(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Narravano i nostri vecchi che nei giorni terribili della Seconda guerra mondiale poteva capitare che i romani trovassero rifugio e sollievo all’interno del teatro Ambra Jovinelli. Nel quale, malgrado le bombe, si esibivano le compagnie di rivista più applaudite del tempo. Noi, che ci sentiamo più fortunati, mentre con la “terza guerra mondiale a pezzi” (copy Papa Francesco) nel mondo viene giù tutto possiamo godere dell’evasione offertaci dalla nostra classe politica e di governo, protagonista indefessa di una spassosa Cavalcata della risata. Non so se capita anche a voi, ma quando nei tg serali dopo le notizie martellanti di bombardamenti, stragi ed efferate violenze gli ultimi scampoli d’informazione vengono dedicati alla pagina politica, si prova come un sentimento di sollievo. E, tutto sommato, di bonaria indulgenza per quei mattacchioni che una ne fanno e cento ne pensano. Perciò, contando sull’indulgenza dei lettori ci siamo concessi qualche attimo di svago immaginando il nostro personale cartellone di uno Jovinelli casereccio intitolato all’Angolo del buonumore. Ecco, per fare qualche esempio, la “Casa del libero scambio”, adattamento di un celebre vaudeville di Georges Feydeau nel quale una spericolata ministra e una seconda, allegrotta, carica dello Stato lucrano un milioncino sulla villa da essi medesimi comprata e rivenduta nel giro di un’ora. “E adesso pover’uomo?”, sceneggiato tratto da Hans Fallada non sembra ritagliato sulle disavventure di un segretario leghista afflitto dal crollo nei sondaggi e dalla passione incontrollata per la salumeria? “Ma Matteo ti manda sola?” ripropone, nel ruolo di Barbra Streisand, la fedele deputata renziana che vuole abolire i giornalisti nei talk. “Uno sparo nel buio” (questo è facile): un fratello d’Italia nei panni dell’imbranato Peter Sellers. “Scemo più scemo più scemo”: un ministro della Giustizia propone un test sui magistrati con domande del tipo: le mie mani e i miei piedi sono solitamente abbastanza caldi, vero o falso? Più un ministro dell’Istruzione che scrive un comunicato lardellato da errori d’Italiano. Più un ministro dell’Agricoltura convinto che i poveri mangiano meglio dei ricchi (e ci fermiamo qui causa mancanza di spazio). Ps. I testi citati sono tutti autentici e di dominio pubblico, cosa che non comporta diritti d’autore. Del resto, il Paese (sulle note di “ma ’ndo vai se la banana non ce l’hai ?”) non paga forse, e profumatamente, l’inettitudine e gli affari di questi servitori dello Stato? Che almeno ci facciano ridere.