 700 fino alla più diffusa presa di coscienza del concetto di nazione della metà dell’800
Una presenza vecchia di secoli, ben radicata è difficile da eliminare; richiede parecchio tempo.
La competizione che ne deriva ci rende subalterni ad una nazione che, pur con tutti i suoi punti di forza ancora esistenti, è in via di putrefazione per sua stessa scelta.
Quanto al discorso migranti il tema è complesso, non lo si può semplificare in questo modo; è come intrsiare il legno usando la sega per i tronchi.
“Grazie alle nuove generazioni di immigrati al potere, le istituzioni democratiche saranno rappresentative della nuova società multiculturale e la politica tornerà ad abbassare la testa sui problemi reali.”
Perchè? Da cosa nasce questa convinzione? Può darsi sia pure giusta, ma un minimo di spiegazione…..
Noi un paio di immigrati che sono entrati nella stanza dove tutti o almeno tanti vorrebbero entrare li abbiamo avuti e non hanno dato, specie il secondo, ampia prova di se.
Mi riferisco a Cecile Kienge ( che divenne ministro nel governo Letta); e a Sumahoro.
Kienge sarà un’ottima persona ed un’ottima professionista, ma non c’è traccia legislativa del suo passaggio; avrà partecipato alla proposta di leggi sui tema dell’immigrazione, sui temi dell’integrazione; ma, oltre questo, nulla.
Sumahoro, inutile perderci tempo.
Comunque due dati non sono un trend
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