(Giuseppe Di Maio) – A due giorni dalle elezioni il governo vara provvedimenti, o meglio, annunci di leggi che dovrebbero risolvere le liste di attese nella sanità, e lenire la povertà; siamo in attesa a ore di un decreto che ci faccia tutti ricchi poco prima di andare al seggio. È chiaro che sono deliberazioni incredibili: quello che riguarda la sanità, se fosse veramente efficace, avrebbe dovuto essere il primo atto del governo dopo il suo insediamento; la card per gli indigenti, che arriverà forse a settembre, è un’operazione a dir poco grottesca dopo aver cancellato il reddito di cittadinanza. Sono tutte così le cose che fa la destra: cose utili alla propaganda, alla campagna elettorale, nessuna di esse solleva le condizioni materiali della gente sottomessa alla sua politica.

Il dibattito con i rappresentanti della reazione finisce sempre allo stesso modo: noi abbiamo ragione perché il popolo ci ha votato; la volontà popolare è sovrana. Per la destra non esistono gli istituti di garanzia, e la democrazia si esaurisce nel giorno delle elezioni. Non esiste il Capo dello Stato, la Corte Costituzionale, la Magistratura indipendente, non esiste l’Anac, la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, può ancora esistere il CNEL per dare lo stipendio a Brunetta, e tutti costoro, se non concordi con la volontà del governo, sono nemici del popolo e dei suoi legittimi rappresentanti. Questa è l’idea che la destra ha della democrazia, ed è un’idea che le ha permesso di cambiare la sua strategia per il potere, di eliminare cioè la violenza palese e di sostituirla con la menzogna, una violenza più proficua e praticabile.

Ma la sua idea di popolo è altrettanto raccapricciante. Per la destra e per la biondina sguaiante, il popolo è quella cosa che non capisce altro se non le balle condite di pseudovantaggi, che non ricorda altro se non quanto fatto a due giorni dalle elezioni, e che non è capace manco di fare una X sulla scheda se non aiutato da uno speciale tutorial del Presidente del Consiglio che lo conduce per mano. Ecco chi è il sovrano della democrazia per la destra, ed ecco perché antepone questa sovranità ad ogni altro contrappeso costituzionale: questo suo sovrano equivale ad un bambino ritardato e smemorato, un incapace facile da circonvenire. Allora all’incapace a cui prima ha rubato un reddito minimo, un salario adeguato, una giustizia celere e imparziale, le cure per la sua salute, regala una scarpa poche ore prima di recarsi alle urne, una scarpa destra (come faceva Achille Lauro a Napoli negli anni ‘50), promettendo l’altra solo a conseguimento di un favorevole risultato elettorale.

Per chi capisce e chi può, il mio invito è quello di rendere immediatamente la scarpa, e stamparla sulle natiche o sulle dimagrite pudenda del nostro Presidente del Consiglio.