Spunta un’altra identità usata da Messina Denaro: ecco come si muoveva in tutta la Sicilia

Perquisite decine di case. In uno dei covi gadget del “Padrino”. Leggeva Baudelaire

(GIUSEPPE LEGATO – INVIATO A PALERMO – lastampa.it) – Se fosse il titolo di un romanzo sarebbe “Uno, nessuno, centomila”, ma era atteso che col passare dei giorni – e con l’incedere dell’indagine sulla cattura di Matteo Messina Denaro – si sarebbe aperto il capitolo di ulteriori alias dell’ex latitante che certo molto prima di utilizzare l’identità di Andrea Bonafede avrà sciorinato chissà quanti nomi e cognomi. È dunque verosimile che in clinica medici e infermieri lo conoscessero come Andrea Bonafede, ma a Campobello di Mazara, il paese in cui ha trascorso almeno tre dei 29 anni di latitanza, avrebbe usato un’altra identità di copertura. E d’altronde per fare una vita quasi normale in un centro di 11 mila abitanti non poteva certo presentarsi con le stesse generalità del vero impiegato di 60 anni di un centro acquatico, che in paese conoscevano in tanti.

Ha l’aria di essere la prima puntata di una lunga saga, ma intanto la posizione di Andrea Bonafede – quello vero – si complica ogni giorno di più. È un fatto che la Giulietta ritrovata sabato dalla polizia, acquistata in contanti da Messina Denaro, era stata fatta intestare alla mamma di Bonafede. C’è la loro conoscenza fin da bambini, la vicinanza delle due famiglie fin dai tempi del padre del latitante e dello zio del suo alias, entrambi mafiosi di rango uniti da battesimi, cresime e comparati. E ancora la cessione della propria identità al boss. Con quella, Messina Denaro ha effettuato gli esami istologici all’ospedale di Mazara del Vallo che hanno confermato la diagnosi di tumore al colon il 17 novembre 2020 e si è recato a lungo alla clinica La Maddalena di Palermo dove è stato arrestato dal Ros, per effettuare i cicli di chemioterapia, ha usufruito del medico di base del suo alter ego. Il vero Bonafede – per sua stessa ammissione di fronte ai pm della Dda di Palermo – ha anche comprato la casa di Campobello di Mazara di via Cb 31/7, ultima, comoda, residenza dell’ex latitante che gli ha consegnato i soldi. E la sua ex compagna ha raccontato che sarebbe stato di fatto obbligato per evitare ritorsioni. Indagato per favoreggiamento, procurata inosservanza della pena e – verosimilmente – per una serie di falsi (in concorso con Messina Denaro), tutti titoli di reato “appesantiti” dall’aggravante mafiosa, Bonafede rischia seriamente l’arresto.

E la luce resta accesa proprio su questo alloggio, dimora da almeno sei mesi di Messina Denaro nel quale il capo della mafia trapanese ha lasciato tracce dei suoi gusti letterari e non solo.

Ora, se lo abbia incuriosito la tragica condizione dell’essere umano in preda alla noia e al dolore non si sa. Come non si può affermare senza tema di smentita se l’elogio del crimine e della dissolutezza lo abbia portato a trovare punti di contatto col suo vissuto o se – infine – l’idea della morte come ultima esperienza possibile abbia innescato una indiretta immedesimazione adesso che è malato e che – pare – non gli resti moltissimo da vivere. Sia come sia è certo che tra le letture preferite dell’innominabile “Iddu”, ci fosse “Les Fleurs du Mal”, “I fiori del male” raccolte di poesie di Charles Baudelaire su amore, malinconia e morte, trittico che l’ex latitante non pagherà certo con un processo per immoralità (come fu per il poeta), ma che molto spiegano, insieme a tutto il resto di un’estetica del male che traccia un solco con i suoi predecessori: Totò Riina e Bernardo Provenzano, bestie immuni dai mezzi – oltre che dagli intenti – anche solo di leggere un capolavoro che anticipò il simbolismo e i poeti maledetti. Letteratura e cinema, iconografia e lusso. Eccolo qui il senso della forma di uno stragista che cerca in un covo di seminare tracce di una contro-etica dove il male non è solo orrore reale. Ma è un film – da qui i quadri di Marlon Brando e Al Pacino ne “Il Padrino” – oppure una poesia che cercò di estrarre bellezza da cose apparentemente oscene.

Dove il male è anche potere e il potere è il simbolo buffo di un magnete attaccato al frigo che recita «Sono io il padrino». O il primo piano di un leone e di una tigre con la bocca sporca di sangue pronta a difendersi da tutto e da tutti, Forse più di tutto questo l’estetica di Messina Denaro è stata ossessione, maniacalità. Della ricerca di un riconoscimento che secondo molti non è mai arrivato «perché si figuri se dopo Riina, i palermitani si facevano comandare da uno straniero, perdipiù un trapanese» si dice nei corridoi degli investigatori. Che intanto a un primo esame delle tracce lasciate da quei telefonini sequestrati al momento dell’arresto pare abbiano riscontrato come Messina Denaro, negli ultimi mesi, si sia mosso anche in altre province al netto di quelle di Trapani e Palermo. Evidentemente lo smartphone non è sempre stato in “modalità aereo”.

4 replies

  1. A questo punto mi pare sia meglio sospendere la lettura delle gesta dell’ intellettuale Messina e… aspettare Sanremo.

    "Mi piace"

  2. Per essere a capo di un’ organizzazione criminale che ha collusioni e complicità con imprenditoria, politica, finanza, attività territoriali regionali, nazionali ed estere , devi essere intelligente, spietato ed intelligente, aspetti che non si escludono. …..neppure la cultura è esclusa, ma deve ricorrere sempre l’ idea che solo i diseredati, ignoranti e privi di intelligenza possano essere delinquenti e commettere crimini. ….è una logica comoda, funzionale ad un sistema che colpisce giuridicamente la manovalanza e non i mandanti, intelligenti, acculturati, socialmente elevati…. mafiosi, seduti nei consigli di amministrazione di società quotate in borsa, imprese, banche, attraverso cui le organizzazioni criminali fanno PIL…..un capo latitante da 30 anni deve essere all’ altezza di questi, non della manovalanza che gestisce insieme a loro! Sorprende che non abbia il loro stesso tenore di vita, pur avendo le stesse possibilità economiche, non il contrario……probabilmente perché la latitanza obbliga a questo, mentre i mandanti possono esibire in assoluta tranquillità. …..il non visto non riguarda solo il capo latitante! Ciò che non deve essere visto, rimane invisibile, attraverso i meccanismi ben spiegati dal commento di Carolina su informazione, dove ognuno ha un ruolo, la parte in commedia da recitare secondo copione. …..Non è informazione, non è conoscenza, è teatro , dove qualcuno deve fare la parte del sorpreso di MMD che legge Baudelaire…..capace che MMD sia in grado di parlare 3 lingue, di leggere e capire un bilancio di imprese e società perché è attraverso queste che rende forte la sua organizzazione. …..ma l’ osso da gettare al cane per la sua distrazione, è il solito superfluo visibile ed eclatante…..altrimenti che distrazione è!

    "Mi piace"

  3. Secondo me se la sta ridendo con tutti i ( finti) covi apparecchiati alla bisogna, pieni di oggetti – rompicapo ad usum Delphini.

    "Mi piace"