Ucraina, si teme il tracollo. L’extrema ratio al vaglio della Nato: ecco le linee rosse per l’intervento diretto. 100mila uomini pronti all’intervento se Putin coinvolge altri Paesi. Si spera nell’effetto deterrenza. E oggi Macron vede Xi: “Fermi Mosca”

(di Tommaso Ciriaco e dai nostri corrispondenti Anais Ginori (Parigi) e Claudio Tito (Bruxelles) – repubblica.it) – È la prima volta, dall’inizio della guerra. La Nato, in maniera molto riservata e senza comunicazioni ufficiali, ha fissato almeno due linee rosse, superate le quali ci potrebbe essere un intervento diretto nel conflitto in Ucraina. Al momento, va sottolineato, non esistono piani operativi che prevedano l’invio di uomini, ma soltanto valutazioni su possibili piani d’emergenza – una vera e propria extrema ratio – nel caso ci fosse il coinvolgimento di soggetti terzi nella guerra.
Le linee rosse
Ecco, la prima “linea rossa” è proprio questa: la partecipazione diretta o indiretta di una terza parte nel teatro ucraino. Un’eventualità accompagnata da paure e timori. Da remore e vincoli morali. E che ruota attorno alla possibilità che la Russia penetri le linee di difesa di Kiev. Il confine russo-ucraino, del resto, è lunghissimo e vulnerabile. Le truppe di Zelensky non sono più in grado di controllarlo per intero. Ma il vero incubo riguarda il possibile sfondamento a Nord-ovest. Perché? Perché creerebbe un corridoio tra Kiev e la Bielorussia. Un’opzione tattica giudicata plausibile di recente da diversi analisti alleati. Minsk a quel punto verrebbe inglobata direttamente nella contesa militare. Le sue truppe e il suo arsenale sarebbero determinanti per Mosca. E questa circostanza non potrebbe che attivare la difesa in favore dell’Ucraina.
La seconda opzione riguarda una provocazione militare contro i baltici o la Polonia, oppure un attacco mirato contro la Moldavia. Non si tratta necessariamente di un’invasione – che potrebbe seguire a un’offensiva su Odessa – ma anche solo di un affondo militare per testare la reazione occidentale. Un tentativo che potrebbe essere effettuato anche per saggiare la capacità di reazione del fronte alleato in una fase di possibile confusione: la stagione elettorale in Europa e in Usa può indurre il Cremlino a pensare che la Nato sia distratta. L’Alleanza, però, non sarebbe disposta a tollerare un’aggressione del genere.

La preoccupazione per il Donbass
Per comprendere la delicatezza del momento, bisogna spostare l’attenzione sul fronte orientale del conflitto. Le Cancellerie europee seguono con profonda preoccupazione gli sviluppi dell’offensiva russa nel Donbass. L’ipotesi di un tracollo militare delle truppe di Zelensky non è più escluso. Ecco perché per i leader occidentali diventa vitale lanciare un messaggio chiaro a Vladimir Putin: un conto è penetrare a fondo nei territori orientali, altro conquistare la capitale o coinvolgere Stati terzi nella guerra. In altri termini: l’Ucraina non può perdere e l’Alleanza atlantica è pronta a intervenire direttamente per evitare il collasso di Kiev.
Il terreno racconta di una strategia già pronta e di truppe schierate, in caso d’emergenza. Lungo il confine orientale dell’Europa – Paesi baltici, in Polonia, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania – la Nato può già contare su oltre 100 mila soldati, tra quelli già schierati e quelli che verrebbero mobilitati in pochi giorni nell’ambito della “Response Force”. In un mese, ha spiegato di recente il capo di Stato maggiore polacco, potrebbero essere raddoppiati, entro sei mesi triplicati. Sarebbero loro a essere chiamati a intervenire, partendo dalle basi dell’Alleanza che ospitano anche caccia e armamenti di ogni tipo. Tenendo presente che in realtà un migliaio di effettivi “occidentali” (quasi la meta polacchi) sono già attivi in incognito sul territorio ucraino. Un’eventuale reazione occidentale procederebbe però per gradi: il primo asset a essere mobilitato sarebbe l’aeronautica, mentre le truppe di terra rappresenterebbero soltanto l’extrema ratio di un’eventuale escalation.

