La guerra obnubila le coscienze e inietta cinismo anche in chi vi assiste da lontano. Così, di fronte alla mia banale constatazione che la strage di centinaia di civili israeliani perpetrata…

(DI GAD LERNER – ilfattoquotidiano.it) – La guerra obnubila le coscienze e inietta cinismo anche in chi vi assiste da lontano. Così, di fronte alla mia banale constatazione che la strage di centinaia di civili israeliani perpetrata da Hamas, uccidendoli uno a uno nelle case e per le strade a casaccio, è uno dei crimini contro l’umanità più efferati di questo secolo – e che nessuna atrocità subita dai palestinesi può giustificarla – mi sono giunte repliche di questo tenore: “Israele se l’è cercata”, se non addirittura “Israele se l’è meritata”. Segue, naturalmente, la contabilità dei morti: nel corso degli anni, le vittime palestinesi sono state assai più numerose di quelle israeliane. Vero. Così come è vero che Israele si è anch’esso macchiato di crimini di guerra, solo in minima parte perseguiti dai suoi tribunali civili e militari. Il che però non confuta l’affermazione di cui sopra: Hamas ha pianificato uno sterminio sistematico di persone colpevoli solo di essere yahud, cioè ebrei, come urlavano i miliziani ammazzandoli e insultando chi catturavano.

Orbene, si possono certamente sottolineare le gravissime responsabilità del governo Netanyahu, definito con formula impeccabile dal quotidiano israeliano Haaretz “il governo dell’annessione e dell’esproprio”. Si può perfino comprendere che i palestinesi sottoposti a decennale, brutale occupazione militare, si abbandonino a un tristo moto di esultanza. Ma trovo osceno che fra noi vi sia chi riconosca ad Hamas di avere compiuto una legittima azione di guerra, anziché un progetto di sterminio indiscriminato. La contrapposizione dei sentimenti – per chiunque i “miei” morti pesano più dei morti degli “altri” – è una spirale maledetta. Oggi tocca a decine di palestinesi bombardati in un mercato di Gaza, dopo che un ministro israeliano li ha liquidati come “animali umani”. E già si annuncia, nell’impazzimento generale, la centralità che è destinata ad assumere la sorte degli oltre cento ostaggi israeliani trascinati dalle milizie all’interno della striscia di Gaza. Hamas minaccia di ucciderli uno a uno.

Prepariamoci a una macabra rappresentazione mediatica inscenata attorno ai corpi vivi di questi prigionieri trasformati in scudi umani. La diffusione di filmati che raffigurano vecchi e bambini derisi e umiliati, è solo l’antipasto. Ricordiamo la regia crudele delle sevizie cui vennero sottoposti i prigionieri dell’Isis assassinati davanti alle telecamere. Il fanatismo religioso non conosce limiti. Se non quello dell’astuzia e della sapienza diplomatica rivelate in passato dall’Iran di Khomeini, di cui Hamas resta discepolo fedele.

Era il 2006 quando Hamas catturò il militare israeliano Gilad Shalit e lo tenne prigioniero a Gaza per oltre cinque anni finché il governo già presieduto da Netanyahu, con la mediazione dell’Egitto, ottenne il suo rilascio in cambio della scarcerazione di più di mille detenuti palestinesi. Cinque anni di trattative e poi lo scambio di uno a mille. Cosa può succedere ora che gli ostaggi nelle mani degli islamisti sono più di cento? Qualcuno evoca un’affermazione attribuita a Ben Gurion durante la Seconda guerra mondiale, ma di fonte dubbia: se dovessi abbandonare al loro destino migliaia di bambini pur di arrivare alla nascita dello Stato ebraico, a malincuore lo accetterei. Ma, come dimostra anche il caso Shalit, Israele si è comportato sempre in maniera opposta. Nonostante i proclami di cui si riempiono la bocca gli spettatori lontani – “con i terroristi non si tratta” – non ha esitato a intavolare negoziati coi suoi peggiori nemici pur di salvare la vita ai propri cittadini. Oggi il prezzo da pagare si preannuncia incommensurabile, ammesso che Hamas sia disposto a trattare.

Consiglio di guardare all’Algeria, per studiare le prossime mosse. Da Algeri è giunto un comunicato di solidarietà al popolo palestinese e di condanna della reazione israeliana. Ma soprattutto la repubblica nordafricana ebbe un ruolo-chiave nello sbloccare la clamorosa vicenda degli oltre 50 ostaggi americani rinchiusi per più di un anno nell’ambasciata Usa di Teheran, dopo la rivoluzione degli ayatollah del 1979. Fu Khomeini in persona a volere quel primo sequestro di massa, gestito sapientemente per umiliare il “Grande Satana”. E fu l’Algeria a tenergli bordone, gestendo le trattative fino al rilascio degli ostaggi dopo l’elezione di Reagan nel 1981.

Sì, proprio l’Algeria visitata prima da Draghi e poi da Meloni per rimpiazzare la Russia come principale fonte di approvvigionamento di gas all’Italia. Del resto, anche il nostro nuovo alleato tunisino Saied nei giorni scorsi, si era distinto per le sue dichiarazioni antisioniste e antisemite. La possibilità che la guerra in Medio Oriente provochi ribaltamenti inattesi degli equilibri, sottoponendo l’Italia a inediti ricatti, resta per ora uno scenario remoto, ma non può essere escluso. La tragedia degli ostaggi israeliani riguarda pure noi.