
(Dott. Paolo Caruso) – Oggi con l’avvento al governo della destra meloniana si avverte sempre più la volontà intimidatoria nei confronti di intellettuali e giornalisti con l’uso spropositato della querela come strumento per limitare la libertà d’opinione. C’è una sproporzione notevole fra il potere dell’intellettuale o del giornalista e il potere della politica e in modo particolare del governo; ciò rivela una volontà intimidatoria nei confronti dei liberi pensatori che a volte cedono alla tentazione di autocensurarsi, o conformarsi al sistema, per evitare una denuncia per diffamazione. Infatti spesso l’uso della querela viene utilizzato dal potere come strumento di intimidazione per soffocare la libertà di pensiero. Come ha scritto correttamente Corrado Augias ” un capo di governo non dovrebbe mai portare in giudizio un cittadino quando si tratta di opinioni”. Succede invece e purtroppo nel caso del Professore Luciano Canfora insigne filologo e storico, querelato dall’attuale Premier per averla definita “nazifascista nell’animo” durante un convegno a Bari. Lo stesso dicasi per Roberto Saviano querelato dalla “Giorgia nazionale” e dal “Cazzaro Verde” per diffamazione essendo stati definiti “Bastardi” in merito al loro operare nel 2020 contro le ONG. Un crescente isolamento degli Uomini di cultura attuato con metodi che ricordano quasi il ventennio. Per analogia c’è da ricordare la querela per diffamazione del “cognato d’Italia”, il Ministro Lollobrigida nei confronti della filosofa Donatella Di Cesare e del Rettore dell’università degli Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, a cui si aggiunge lo Storico Davide Conti querelato dalla sottosegretaria Isabella Rauti. E il numero degli accusati non si ferma qui considerando le numerose querele intentate da questo governo nei confronti dei cosiddetti giornalisti scomodi. Eppure l’articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare il libero pensiero. Molti intellettuali anche a livello internazionale hanno preso posizione a favore della libertà d’opinione espressa da questi Uomini Liberi e anche giornali come il Guardian e Liberation hanno manifestato critiche nei confronti del governo italiano. Le Slapp, acronimo di Strategic lawsuit agaiust public partecipation, frequenti non solo in Italia, sono cause legali in cui è palese la sproporzione di potere tra la persona e personaggi anche politici che tendono ad adire le vie legali non tanto per vincere ma al semplice scopo di intimidire l’accusato scoraggiandone il lavoro di scrittore, giornalista e blogger. Si passa così da un giornalismo prostrato al potere ad un giornalismo schiacciato dal potere. In entrambi i casi dopo quasi ottant’anni di repubblica, l’aria si sta facendo sempre più irrespirabile, infatti l’informazione pubblica è totalmente nelle mani del governo e qualsiasi dissenso viene piegato a logiche di potere. Lo stesso servizio pubblico radiotelevisivo considerato da anni un vero e proprio bottino di guerra vive oggi una desertificazione delle migliori intellighenzie. Si può tristemente affermare che la Destra ha preso in maniera spudorata il controllo dell’informazione e che la RAI perdendo di vista l’obiettività riesce poco credibile agli occhi dei cittadini. Il quadro ad oggi risulta alquanto sconfortante con una informazione soffocata dalla politica che con le buone o le cattive tiene a bada qualsiasi dissenso. Scriveva Piero Calamandrei che “la libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.
Da ragazzo biasimavo l’USSR per la repressione della libera informazione e di qualsiasi critica, dicevo:
Potrebbero copiare l’Italia dove tutti possiamo dire quel che vogliamo tanto non se ne fottono niente e continuano a fare come gli pare.
Chi avrebbe mai immaginato che saremmo stati noi a copiare l’unione sovietica.
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Sono sempre più affascinato da questi signori che fanno le vittime: non farsi querelare è la cosa più facile del mondo: basta non diffamare e/o insultare la gente.
Se poi questi signori non sanno fare critica politica senza insultare è un problema loro che scambiano la libertà di espressione per libertà d’insulto
Inoltre, spesso questi signori sono gli stessi che da una vita ci fanno le palle così con: “i magistrati hanno sempre ragione”, però dimenticano che uno può pure presentare duemila querele, ma è sempre un PM che chiede un rinvio a giudizio, è un GIP che lo dispone e un giudice che eventualmente condanna.
Canfora è stato sì querelato dalla Meloni, ma è il PM che ha chiesto il rinvio a giudizio e il GIP l’ha disposto, evidentemente la querela qualche base fattuale ce l’ha, altrimenti il PM avrebbe chiesto l’archiviazione e il GIP avrebbe prosciolto.
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Lapalissiano
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anche conte è stato definito “criminale” e non ha querelato…!
é una questione di superiorità culturale, intelligenza e eticità.
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No, non è lo stesso.
Definire Conte “criminale” è una boutade, un’iperbole, un’affermazione chiaramente esagerata nella dialettica della propaganda e che non ha alcun appiglio reale che riguardi la persona Conte.
E’ cioè solo un modo verbale per alzare i toni della discussione incattivendola. Nessuno, me compreso che non ho alcuna simpatia per Conte, pensa che Conte sia un criminale.