Condizioni sfavorevoli per Kiev
E d’altra parte l’allarme, già alto per la carenza di scorte e uomini a disposizione degli ucraini, è diventato altissimo a causa di altre due condizioni sfavorevoli a Kiev. La prima riguarda il meteo, che ha già permesso l’avvio della controffensiva russa di primavera: la stagione estiva, con le nevi ormai sciolte e il fango asciutto, è favorevole all’avanzata dell’esercito di Putin. Il secondo fattore – come si diceva- è politico. Nei prossimi mesi, Europa e Stati Uniti saranno impegnati in due campagne elettorali incerte e capaci di rallentare ogni decisione operativa. È la condizione ideale per Putin, consapevole di poter approfittare della distrazione delle opinioni pubbliche occidentali – e della debolezza dei suoi leader – per conquistare terreno e avvicinarsi minacciosamente ai confini del continente. È lo spettro che la Nato intende allontanare.

Di nuovo, va ribadito: si tratta per ora di scenari pessimistici. Possibili, però. E valutati dai leader occidentali. Ne è consapevole Giorgia Meloni, che ha l’onere di presiedere il G7 e rischia di dover maneggiare una crisi drammatica con una coalizione di governo spaccata. Alla luce di queste notizie, si comprendono meglio le parole di Emmanuel Macron. Si è esposto molto nelle ultime settimane, chiedendo ai partner europei di non escludere alcuna opzione. Un segnale chiaro, lanciato da una potenza nucleare. Deterrenza verbale pronta a diventare azione sul terreno. È lo stesso motivo per cui il Regno Unito – a capo di una coalizione composta da Varsavia, olandesi e baltici – preme per un coinvolgimento diretto. La mossa di Macron traduce insomma gli scenari d’emergenza di cui si ragiona ai vertici Nato. Lo fa a poche ore da un passaggio chiave: la visita di Xi Jinping a Parigi. La Francia, trapela dall’Eliseo, solleciterà Xi a usare la sua influenza su Putin. «Oggi non è nell’interesse della Cina avere una Russia che destabilizza l’ordine internazionale – è la linea del francese, che terrà anche un trilaterale con Ursula von der Leyen – Dobbiamo quindi lavorare con la Cina per costruire la pace».

