L’Italia non può dare tank a Kiev perché non li ha

I carri armati dimenticati nelle spese della Difesa: in servizio cento Ariete, mai aggiornati. Partito solo ora l’investimento per modernizzarli. Ma nei depositi ci sono tanti mezzi corazzati vecchi che sarebbero utili agli ucraini

(Gianluca Di Feo – repubblica.it) – L’Italia è tagliata fuori dal dibattito sui tank per Kiev. Il motivo è semplice: non abbiamo carri armati di ultima generazione. Nei trent’anni di pace globale e di missioni estere limitate, questi mezzi non servivano più e sono stati dimenticati. Al tramonto della Guerra Fredda sono stati costruiti duecento Ariete progettati dalla Oto Melara, che sulla carta dovevano essere equivalenti ai Leopard 2 tedeschi e agli Abrams statunitensi: pesano intorno alle sessanta tonnellate, hanno un cannone da 120 millimetri e corazzature composite. In realtà, sin dalla nascita armamento e protezione non sono apparsi all’altezza, imponendo un aumento delle blindature che hanno conseguenzialmente ridotto la mobilità. E contrariamente ai mezzi degli altri Paesi – nella lista per l’Ucraina ci sono pure i Challenger 2 britannici e forse i Leclerc francesi – i nostri Ariete non sono mai stati aggiornati: i sistemi di puntamento, il motore, il munizionamento, le corazze sono ferme agli anni Ottanta.

Non solo. Poiché non sono mai stati esportati e sono stati realizzati in un numero limitato, nel corso degli anni i costi per la manutenzione sono saliti alle stelle: i pezzi di ricambio erano serie uniche, quasi artigianali. Tanto che nel 2015 si stimava che per tenere in servizio tutti i duecento Ariete sarebbero serviti più di trenta milioni l’anno: una spesa incompatibile con i bilanci sempre più ridotti. D’altronde i tank non erano una priorità: sono stati usati una sola volta – furono mandati a Nassiriya nel 2004 dopo l’assedio alla sede del governo provvisorio – ed erano troppo pesanti e troppo bellicosi per conciliarsi con le esigenze operative e di immagine delle “missioni di pace” all’estero. Così si è arrivati a ridurre il numero di quelli efficienti, “cannibalizzando” gli altri per prelevare ricambi: nel 2018 ne erano rimasti in linea circa sessanta.

Con la ripresa della tensione internazionale, si è cercato di correre ai ripari, investendo nella manutenzione: i numeri sono tornati sopra cento ed è stato appena varato un programma per rivitalizzarli completamente. Con 980 milioni di euro su 125 Ariete verrà montato un propulsore più potente, un sistema di visori di ultimo tipo, cingoli più larghi, nuove trasmissioni e contromisure difensive. Attualmente il consorzio Cio, composto da Oto Melara e Iveco, sta testando i primi prototipi e la previsione è di terminare il piano nel 2034. Un po’ tardi rispetto allo scenario mondiale creato dall’invasione russa dell’Ucraina, tanto che il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Pietro Serino, due mesi fa in un’intervista a Rid ha ipotizzato l’acquisto di cento Leopard 2 di ultima serie, prelevati dalle riserve tedesche o da un’eventuale riapertura delle catene di montaggio. In tutto l’Occidente oggi nessuno produce carri armati e i disegni per il progetto “europeo” voluto da Francia e Germania sono ancora sulla carta mentre tutti i generali sentono la necessità di ricostruire le panzerdivisionen.

Se questo è l’aspetto tecnico che impedisce all’Italia di offrire tank moderni all’Ucraina, valutazioni politiche sembrano tenerci fuori dal dibattito sulla cessione di altri mezzi corazzati. Nel 1987 infatti l’Esercito aveva 1500 carri armati tra Leopard 1 di concezione tedesca e M60 americani: sono stati tolti dal servizio e allineati in depositi, senza mai demolirli. Di questi, 120 Leopard 1 erano stati aggiornati nel 1996 e sono ancora richiesti sul mercato: almeno cinquanta sono stati esportati e una ventina, originariamente destinati a un Paese sudamericano, da alcuni anni sono fermi nei piazzali dell’industria che doveva revisionarli. Pur essendo datati darebbero ancora un aiuto alla resistenza ucraina, che ha accettato ben volentieri i vetusti T55, risalenti al 1958, donati dalla Slovenia.