Completamente diverso è come è stata bollata la Melodi da Canfora.
Se sia reato o no lo vedremo a giudizio passato in giudicato. Quello che si può certamente dire fin ora è che il Canfora è vecchio, ma non certo ebete e sa quel che dice e lo dice con un disegno: cavalcare il sentimento generale (generale da una parte) che la Meloni sia una fascista, in fondo: nei modi, nel pensiero, ecc. e così contribuire screditarla oltre l’effettiva realtà dei fatti.
Quindi, stante anche la sua autorevolezza di intellettuale, avalla il pensiero comune perché lo vuole fare: lui pensa che vada contrastata ( democraticamente niente da dire) ma il modo in cui lo fa, fa la differenza.
Secondo la Meloni (non ancora secondo il giudice) è, oltre che sbagliato e truffaldino (truffaldino verso il popolino che recepisce il luogo comune come una spugna) pure diffamatorio proprio per la ragione appena detta.
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Per screditare la Meloni non c’è bisogno di darle della fascista……la sua storia personale, politica ed ideologica lo attestano, con esibizione, solo che da ipocrita si ricorda di essere fascista a comodo…..e’ fascista quando deve presentarsi ai suoi, per ottenere il sostegno nostalgico dell’ appartenenza, ed a cuccia con il bacetto in fronte dal nemico storico! Quanto a Conte “ criminale” , e’ una calunnia , che in giudizio, dopo relativa querela, andrebbe dimostrata, con prove, difficili se non impossibili, perché per essere criminale devi aver commesso un reato e devi essere condannato con sentenza definitiva, mentre quella di Canfora su anima nazifascista e’ un’ opinione…..avere un’ anima nazifascista non costituisce reato e neppure pensare che tu lo sia…..costituisce reato l’ apologia del fascismo e la sua ricostituzione! Se la Meloni pensa di essere stata offesa o diffamata dall’ espressione usata da Canfora , come sua opinione, dovrà dimostrare che corrisponde al falso……la vedo difficile dopo aver partecipato nel 2008 ad Acca Laurentia, dopo essere stata iscritta/militante del Fronte della Gioventù e del MSI, cioè movimento sociale italiano che non faceva mistero di essere un partito neofascista, con il suo segretario Almirante della Repubblica di Salò! Canfora non è un ebete, perché sa perfettamente che in giudizio, chi querela deve dimostrare che il termine usato sia ,senza ombra di dubbio, ingiuria, diffamazione o calunnia, reati perseguibili per legge!
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Non si è mai dichiarata antifascista, quindi si suppone che il Professore avesse detto che era “fascista dentro” la signora non l’avrebbe querelato.
Problema è che sfugge la differenza tra fascismo e nazismo…🤔
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Specie considerando che i fasci ispirarono i nazisti, mica il contrario.
E poi, se la Melona voleva dimostrare di NON essere così, direi che ha sbagliato modo e metodo, sembra una conferma, non certo una smentita, la repressione del dissenso.
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Una variante del “giuramento di fedeltà”
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Le ha dato della “mentec@tt@” e “neonazista nell’anima”…pur essendo d’accordo 😉 direi che il caro prof. se l’è un po’ cercata…
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Nel 2008 la Meloni ha partecipato come ministro della Gioventù alla commemorazione di Acca Larentia insieme a Castellino, esponente di Casa Pound. Ora la commemorazione non ha un significato di ricordo delle vittime di entrambe le parti per una definitiva pacificazione, questo risulta evidente dalla iconografia che richiama una parata neofascista con tanto di saluto verbale e gestuale, il saluto romano, che è una simbologia ,come la svastica o il fascio littorio, di appartenenza al nazifascismo! Dove starebbe l’ offesa/diffamazione di Canfora che parla di anima nazifascista, quando storicamente ed ideologicamente, Fascismo e Nazismo sono uno l’ispirazione ed evoluzione dell’altro, ed alleati durante la seconda guerra mondiale? Ci sono modi diversi di commemorare un passato tragico, lo si può fare per ribadire il mai più nel ricordo e rispetto indistinti per le vittime, oppure per dimostrare il tracotante e distorto orgoglio di appartenenza, quella di Acca Larentia e’una manifestazione del secondo tipo, e se vi partecipi addirittura come ministro della Repubblica italiana antifascista, poi non puoi sentirti offesa perché qualcuno ti ricorda la tua appartenenza esibita! Simboli ed immagini identificano più delle parole, su cui può scattare l’ alibi del fraintendimento, ed io trovo più offensivo che un ministro partecipi a certe esibizioni, delle parole di uno storico, dedotte da realtà storiche ed ideologiche non fraintendibili! Ci sarebbe da querelare la Meloni come ministro e come premier per oltraggio alla Costituzione antifascista su cui ha giurato, visto il ruolo di rappresentanza istituzionale di tutti gli italiani, imparziale e non divisiva, di cui non si dimostra all’ altezza partecipando a rievocazioni nostalgiche del Fascismo od in campagna elettorale come leader di partito! Risulta inopportuna nella forma e nella sostanza!
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