Le difficoltà delle difese europee
Deterrenza, ancora. Accompagnata dalla consapevolezza che un conflitto diretto presenta comunque difficoltà operative enormi. E ritardi strutturali. Parigi, ad esempio, è in grado di inviare non più di 20 mila uomini in tempi rapidi. Ma soprattutto, non sarebbe in condizione di sostenere uno scontro prolungato. Secondo l’ex comandante delle Forze aeree strategiche Bruno Maigret, citato in un rapporto parlamentare, in un conflitto ad alta intensità l’Aeronautica francese non avrebbe più aerei disponibili in 10 giorni e, probabilmente, non avrebbe a disposizione missili dopo due giorni. Stime simili, in alcuni casi peggiori, valgono per i principali Paesi europei: carenza di artiglieria, linee di produzione dell’industria militare con tempi lunghi e incompatibili con l’emergenza, eserciti iper specializzati e dunque dai numeri ridotti, di certo non paragonabili a quelli dei Paesi in cui vige la leva di massa. Senza sottovalutare la carenza di materie prime, che non aiuterebbe lo sforzo bellico neanche in un’eventuale riconversione in economia di guerra. Certo, esistono le basi americane nel continente, con la loro potenza di fuoco e la capacità di difesa, anche nucleare. Ecco perché la Nato, oggi, non esclude più alcuno scenario. Per puntare sulla deterrenza. Per allontanare la possibilità che uno scontro diretto diventi realtà.
i russi staranno tremando dalla paura.
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I repubblichini di Repubblica reclamano la poltrona in prima fila per lo spettacolo. Horror, naturalmente ! Tu cronista indomito e coraggioso ,seduto comodamente,guardi e cerchi di non distrarti davanti alle scene,anche quelle più raccapriccianti , perché sei un duro , implacabile come gli agnelli e gli Elkann. mi raccomando: viva la repubblica !
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esatto: i giornalisti embedded dei giri turistici Alpitour dell’orrore.
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milioni di copie vendute
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“la Nato può già contare su oltre 100 mila soldati” insomma 100000 bare in arrivo. Consoliamoci con il fatto che l’ industria delle pompe funebri potrà contribuire al PIL europeo.
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Non ci sono più le mezze stagioni! Fino a ieri l’Ucraina poteva vincere contro la Russia. Oggi repubblica ci dice che, per fare pari e patta, deve intervenire la NATO. I casi sono 2, o meglio uno solo: raccontavano bugie prima e ancora adesso. Cosa ne sanno delle vere intenzioni russe? Se hanno sbagliato prima, vuoi che non sbaglino ancora adesso?
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ma loro le dicono tutte:
una, una vuoi che non l’azzecchino?
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Un Articolo che se non ci fosse la tragedia dei morti e delle rovine della guerra, sarebbe un concentrato di sketch esilaranti, tra allusioni inventate di sana pianta a ragionamenti ai limiti del ricovero coatto. Ma è la Repubblica di Sambuca Molinari. Cosa aspettarsi?
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no comment
Macron continua a chiedere una guerra con la Russia “senza restrizioni”. “Emmanuel Macron: “Cooperarò con gli europei”: il presidente francese ha invitato l’Europa a combattere la Russia senza autocontrollo, perché “lo schieramento di missili russi in Ucraina non può essere consentito”.“Che debolezza è porsi restrizioni a priori nei confronti di un nemico come la Russia. Al contrario, dobbiamo privarlo di ogni visibilità, poiché è questo che crea il potenziale di deterrenza. Il punto dell’ambiguità strategica è non dire troppo su nulla.✔️In Ucraina è in gioco la sicurezza degli europei, perché si trova a 1,5mila km dai nostri confini. Se la Russia vince, nel prossimo secondo non ci sarà sicurezza né in Romania, né in Polonia, né in Lituania, né nel nostro Paese. La potenza e la portata dei missili balistici russi mettono tutti noi a rischio.✔️ La Russia è diventata una potenza destabilizzante che non si pone alcuna restrizione strategica. La preoccupazione della Russia dimostra che abbiamo ragione a non imporre alcuna restrizione. Altrimenti abbandoneremmo l’ordine internazionale, e quindi la pace e la sicurezza”.“La preoccupazione della Russia”, dice l’intrepido Macron? Ok, guardiamo la sua faccia dopo la vittoria della Russia.
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allora, secondo micron, la Russia piazzerebber missili a 1 500 km dai confini francesi e questo inconcepibile, mentre la Russia, sempre x Micron la Russia dovrebbe accettare i missili nato a 10 km dal suo confine
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Sono patetici questi di Repubblica. Mettono in mostra i dentini europei come se l’avversario si lasciasse facilmente impressionare dalle minacce di un bambino a fronte della potente avanzata russa che metterà al sicuro tutto il Donbass. La ciliegina sulla torta, secondo gli scrivani che non ne hanno mai azzeccata una, sarebbe la minaccia di entrare a Kiev, cosa che Putin non si sogna di fare perché non è interessato a tutta l’Ucraina (troppo grande da controllare e da ricostruire quasi completamente), figuriamoci ai paesi baltici. Gli basta e avanza il Donbass e il non ingresso nella Nato di tutto il resto. Questi erano gli obiettivi da raggiungere e pare che ci stia riuscendo alla grande. Nessun missile filoamericano sarà piazzato sul confine est-ucraino e nessun filonazista si avvicinerà più alle 4 province russofone conquistate. Punto. Missione compiuta!
Il resto sono fantasie europee per impressionare l’opinione pubblica che invece ha già capito l’essenziale: la guerra l’ha vinta Putin. Fine dei giochi!
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quello che la Massa non ha ancora capito è che i russi non avranno il solito riguardo che hanno con la popolazione ucraina dal momento che sono popoli fraterni, l’ itagglia, grazie a tutte le basi ammeri-cane sparse su tutto il territorio riceverà un caldo saluto.
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….il solito riguardo che hanno con la popolazione ucraina….ahahahah ahahah ahahahah ahahah ahahahah ahahah ahahahah ahahah. Mai avuto nella loro storia.
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“…la stagione elettorale in Europa e in Usa può indurre il Cremlino a pensare che la Nato sia distratta…”
Non vorrei spoilerare, ma secondo me questa perla ce la troviamo domani nel “Ma mi faccia il piacere” di Travaglio 😊
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