Inoltre disponiamo di quattrocento autoblindo “caccia-carri” Centauro: veicoli con otto ruote motrici e un cannone da 105 millimetri, adottati pure da Spagna e Giordania: sono superiori alle AMX RC-10 che Macron sta per consegnare a Kiev. Parte di questi blindati è già nei depositi e tutti saranno sostituiti con 150 nuove Centauro 2, con arma da 120 millimetri e dotazioni elettroniche avanzate, di cui 96 esemplari sono già in costruzione. Cederne alcune dozzine all’Ucraina non andrebbe quindi a intaccare le scarne riserve dell’Esercito e l’ipotesi è circolata più volte negli scorsi mesi, senza mai venire formalizzata: in quel momento, l’Ucraina chiedeva soprattutto cannoni e missili contraerei, adesso le esigenze sono cambiate.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

9 replies

  1. ok alla lista delle manchevolezze delle armi del nostro esercito,
    ma mi domando: se siamo messi così male, perchè mandarli nel pozzo nero dell’Ucraina, che se tutto va bene saranno distrutti, se va male alimenteranno la borsa nera delle armi?

    Piace a 2 people

  2. Che caxxo di articolo in cui tutte le prospettive sono condizionate dalla esigenza di armare l’Ucraina, come se non fosse già armata fino si denti. Ma chi li vuole armare? Nessuno che prema perché si ponga fine a questo massacro e si obblighi Zelensky (che addirittura ha emanato un decreto dittatoriale che stabilisce che il dialogo con il Cremlino è illegale) a sedersi a un tavolo ed a abbandonare atti e atteggiamenti da spregevole bullo di periferia che ostenta il suo paese corrotto e slabbrato come caposaldo della democrazia occidentale? Stiamo freschi!

    "Mi piace"

  3. Sembra quasi che si dispiaccia che non abbiamo armi da inviare.
    Piuttosto ci si dovrebbe dispiacere che si fa strame dell’Articolo 11 della Nostra Costituzione.

    Piace a 1 persona

  4. Siamo a livello dell’america latina degli anni ’70, nemmeno quella attuale, dal momento che abbiamo tutti i mezzi di informazione-propaganda in mano ai padroni che stanno lì esclusivamente per garantire i loro interessi; solo in Sud America si è vista una cosa di questa portata. Un giorno Chavez, dopo anni di tiro a segno a reti unificate, non ne potè più e cominciò a fare un po’ di pulizia, da noi arrivò la notizia del dittatore ma se le parole devono essere queste, a profondere sommessamente il dispiacere per non poter partecipare con i nostri panzer e a propalare la necessità di mettere soldi sulle armi, nelle condizioni in cui siamo, a che mi servono. Cialtroni

    "Mi piace"

  5. L’articolo è di Repubblika, che vi aspettate?

    Comunque.

    1- 980 mln per aggiornare 125 Ariete. Rendetevi conto quanto ce magnano. Ma come, tenere in efficienza questi carri costava 30 mln l’anno per 200 veicoli e adesso se ne pagano quasi 8 per ciascun mezzo ‘aggiornato’?

    2- gli M60 sono stati demoliti o restituiti agli USA. I Leopard, a parte qualcuno tenuto un pò meglio o ceduto ad altre nazioni, sono stati anch’essi demoliti oppure sono a Lenta dove Lenta-mente sono lì ad arrugginire.

    3-una parte delle Centauro, che io sappia, è stata esportata in Giordania.

    4-in effetti un’altra parte delle Centauro si potrebbe mandare in Ucraina, visto che già l’Italia ha mandato artiglierie pesanti trainate e semoventi.

    Sempre nella folle ottica bellicista della stampa di regime, intendo.

    "Mi piace"